Sarri e Higuain, Agnelli c’è: il piano Juve inizia stasera a Baku

Il numero 1 del club bianconero sarà in Azerbaigian per seguire la finale di Europa League tra il Chelsea e l'Arsenal: nel mirino dei campioni d'Italia ci sono due pezzi pregiati dei Blues
Sarri e Higuain, Agnelli c’è: il piano Juve inizia stasera a Baku
Antonio Giordano
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BAKU - Le emozioni, le tensioni, la vigilia, il caos, la lite, una partita che sta per arrivare e un futuro che s’allunga dinnanzi allo sgardo perso d’un uomo che, a un certo punto, si lascia andare: maledizione, ma com’è dura vivere da Maurizio Sarri, in questa Baku che toglie il respiro, con Chelsea-Arsenal che è la più struggente delle sue partite impregnatasi del «veleno» che scorre tra David Luiz e Higuain e scatena il caos, dinnanzi a telecamere che colgono l’attimo e anche ira. Meno uno al fi schio d’inizio, quando si entra nel vortice che fi nisce per inghiottire chiunque, anche l’aria a tratti irrespirabile, perché intorno è stress ed ansia, con un barlume di emozione che sfila via dal campo assieme a Maurizio Sarri, avvolto in se stesso, nelle sue riflessioni che magari sono tormenti tattici e pure esistenziali.

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Ma sì, certo che si gioca, Chlesea-Arsenal, la finale di Europa League, un trono che riscatta una esistenza nel sottoscala del calcio, prima che arrivassero l’Empoli e poi il Napoli e poi adesso compare un indizio che introduce ad un capitolo nuovo di questo romanzone popolare: perché a volte un indizio può essere suffi ciente a costruire una prova: atterra, a Baku, Andrea Agnelli, che diviene la nuova frontiera per la Vecchia Signora, lanciatasi nella zona, nel tridente, in un calcio che sembra voglia essere anche altro, che rischia di diventare rischioso, perché ripetere Allegri non è mica da tutti, che chissà cosa mai sarà... Però sta mutando lo scenario e quando atterrerà quel volo privato, decollato da Torino, e Andrea Agnelli sfi lerà in questa serata scintillante, sarà lecito e umano pensare d’essere in vista d’una rivoluzione (anche) ideologica inaspettata e persino insospettabile.

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FINALE DI EUROPA LEAGUE, C'È TANTA ITALIA

ITALIANS - L’Europa League ha smesso da un bel po’ d’essere la figlia d’un Dio Minore e basta immergersi nell’albo d’oro, spaziare dall’Atletico Madrid all’Atletico Madrid, in questo decennio in cui l’Alta Società ha mostrato i muscoli con il Manchester United, Porto, Siviglia e Chelsea per sospettare che il centro del Mondo sia intorno a Wembley o giù di lì, in questo macrocosmo in cui il made in Italy riesce ad intrufolarsi - e prepotentemente - con Maurizio Sarri, il suo staff , con Jorginho e con Emerson Palmieri, con Zappacosta e con Higuain, con tutto ciò che sa di Bel Paese e che nell’Arsenal ha l’espressione gaia di Sokratis Papastathopouls, la ferocia di Torreira, l’esuberanza di Mustafi e l’irriducibile atletismo di Lichtsteiner, ma anche il richiamo un po’ nostalgico e pieno di rimpianti che impone Pierre Aubameyang, lasciato emigrare troppo in fretta e colpevolmente.

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CHELSEA, LITIGIO DURANTE L'ALLENAMENTO

TENSIONE PIPITA - Poi c’è la parabola del Pipita, che ha conosciuto impennate migliori: e Baku, per Higuain, sa di brusco atterraggio in una dimensione inaspettata, almeno tre anni fa, perché là davanti, al centro del tridente, c’è la massiccia presenza di Giroud, con la sua fi sicità e però - innanzitutto - con i suoi dieci gol. Il principe dei bomber (con Luka Jovic) è inattaccabile, almeno sino a prova contraria.

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E quello è un nervo scoperto per Higuain, che alimenta la tensione quando l’allenamento sta per finire e ne viene fuori un battibecco tra David Luiz e il Pipita, con il cappellino di Sarri che vola in terra, prima di essere persino ciabattato, e rappresenta la diapositiva della fragilità del centravanti e di un ambiente che l’ha dovuto «accettare» e infi ne ne ha subito le negatività.

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