Gnonto e gli altri 5 deb: Mancini ha coraggio. Altri tecnici di A hanno fifa

In un colpo solo il ct ha lanciato 6 esordienti in azzurro: oltre a Willy, Cancellieri, Ricci, Frattesi, Pobega, Dimarco, gettando le basi della nuova Nazionale e consapevole che questo sia stato soltanto il primo passo. Una lezione per molti colleghi del massimo campionato che snobbano i giovani italiani
Gnonto© LAPRESSE
3 min
Xavier Jacobelli
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Wilfried Gnonto ha esordito in Nazionale il 4 giugno 2022 all'età di 18 anni, 5 mesi e 29 giorni, senza mai avere giocato un minuto in Serie A. Nicolò Zaniolo ha debuttato in Nazionale il 23 marzo 2019, all'età di 19 anni 8 mesi e 17 giorni , dopo essere stato convocato per la prima volta da Mancini quando aveva 19 anni e 2 mesi, pur non avendo ancora giocato un minuto in una gara ufficiale della Roma in campionato, quarto giocatore nella storia della Nazionale a vivere questa esperienza (gli altri sono stati Costantino, Maccarone e Verratti).

Età media 24, 2

Oltre a Gnonto, protagonista assoluto del pareggio con la Germania, il ct ha fatto esordire in azzurro altri 5 giocatori in un colpo solo, stabilendo un nuovo record nell'arco della sua gestione (31 vittorie, 14 pareggi, 5 sconfitte, 106 gol fatti, 30 subiti, secondo media punti di sempre dopo Vittorio Pozzo): Matteo Federico Cancellieri, 20 anni; Samuele Ricci, 20 anni; Davide Frattesi, 22 anni; Tommaso Pobega, 22 anni; Federico Dimarco, 24 anni. Il sorriso e la gioia di Willy hanno illuminato la notte del Dall'Ara. Al fischio finale di Jovanovic, l'età media della Nazionale è stata di 24,2 anni, con due soli ultratrentenni in campo: il capitano Florenzi, 31 anni e il difensore Acerbi, 34 anni, l'uno e l'altro protagonisti di una prova brillante.

Don Abbondio

Nel capitolo XXV dei Promessi Sposi, Don Abbondio confessa al cardinale Federico Borromeo: "Certo, il coraggio, uno, se non ce l'ha mica se lo può dare". Ecco, qui sta il punto, nel momento in cui Mancini fa largo ai giovani per ricostruire la Nazionale dopo la conquista del titolo europeo, inseguito per 53 anni e seguito dalla seconda, consecutiva eliminazione nella corsa ai Mondiali. Mancini di coraggio ne ha da vendere. Per fortuna, egli ha deciso di rimanere dopo la nefasta notte macedone di Palermo, ad onta dei ct del Bar Web che ne chiedevano le dimissioni. Ce l'hanno questo coraggio molti altri allenatori della Serie A che nell'ultima edizione ha registrato una presenza media del 63,7 per cento di stranieri? E, risalendo la catena, ce l'hanno quei presidenti e quei ds che spendono e spandono sul mercato estero non per ingaggiare giocatori di qualità, quanto mai necessari, ma spesso carneadi che non lasciano traccia? Per non dire di alcuni settori giovanili, inflazionati da scelte totalmente controproducenti che danneggiano tutte le Nazionali, dalla minore alla maggiore. Mancini sa che a Bolognma ha compiuto solo il primo passo e che il cammino davanti a lui e alla Nazionale sarà lungo e lastricato di ostacoli. Ma lo guida Seneca: non è perché le cose sono difficili che non osiamo, è perché non osiamo che sono difficili. In Serie A urgono emuli del ct.


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