Alvarez, l'ambasciatore di Calchin

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Alvarez, l'ambasciatore di Calchin© Getty Images
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Stefano Chioffi
TagsAlvarezargentinaMondiali 2022
Il sindaco di Calchín ha origini italiane, si chiama Claudio Gorgerino, fa il veterinario ed è un tifoso del River Plate. Amministra un piccolo paese: 3.000 abitanti, 1.165 case, agricoltura e allevamento di bovini. Nei cartelli stradali di benvenuto, sulla Route 13, ha scelto l’immagine del calciatore più famoso della sua comunità: “La tierra de Julian Alvarez”. Centravanti dell’Argentina e del Manchester City: il monumento di Calchín, dipartimento di Rio Segundo, provincia di Cordoba, ai piedi della catena montuosa delle Sierras Chicas. Alvarez è la stella cometa di questa località. Il Mondiale in Qatar si vive nelle piazze e tra i tavoli della caffetteria Adelina, gestito da Héctor Rubén Costamagna, al numero 135 dell’Avenida Santa Teresa: schermi giganti per sognare con la Seleccion e pregare che Julian riesca a baciare quella Coppa come Maradona nel 1986. Il suo gol alla Polonia ha chiuso in cassaforte la qualificazione agli ottavi della nazionale di Scaloni. Chi arriva a Calchín si trova davanti il poster di Alvarez mentre segna e festeggia con le braccia larghe. È la faccia di questo ragazzo a dare il benvenuto alle persone in viaggio e ai turisti. Qui si conoscono tutti: dal “cartero”, il postino, Fabián Dominici, alla maestra Griselda Arnaudo dell’Instituto Rivera Indarte, l’insegnante di Julian, come ha raccontato il giornale Olé. La famiglia abita a pochi metri dal campo di calcio: papà Gustavo, mamma Mariana, i fratelli Raphael e Agustin, la nonna Tite. Marcelo Gallardo lo ha lanciato nel River Plate: insieme hanno vinto la Libertadores, la Recopa Sudamericana e la Superliga, grazie ai diciotto gol dell’attaccante, capocannoniere del torneo nel 2021, prima che volasse nella scorsa estate a Manchester. Allo stadio Monumental lo chiamavano l’Uomo Ragno, “el hombre araña”.
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Ha ventidue anni, ha firmato con il City fino al 2028. Il manager è Fernando Hidalgo: gestiva Salas, Crespo e Veron. Alvarez ha stregato Guardiola per la sua modernità: gol da prima punta e invenzioni da trequartista. Un metro e 73, destro naturale, stile e rapidità. Abita a Bradford-with-Beswick, vicino al training center del Manchester City. A Buenos Aires viveva nel quartiere Belgrano. Ha iniziato nella scuola calcio “Futura Estrellita” e nell’Atletico Calchín del presidente Raul Molina. Il primo allenatore è stato Hugo Rafael Varas, che lavora nel settore della distribuzione. Si scrivono spesso su whatsapp, Alvarez gli ha regalato una Renault Kangoo. L’Europa era nel suo libro della vita. A undici anni fu scoperto dal Real Madrid dopo una tripletta al Defensores de Pilar. A segnalarlo ai dirigenti era stato Piero Foglia, manager del Deportivo Atalaya. Tre settimane nel college del Real, due gol nel torneo Peralanda, vinto contro il Betis Siviglia. Era aprile del 2011, ma aveva nostalgia di Calchín e così lasciò Madrid. Il diploma sui banchi del liceo “Domingo Faustino Sarmiento”, il provino a Ezeiza per entrare nel vivaio del River Plate, i consigli di Hidalgo e del collaboratore Sergio Diaz. E adesso il City e la Seleccion, senza mai dimenticare Calchín, che lo ha scelto come ambasciatore. 
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