Maradona, anatomia di un delitto

Le ultime ore di Diego nella ricostruzione di 15 mesi di indagini: otto persone tra medici, psichiatri e infermieri rinviate a giudizio con l'accusa di omicidio colposo
Maradona, anatomia di un delitto
Fabio Tarantino
5 min

Aveva sessant’anni, compiuti da meno di un mese, quando si è spento all’improvviso. Diego Armando Maradona è morto il 25 novembre 2020 in un appartamento di Dique Luján, Tigre, a pochi passi da Buenos Aires, a causa di un arresto cardiaco e di un edema polmonare. Era convalescente dopo un delicato intervento per rimuovere l’ematoma subdurale, un accumulo di sangue tra cervello e cranio, nel lato sinistro della testa. Le sue condizioni erano precarie da giorni ma nulla lasciava presagire il triste epilogo. Le indagini, durate quindici mesi, hanno portato a otto rinvii a giudizio per omicidio colposo. Maradona, secondo la perizia medica, è morto per comportamento negligente da parte del personale medico che l’aveva in cura. Si è spento, Diego, da solo, lontano dagli affetti, in una stanza angusta, abbandonato mentre aveva bisogno di cure e assistenze. Poteva essere salvato se solo avesse ricevuto le attenzioni necessarie durante la convalescenza.

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La morte

“Maradona è morto”: il 25 novembre 2020 dall’Argentina la notizia rimbalza subito in Italia. Nessuno vuole crederci, ma le fonti sono autorevoli. Si è spento El Pibe de Oro all’età di 60 anni. I risultati preliminari dell’autopsia rivelarono che la causa della morte fu “insufficienza cardiaca acuta in un paziente con cardiomiopatia dilatativa”. Le condizioni dell’argentino erano già critiche dopo l’intervento alla testa subito nei giorni precedenti ma, come chiarito dalle successive indagini, il decesso è dipeso dalle cure mai avute, dalle condizioni in cui era stato costretto a vivere gli ultimi giorni della sua vita, distante anche dai figli e dagli eredi che nel corso dei mesi successivi hanno portato avanti una battaglia legale riuscendo a ottenere la «verità oggettiva» sulla morte di Maradona.

Cosa emerse

Con una nota ufficiale gli eredi di Diego, la moglie storica Claudia Villafane con i figli, firmarono un documento dettagliato coi passaggi più significativi sulla morte ottenuti col lavoro della Procura del Comune di La Plata e di San Isidro. Dalla fine di luglio 2020, gli imputati (tra questi anche il suo medico di famiglia, Leopoldo Luque, e la psichiatra Agustina Cosachov) «ridussero Maradona a una condizione di servitù, limitando i suoi contati con la famiglia, gli amici e i parenti, sia di persona che telefonicamente, fornendogli alcol, droghe e marijuana, e manipolandolo psicologicamente con diversi gadget, con lo scopo di tenerlo sotto il loro potere, per beneficiare economicamente del reddito generato attorno alla sua figura».

Il processo

In primavera, dopo quindici mesi di indagini, la svolta: otto rinvii a giudizio per omicidio colposo. Maradona, secondo quanto stabilito dalla perizia medica, morì per comportamento negligente da parte del personale medico che l’aveva in cura. I pm Laura Capra, Patricio Ferrari e Cosme Iribarren si sono basati sul rapporto della commissione medica convocata dalle autorità giudiziarie per valutare l’assistenza sanitaria - ritenuta inadeguata, carente e sconsiderata - nei giorni che hanno preceduto la morte di Maradona. Oltre al medico Luque e alla psichiatra Cosachov, nell’elenco dei rinvii a giudizio anche lo psicologo Carlos Díaz, il coordinatore medico Nancy Forlini, il coordinatore infermieristico Mariano Perroni, gli infermieri Ricardo Almirón e Dahiana Madrid, il medico clinico Pedro Pablo Di Spagna.

Conclusioni

Maradona è stato abbandonato al suo destino. Ha vissuto l’ultimo mese, novembre, tra ospedali e scarso sostegno, cure insufficienti, quelle mai adeguatamente ricevute dopo la delicata operazione alla testa. Il luogo dove Diego è morto è stato descritto da tutti come stretto, angusto, con arredo spartano, essenziale. Necessitava di altre attenzioni, Maradona, e di un’assistenza costante, ventiquattro ore al giorno, e magari anche della presenza dei familiari, dei figli, che lo hanno visto l’ultima volta molti giorni prima del decesso. Sono ancora tante le domande senza risposta sulla morte di un personaggio venerato da tutti ma rimasto improvvisamente solo nel momento del bisogno.


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