Morata-Juve, si va avanti: i segnali e cosa pensa Alvaro

Lo spagnolo continua a strizzare l’occhio ai bianconeri per un terzo ritorno, Giuntoli gradisce e aspetta
Giorgio Marota

Dicono che la seduzione sia un’arte. Di sicuro è fatta di intese, di flirt più o meno espliciti e anche di messaggi subliminali. Morata ne ha spediti almeno un paio alla Continassa nella notte di Spagna-Italia, con un tempismo notevole. Il primo l’ha sussurrato all’orecchio di Gigi Buffon, capo delegazione azzurro ed ex compagno alla Juve, in un lungo abbraccio consumato al centro del campo, nel pre-partita, affinché tutte le telecamere della Veltins-Arena potessero sintonizzarsi. Il secondo messaggio è stato forse ancor più diretto, almeno per i tifosi bianconeri che hanno l'udito sensibile a certi slogan: «L’importante era vincere. Perché vincere è l’unica cosa che conta». Insomma, avrebbe dovuto solamente aggiungere un «fino alla fine» e poi, probabilmente, Giuntoli sarebbe salito sul primo aereo per Düsseldorf con un contratto da firmare. 

Morata, la rottura con Simeone

Morata, 31 anni, sta vivendo l’Europeo della maturità e della consapevolezza. Con un ruolo da protagonista assoluto nello spogliatoio (è il capitano) e pure in campo. Così, sfruttando forse l’eco mediatica del suo ruolo di leader, nei giorni scorsi ha messo l’Atletico con le spalle al muro: «Sono pronto ad andare via - ha detto - Se leggo che vogliono ingaggiare otto attaccanti allora capisco che non sono la priorità del club. Non posso restare qui e non giocare». Sfogo spontaneo o strappo ragionato? La Juve monitora con attenzione l’evoluzione del caso, consapevole che il ragazzo sarebbe felicisissimo di vestire il bianconero per la terza volta in carriera dopo il biennio 2014-2016 e quello 2020-2022, accettando anche la riduzione di un ingaggio da top player che adesso parte da 5 milioni netti e poi sale con i bonus. Le sue caratteristiche, tra l’altro, coincidono con l’identikit fornito da Thiago Motta per l’attaccante da cercare sul mercato: lo vuole tecnico e di manovra, capace di dialogare con i compagni e con qualità che sappiano sposarsi con quelle di Vlahovic. Zirkzee sarebbe il profilo ideale, ma l'agente chiede una commissione monstre, e anche Morata dopotutto ha il pedigree giusto. Lì davanti, tra l’altro, rischia di crearsi una voragine a causa dell’infortunio di Milik, della probabile partenza di Chiesa e dello status di esubero di Kean. In una stagione con 5 diverse competizioni, un solo centravanti (più Yildiz) non può bastare. 


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Morata, una questione di cuore

La Juve è anche una questione di cuore in casa Morata. «I nostri figli sono juventini dalla testa ai piedi» ha sempre ammesso la moglie Alice Campello. La coppia, che si è innamorata proprio a Torino, ha quattro figli ed Edoardo, il terzo, è nato proprio sotto la Mole. Dopo un prestito biennale, nell’estate del 2022 la Juve decise di non riscattare il cartellino dello spagnolo per ulteriori 35 milioni; oggi invece l’operazione sembra molto più conveniente, almeno sotto il profilo dell’investimento iniziale: nel contratto di Morata c’è infatti una clausola da 12 milioni, cifra che in Italia ha acceso anche i radar di Roma e Milan, in cerca dei successori di Lukaku e Giroud. Giusto un’estate fa, pensate, Alvaro sfiorò l’Inter, «poi però dopo un faccia a faccia con Simeone abbiamo deciso di continuare insieme». Dopo l’Europeo è atteso un altro vertice con il Cholo. Stavolta, però, potrebbe servire solo per dirsi addio.


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Dicono che la seduzione sia un’arte. Di sicuro è fatta di intese, di flirt più o meno espliciti e anche di messaggi subliminali. Morata ne ha spediti almeno un paio alla Continassa nella notte di Spagna-Italia, con un tempismo notevole. Il primo l’ha sussurrato all’orecchio di Gigi Buffon, capo delegazione azzurro ed ex compagno alla Juve, in un lungo abbraccio consumato al centro del campo, nel pre-partita, affinché tutte le telecamere della Veltins-Arena potessero sintonizzarsi. Il secondo messaggio è stato forse ancor più diretto, almeno per i tifosi bianconeri che hanno l'udito sensibile a certi slogan: «L’importante era vincere. Perché vincere è l’unica cosa che conta». Insomma, avrebbe dovuto solamente aggiungere un «fino alla fine» e poi, probabilmente, Giuntoli sarebbe salito sul primo aereo per Düsseldorf con un contratto da firmare. 

Morata, la rottura con Simeone

Morata, 31 anni, sta vivendo l’Europeo della maturità e della consapevolezza. Con un ruolo da protagonista assoluto nello spogliatoio (è il capitano) e pure in campo. Così, sfruttando forse l’eco mediatica del suo ruolo di leader, nei giorni scorsi ha messo l’Atletico con le spalle al muro: «Sono pronto ad andare via - ha detto - Se leggo che vogliono ingaggiare otto attaccanti allora capisco che non sono la priorità del club. Non posso restare qui e non giocare». Sfogo spontaneo o strappo ragionato? La Juve monitora con attenzione l’evoluzione del caso, consapevole che il ragazzo sarebbe felicisissimo di vestire il bianconero per la terza volta in carriera dopo il biennio 2014-2016 e quello 2020-2022, accettando anche la riduzione di un ingaggio da top player che adesso parte da 5 milioni netti e poi sale con i bonus. Le sue caratteristiche, tra l’altro, coincidono con l’identikit fornito da Thiago Motta per l’attaccante da cercare sul mercato: lo vuole tecnico e di manovra, capace di dialogare con i compagni e con qualità che sappiano sposarsi con quelle di Vlahovic. Zirkzee sarebbe il profilo ideale, ma l'agente chiede una commissione monstre, e anche Morata dopotutto ha il pedigree giusto. Lì davanti, tra l’altro, rischia di crearsi una voragine a causa dell’infortunio di Milik, della probabile partenza di Chiesa e dello status di esubero di Kean. In una stagione con 5 diverse competizioni, un solo centravanti (più Yildiz) non può bastare. 


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