Lazio, chi è Guendouzi: le bravate nel Lorient, l’esplosione nell’Arsenal

Il ritratto e la storia del centrocampista che piace molto ai biancocelesti: "Ringrazierò sempre Emery: diede fiducia a uno di 19 anni"
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Marco Ercole

ROMA - Anni fa, quando era ancora un ragazzino 19enne e giocava nel Lorient, nella seconda divisione francese, Matteo Guendouzi si presentò a colazione nel centro sportivo del club con un abbigliamento decisamente particolare. Il giorno precedente, infatti, la sua squadra - in lotta per la promozione - perse un match importante, per il quale lui non venne nemmeno convocato. Così, per dimostrare tutta la sua "indignazione", decise di arrivare indossando la maglietta dell'Ajaccio, cioè gli avversari di quella partita. Inutile sottolineare che la bravata non fu particolarmente gradita dall'allenatore dell'epoca, Mickaël Landreau. Che però, dopo averlo lasciato in tribuna pure la gara seguente, lo lanciò titolare nelle successive 8. E quel ragazzo ribelle giocò divinamente, trascinando il Lorient e portandolo a un passo dalla promozione.

Guendouzi e l'esperienza all'Arsenal

C'è chi dice che abbia un carattere un po' troppo esuberante, lui invece ritiene semplicemente di essere dotato di una spiccata personalità. Questioni di punti di vista e prospettive differenti, di certo anche grazie a quel suo atteggiamento al termine della stagione arrivò la chiamata dell'Arsenal, che lo portò in Premier League: «Non sono un "bad boy", anzi. Penso però che se vuoi avere successo, devi avere pure una forte personalità. Quella che ti spinge a voler essere sempre il migliore, a voler sempre vincere, a crescere. Questo è quello che ti distingue dagli altri. Ci sono tanti giocatori molto bravi. Alcuni ottimi. Non tutti però sono riusciti a diventare professionisti. E in questi casi la mentalità ha una grossa parte di responsabilità. Il mio carattere e la mia personalità, invece, mi hanno permesso di fare cose molto belle. Se non avessi avuto questo temperamento non avrei mai giocato così tante partite all'Arsenal», ha raccontato tempo fa. E non ha tutti i torti, visto che nei Gunners è diventato subito un titolare, con Emery che ha iniziato a dargli fiducia dal primo momento e gli ha fatto concludere la prima stagione con 48 presenze complessive: «Lo ringrazierò per sempre, all'Arsenal non è semplice dare fiducia a un 19enne. E prima di quella stagione non mi conosceva nessuno».

Oggi al Marsiglia

Con l'arrivo di Arteta, però, per lui è cambiato tutto. I tabloid britannici, nell'estate di 4 anni fa, hanno scritto che dopo una lite con il tecnico lui abbia deciso di andare all'Hertha Berlino: «È vero che non avevamo un grande rapporto, ma ho sempre dato tutto e fatto grandi prestazioni. Semplicemente lui preferiva altri giocatori e ho deciso di andare via, perché a quell'età era importante giocare». Una continuità di rendimento che ha ritrovato a Marsiglia, soprattutto nella prima stagione in Francia. Nella seguente, la scorsa, le presenze sono scese e la società ha deciso di metterlo in vendita. L’Equipe pochi giorni fa ha assicurato che la volontà del club sia di farlo partire subito, ma di non aver ancora ricevuto offerte. Poi però è arrivata la Lazio, a cui un po' più di personalità a centrocampo, in fondo, non guasterebbe di certo. 


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