Sansone esclusivo: "Bologna, mi dispiace. Volevo restare a vita"

Il club rossoblù non gli ha rinnovato il contratto e l'attaccante saluta dopo quattro anni e mezzo: ecco le sue parole
Sansone esclusivo: "Bologna, mi dispiace. Volevo restare a vita"© LAPRESSE
Giorgio Burreddu
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BOLOGNA - A Nicola Sansone diciamo: tranquillo, certi amori non finiscono. Ma oggi è dura per lui mandare giù l’addio da Bologna dopo quattro anni e mezzo, con un’idea di futuro sotto le due torri, con i bimbi, la famiglia, gli amici di «via Castiglione alta: tu scrivi così, loro sanno». Il mondo rossoblù di Sansone è finito, ma perché? «Io e mia moglie immaginavamo la nostra vita qui. Ai bimbi non l’abbiamo ancora detto. Non sarà facile».

Perché non le hanno rinnovato il contratto?
«Io posso andare via a testa alta, ho dato tutto. Soprattutto negli ultimi sei mesi. Sono sincero: mi aspettavo qualcosa, un’offerta, anche con ingaggio ridotto. Non c’era nessun problema. Non voglio fare polemiche, le scelte della società si rispettano e si accettano. Però mi dispiace».

Trattative ce ne sono state?
«Al mio procuratore ho detto sempre: Bologna, noi vogliamo stare qui. Durante l’anno aveva parlato con Sartori, ma non si sapeva ancora nulla. Bisognava aspettare. Verso aprile mi avevano detto che il mister sarebbe venuto a dirci qualcosa, ma non è mai venuto. Non mi ha mai detto nulla. Dopo Lecce io e gli altri siamo stati convocati. Fenucci e il presidente mi hanno ringraziato».

Già altre volte sembrava sul punto di andare via.
«A gennaio era stato Fenucci a farmi rimanere qui, lui ci credeva in me, lui era veramente dalla mia parte. Non voleva che andassi via a gennaio. Aveva parlato con l’allenatore. All’ultimo colloquio era molto dispiaciuto. Fenucci è un uomo vero e serio. E anche il presidente. Erano dispiaciuti, lo leggevo negli occhi».

E Motta, che rapporto avevate?
«Normale, buono. Parlava bene di me, non ho mai avuto nessun problema. Solo che non ci ha detto nulla, era presente quando è stato comunicato l’addio di tutti. Niente polemiche. Solo non mi ha spiegato il motivo».

Si sentiva ancora utile?
«Sì, potevo esserlo ancora».

E si è sentito sottovalutato?
«No, ma forse potevo giocare di più. Le prime cinque, sei partite le ho passate in panchina. I ruoli posso farli tutti. E mi è piaciuto giocare punta. Sarebbe stato meglio giocare con Marko, ma non è mai successo».

Arnautovic è uno che dà tutto?
«Secondo me sì, sempre. Non vuole perdere, ha una mentalità vincente. E gioca anche quando sta male».

Questa società ha davvero voglia di Europa?
«Non lo so, boh. Credo di no. Noi ci abbiamo provato fino all’ultimo, soprattutto quest’anno, soprattutto vista la situazione Juve: ci abbiamo creduto. Magari succederà l’anno prossimo».

Saputo investe abbastanza?
«Saputo è un mio amico. Cioè, con lui ho un buon rapporto. E posso rassicurare tutti: bisogna essere grati, uno come lui non l’ho mai visto. È una persona veramente incredibile».

Cosa c’era nel messaggio Instagram del suo addio?
«Tante emozione, malinconia. L’ho scritto con mia moglie. Sono molto dispiaciuto per i bambini. La piccola era già iscritta a scuola. Immaginavamo la vita qui».

Ha già qualche squadra alla finestra?
«Solo estero, un po’ ovunque: Turchia, Iran, Arabia Saudita. Ma noi vogliamo stare in Italia».

I momenti più duri?
«L’inizio, quando siamo arrivati io e Robi (Soriano ndr). La morte di Mihajlovic è stato un colpo. Ma ci sono stati anche momenti bellissimi».

Quali?
«Essermi ritagliato uno spazio così quest’anno, essere stato decisivo nella seconda stagione».


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