Baldini: "Non ho il curriculum per fare il ct. Italia fuori dai Mondiali? Calcio in mano a dirigenti che pensano ai propri interessi"
Niente giri di parole. Il ct azzurro, Silvio Baldini, nel corso di una conferenza stampa a Coverciano in vista delle amichevoli contro Lussemburgo e Grecia, previste per il 3 e 7 giugno, ha parlato del sistema calcio in Italia e della mancata qualificazione al Mondiale: "Il calcio italiano è in mano a dei dirigenti che pensano ai propri interessi e non alla crescita del gioco del calcio. Si punta a fare mercato con giocatori anziani e non coi giovani perché questo aiuta a fare i propri interessi. Non mi devo nascondere, sono cose che ho sempre detto. Alcune persone le chiamo 'lestofanti'. Spesso questi hanno in mano le redini di questo gioco. Finché non avremo dirigenti seri sarà un problema. L'unico modo per fare esperienza è scendere in campo: se un calciatore gioca poco, il suo potenziale resta bloccato. Il vero nodo cruciale non sono le nazionali giovanili, che anzi ottengono ottimi risultati, ma la transizione verso la nazionale maggiore. Il problema non dipende dalla Federazione, bensì dalle scelte dei club. Che senso ha tesserare un giocatore di 39 anni anziché valorizzare un giovane del proprio vivaio? Finché i club italiani non saranno guidati da dirigenze lungimiranti e serie, la situazione non cambierà".
Questo approccio influisce direttamente anche sul ritmo di gioco, che in Italia è troppo lento. I giovani portano con sé dinamismo, velocità ed entusiasmo; i calciatori più esperti, al contrario, tendono a gestire le energie e ad aggredire meno l'avversario. A parole si parla di rinnovamento, ma nei fatti si preferisce ancora un calcio fatto di linee strette e densità difensiva, utile solo a tirare il fiato. È una tattica che può bastare contro avversari mediocri, ma che mostra tutti i suoi limiti non appena il livello della competizione si alza".