Inter-Arnautovic, è il giorno del sì: si va verso la svolta definitiva

La trattativa si avvia verso la chiusura: l’attaccante austriaco ritorna in nerazzurro
Giorgio Burreddu
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BOLOGNA - Oggi è in programma un meeting, a dire il vero l’ennesimo delle ultime settimane. Servirà a definire ufficialmente l’uscita di Marko Arnautovic dal Bologna. Direzione Inter. Operazione che non arriva ai 10 milioni (8 milioni più alcuni bonus). Il meeting servirà soprattutto a prendere coscienza della realtà. Marko non può più restare in rossoblù, non vuole. L’intermediario italiano del ragazzo, Tiziano Pasquali, ancora ieri diceva: «Non ho nulla da dire». Molte cose aveva però voluto specificarle nelle settimane passate. Per esempio un anno fa diceva che Marko «è rimasto male per quello che è stato scritto su di lui, non ha nessun mal di pancia o alcun malessere verso il club». Ma la verità adesso viene a galla, ed è limpida. A un certo punto il club è stato accerchiato. Da una parte Pasquali, dall’altra il vero agente di Marko (il fratello). E ovviamente Arna. Tutti a spingere, a tempestare di messaggi i dirigenti, Fenucci in testa, per andare via. Passati i vecchi treni Juve, Manchester United, Milan, Roma, il direttissimo per la Milano nerazzurra era troppo incredibile per non salirci davvero.

Un’occasione per Arnautovic

Nel Bologna qualcuno ancora sostiene che se non trovano un sostituto in attacco Marko resterà. Ma lo sanno tutti che ormai la trattativa-Inter è sul binario giusto. Per Marko il club nerazzurro vuol dire troppe cose. In mezzo ci passa una vita. Di certo è l’occasione, a 34 anni, di andarsi a giocare una chance in una vera big. L’Inter giocherà in Europa, la Champions, quella coppa così bella che Marko ha vinto tanti anni fa senza mai giocarla veramente. E poi c’è la nostalgia del passato. Quando arrivò a Milano era solo un nuovo Ibrahimovic, così lo chiamavano. E tutti erano sicuri che sarebbe sbocciato, che sarebbe diventato Arnautovic, che sarebbe sbocciato. Aveva Mou come allenatore, e in squadra c’era Thiago Motta. Ma a 19 anni gli mancava qualcosa e quell’avventura era sempre rimasta un rimpianto. Tredici anni dopo si presenta l’occasione per prendersi San Siro e le sue luci. A Marko il destino sta offrendo una seconda opportunità. Impossibile non coglierla.

La strategia del Bologna

Bologna ha fatto di tutto per tenerselo. Più che un muro, i dirigenti volevano blindarlo. Ma a un certo punto bisogna anche sapersi arrendere. Ancora prima della sfida contro il Cesena il dt Giovanni Sartori diceva in tv: «Marko non è sul mercato». Ineccepibile, ma dietro c’era di più. Cioè Arnautovic, una scheggia impazzita. A Bologna lo portò Walter Sabatini. Una notte ebbe un’intuizione e chiamò i suoi collaboratori: «L’ho trovato. Arnautovic». Da lì cominciò la traversata nel deserto, ma per compiere il prodigio ci vollero mesi. Marko giocava in Cina, una pensione anticipata di lusso che si era pentito di aver accettato. Scelse le due torri per via di Mihajlovic, serbo come una delle sue metà, uno che Marko ha sempre considerato «un padre e un fratello». Ha sempre giocato per lui, anche quando aveva i dolori. Meno lo ha fatto per Thiago Motta. A parte il primo allenamento, che ha consegnato alla memoria la fotografia di un dialogo, tra i due il feeling non è mai scattato. Mai al top, diciamo. Pare che Motta non gradisse gli allenamenti fatti al minimo, soprattutto quello prima della partita. A un certo punto la situazione è diventata irreversibile. Arnautovic lascia Bologna dopo 57 partite e 25 gol. E la 10 sulle spalle.


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