Cappioli: "Quella con il Milan fu una notte magica"

Massimiliano Cappioli racconta la rete ai rossoneri e i suoi anni nella Capitale
Cappioli: "Quella con il Milan fu una notte magica"
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Tre anni in Paradiso. Il titolo del film sulla carriera di Massimiliano Cappioli probabilmente sarebbe questo. Romano e romanista verace, figlio di un macellaio di Ostia, l’ex centrocampista valorizzato da Ranieri e Mazzone ha coronato il sogno di vestire la maglia giallorossa tra il 1993 e il 1996 dopo essere cresciuto nelle giovanili di Trigoria. Il grande calcio lo ha conosciuto a Cagliari dove ha conquistato la storica qualificazione in Coppa Uefa risultando uno dei mi- gliori giocatori di rendimento di tutta la Serie A. Franco Sensi lo portò alla Roma per 5 miliardi su indicazione di Mazzone. E furono tre anni intensi fino all’epilogo amaro con Carlos Bianchi. In giallorosso Cappioli, oggi 53 anni, segnò 15 reti in 90 partite di campionato. Tre sono da ricordare: quella al derby nello storico 3-0, quella del pari per 2-2 a Milano contro l’Inter e ovviamente il gol al Milan dei Campioni. Lo sorprendiamo sulla Cristoforo Colombo «perché in giorni così non si può non andare al mare di Roma». Ovvero Ostia.

Vive da anni a Bali, come mai la troviamo in Italia? «Colpa del Covid, sono rientrato dopo il lockdown e visti i tempi me ne sto un po’ a casetta. Ma col sole di Roma di questi giorni non cambia molto».

Iniziamo da quel gol e da quella partita in un anno diffcile. Azione avviata da Totti, assist di Balbo e poi sbuca quel numero 19. Che ricordi ha di quella sera? «Io sbucavo spesso, mi piaceva inserirmi da dietro che poi è ciò che avviene poco nella Roma di oggi. Ricordo tutto a memoria, è stata una serata magica. Rubo palla a centrocampo poi servo Balbo che la dà a Totti, io nel frattempo corro in mezzo e Abel mi trova puntuale. Ho un ricordo agrodolce di quella notte perché è stata una delle mie ultime partite con la maglia che amavo prima di andare all’Udinese a gennaio».

Come mai è andato via? «Colpa di quell’allenatore argentino (Carlos Bianchi, ndr). Non avevamo un bel rapporto e mi ha venduto. Pensa che voleva dare via pure Totti. Ha portato la Roma sull’orlo della retrocessione. Peccato perché con Zeman l’anno dopo avrei potuto segnare un sacco di gol. L’ho incontrato da avversario quando era a Foggia e a lui piacevo come giocatore».

In quella partita brillò forte per la prima volta la stella di Totti ma c’erano anche Baggio, Maldini, Aldair, Weah. Se pensa alla Serie A di oggi... «Mi viene da ridere. Una volta la Coppa dei Campioni la giocavano i campioni veri. Oggi la Champions è solo un torneo per fare soldi, uno come me avrebbe giocato 100 partite di Champions. Eravamo dei privilegiati, figurati che io ho detto no alla Premier senza nemmeno pensarci. La SerieA era il top del top e poi la Nazionale...».

In cui ha giocato poco... «Ma perché mica chiamavano i giocatori della Serie B come adesso. All’epoca c’erano i bloc- chi Milan, Juve e Inter. Ci andavano solo i migliori, oggi i giovani sono troppo pompati e quando falliscono si prendono colpe non loro. Dopo il 2006 non ci sono stati più veri campioni in Italia».

A Usa ’94 però poteva andare... «Diciamo che il Mondiale del 1994 lo potevo fare, colpa della mia testa va’. Dicevano che andavo in giro la sera, ma non era vero io pensavo solo a giocare a pallone. Ma non rimpiango niente».

E poi c’erano i tifosi della Roma, come lo era lei. Si soffre di più da giocatore o tifoso? «Da tifoso, perchè pure da giocatore uno come me la sentiva come uno della Sud. Il problema è che il giocatore smette ma il tifoso no. E ancora oggi soffro un sacco».

