La difesa all'italiana
È risultato particolarmente istruttivo l’intervento di Marquinhos, brasiliano, 31 anni, "ministro della difesa" del Psg, reduce dal successo di Anfield a Liverpool in Champions. Al quesito rivoltogli da Del Piero («dove hai imparato a difendere così bene?») ha offerto una risposta, molto articolata, recitata in un italiano eccellente che nemmeno qualche suo ex collega nato dalle nostre parti è in grado di replicare, e che si può riassumere sotto il titolo "l’importanza della scuola italiana".
Marquinhos e la scuola della difesa italiana
In sintesi Marquinhos, lodato da Costacurta per un intervento prodigioso a un passo dalla porta su van Dijk, capitano dei Reds, ha così spiegato la propria evoluzione: 1) «ho cominciato a capire come difendere alla Roma grazie agli insegnamenti di mister Zeman, quando sono arrivato in Italia proveniente dal calcio brasiliano, avevo una idea molto vaga»; 2) «ho poi affinato la mia preparazione a Parigi giocando per molti anni al fianco di Thiago Silva, brasiliano come me, e anche lui proveniente dal calcio italiano (passato dalla scuola milanista di Max Allegri al Milan a quella successiva di Carlo Ancelotti, ndc)». Ecco allora emergere dietro le quinte della Champions un altro spaccato del calcio italiano finito nel sottoscala e sul quale riflettere.
La perdita degli allievi migliori e la mancanza di insegnanti
Abbiamo avuto una scuola ma negli ultimi anni abbiamo perso gli allievi migliori e soprattutto gli istruttori più capaci. Gigi Cagni, raccontando la sua esperienza a San Benedetto del Tronto con Nedo Sonetti allenatore (e Zenga compagno di squadra), ha raccontato che quando decise di chiudere la carriera giocando da libero, ha dovuto applicarsi per settimane al fine di capire i meccanismi e in particolare i movimenti da fare. Dopo il mondiale del 2006 - avevamo due fuoriclasse del ruolo come Nesta e Cannavaro - nel nostro calcio sono cresciuti e si sono affermati i gemelli juventini Bonucci-Chiellini, considerati da Josè Mourinho i titolari del dicastero calcistico. Da allora è mancato il ricambio generazionale e forse bisognerebbe riflettere più che sulla scuola italiana sulla mancanza di insegnanti. In occasione dell’ultimo doloroso playoff per il mondiale, con Bastoni reduce da infortunio, costretto a giocare in un ruolo che non ha mai ricoperto nell’Inter (perno della difesa a tre), sulla panchina azzurra, accanto al ct Gattuso, mancava uno specialista capace di sostituirlo. E non dimentichiamo che in preparazione della sfida con la Norvegia lo stesso Spalletti aveva addirittura chiesto ad Acerbi di ritornare in Nazionale salvo scoprire all’ultimo giorno utile che l’interessato, ferito nell’orgoglio da una frase di Luciano, avrebbe polemicamente rinunciato alla convocazione.
Matteo Ruggeri, nota lieta della due giorni di Champions
C’è infine una quota di distrazione da segnalare. E anche qui bisogna recuperare una felice annotazione proveniente dal derby spagnolo di Champions tra Atletico e Barcellona. Matteo Ruggeri, 23 anni, è riuscito nell’impresa memorabile di oscurare il talento di Yamal a tal punto da suggerire al giovanotto, durante l’ultima mezz’ora di partita, di cambiare pista e di passare da destra a sinistra, così da non incrociare quell’italiano che era riuscito a non farsi incantare dai suoi tentativi di dribbling. A Zenica, uno come Ruggeri, non sarebbe tornato utile?