Da un 3-0 all’altro: il gol al derby, in quel derby. In che posizione lo mette tra i giorni più belli della sua vita? «Al primo posto. E' stato il giorno più emozionante della mia vita. Lo sognavo da bambino e si è avverato 26 anni dopo proprio sotto la curva. Ricordo lo stadio strapieno, venivamo da tanti derby noiosi e tutta Italia ci dava per spacciati contro la Lazio. E' stato il mio giorno perfetto, e chi se lo scorda più. Potevo pure smettere il giorno dopo».

Che poi alla Lazio segnava spesso pure con altre maglie... «Sì, devo dire che mi piaceva parecchio, è stata la squadra a cui ho fatto più male pure con Cagliari e Udinese».

Il ricordo piu? brutto invece? «Quando siamo usciti con lo Slavia Praga in Coppa Uefa. Avevamo fatto una rimonta pazzesca, non la rivedo o mi sento male».

Mi dica la verità, dopo Perugia-Juve e lo scudetto alla Lazio, te e Mazzone che vi siete detti? «Sul tabellone dell’Olimpico era comparso che avevo segnato io e non Calori, ma lo hanno fatto apposta per farli godere di più. Io stavo in panchina, credo sia stato l’unico match in cui non ho messo piede in campo. Era una partita che non potevamo gio- care senza nerbo. L’anno prima il Milan vinse lo scudetto all’ultima giornata a Perugia proprio a discapito della Lazio. Tutti dicevano che Gaucci se l’era venduta, quindi dovevamo dare il massimo. Noi l’abbiamo dato e la Juve no, poi c’è stata l’interruzione e tutti i tifosi della Lazio all’Olimpico. E' stata una tragedia, al ritorno per Roma sull’autostrada ci veniva da piangere».

Ranieri e Mazzone, due allenatori che le hanno dato tanto. Che hanno in comune? «Sono due conoscitori di calcio nel pieno senso del termine. Capiscono quando un calciatore è pronto e cosa può dare. E poi hanno un’altra dote in comune: la passione e l’amore vero per questo sport. Ranieri già nel 1988 era preparato come ora, ci faceva vedere tutte le partite per conoscere gli avversari a memoria. Non ce la facevamo più. Col Cagliari abbiamo fatto grandissimi risultati con entrambi. Siamo partiti dalla Serie C e siamo arrivati in Coppa Uefa, quella vera».

Ha visto crescere Totti, se lo aspettava cosi? forte? «Si vedeva subito, faceva delle cose in allenamento che re- stavamo a bocca aperta. Era un pischello all’epoca e lo abbiamo messo sulla buona strada. A parte gli scherzi oggi servirebbe uno così pure da dirigente. Alla Roma manca senso di appartenenza. Dopo un derby perso 3-0 noi non dormivamo per un mese, oggi fanno i post sui social. Pensa che nel 1993 c’erano presidente, allenatore e capitano romanisti».

Totti a parte, qual è il compagno più forte con cui ha giocato? «Ne dico due: il primo è Aldair. Uno dei 5 difensori più forti della storia del calcio, lo metto insieme a Baresi, Nesta, Beckenbauer e Scirea. Poi al Cagliari ho giocato con uno che ha vinto tre palloni d’oro sudamericani».

Francescoli? «Esatto, ma ti rendi conto. In una squadra come il Cagliari giocava uno come Francescoli. Oggi sarebbe il titolare inamovibile della Juve, un fenomeno».

Roma-Milan, due sorprese della Serie A. Chi arriva meglio? «E' una partitaccia perché è vero che il Milan sta passando una minicrisi ma gioca davvero bene e ha Ibrahimovic che fa la differenza».

Recentemente ha detto di aver esaudito due sogni: segnare al derby e vivere su un’isola come Bali. C’è un terzo? «No, li ho esauditi tutti. Il calcio lo seguo solo da tifoso, ho dato tanto e mi voglio rilassare. E poi dopo quel gol al derby a me non serve altro».

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