El Aynaoui, il padre svela un retroscena: "La dieta serrata, quel problema al ginocchio e la felicità per la Champions con la Roma"
Dice suo padre che Neil El Aynaoui in questi giorni è al settimo cielo. La qualificazione Champions conquistata con la Roma, il Mondiale da giocare con il Marocco, gli enormi apprezzamenti dei media di mezza Europa: il centrocampista è felice, suo papà ancora di più. Il portale belga "Rtbf" lo ha incontrato qualche giorno fa a Parigi, al Roland Garros: Younès El Aynaoui, ex tennista arrivato al numero 14 ATP, era lì per il torneo ma, ammette: "La priorità adesso è mio figlio". E, allora, eccolo Neil, 25 anni da compiere a luglio, 34 partite con la Roma, in mezzo la Coppa D'Africa prima persa poi no. Vinta, forse, in quell'enorme disastro che è stata Marocco - Senegal. L'ultimo anno è stato particolarmente intenso ma il ragazzo ha tenuto duro, soprattutto nei momenti più complicati. Come svela proprio suo padre: "Sono molto orgoglioso di quello che sta facendo ora. Ma conosco anche l'altro lato dello sport professionistico: gli infortuni, i disaccordi con gli allenatori, i momenti in cui si viene messi in panchina. Dall'esterno, tutto può sembrare perfetto, ma si ha sempre un po' paura che tutto possa finire. Neil ha già avuto degli infortuni seri. Nella finale della Coppa d'Africa, si è procurato un taglio sopra l'occhio, ma se l'è cavata. Però ha avuto anche fratture al naso e problemi al ginocchio. Siamo orgogliosi di lui, ma allo stadio siamo sempre un po' preoccupati, sperando che non gli succeda niente di male". Adesso, però, solo pensieri positivi: "Per lui era importante giocare per la nazionale marocchina, ma non come riserva. Voleva giocare in un grande club e affermarsi subito con il Marocco. Sa cosa sta facendo, sa cosa vuole, voleva essere paziente e poi fare un grande esordio, ed è esattamente quello che ha fatto. Ha giocato le sue prime partite poco prima della Coppa d'Africa. Poi, è stato un titolare fisso per tutto il torneo. Ora ha gli occhi puntati sui Mondiali, a partire dalla partita contro il Brasile. È davvero molto felice. Inoltre, la Roma è arrivata terza in campionato e potrà partecipare alla Champions League la prossima stagione. Tutto sta andando bene. Incrociamo le dita affinché continui così". Dedito al calcio, El Aynaoui vive in Italia con la fidanzata e una parte di famiglia, come è stato reso noto quando è stato rapinato nella sua villa di Casal Palocco. Altro episodio da dimenticare. Questo, però, non lo ha distolto dal suo impegno: "Da piccolo - racconta ancora suo padre - gli ho parlato spesso di alimentazione. Gli ho spiegato bene che per diventare un atleta è necessaria una dieta specifica. Purtroppo, sappiamo che al giorno d'oggi ci sono troppe tentazioni; la gente non ha più tempo per mangiare correttamente. Mangiamo quello che capita a tiro, mangiamo di fretta. Ho insistito molto sul fatto che una buona alimentazione può prevenire gli infortuni e aiutarlo davvero a migliorare. Per quanto riguarda la tecnica calcistica, non ne so molto. Lascio questo agli allenatori. Ma posso aiutarlo con il sonno, lo stile di vita e soprattutto l'alimentazione. Credo che questo abbia influenzato anche suo fratello maggiore, che è uno chef".
El Aynaoui e i rigori, cosa ha detto il padre
Dalla cucina al campo: El Aynaoui senior parla anche della personalità del figlio che, in semifinale di Coppa d'Africa, ha voluto calciare il primo rigore: "Direi che è spericolato. Credo che i rigori siano davvero una questione di fortuna, perché bisogna scegliere da che parte tirare, e anche il portiere fa la sua scelta. Ha sbagliato un rigore per la prima volta di recente, in un'amichevole con il Marocco. Ma poi l'ha segnato. Si è offerto volontario. Quando ha visto che gli altri giocatori non sembravano molto propensi a tirarlo, è andato dall'allenatore e ha detto che voleva farlo lui. È una fortuna che l'abbia trasformato, perché sbagliare può avere conseguenze durature. Soprattutto per un giovane giocatore. Abbiamo visto il rigore sbagliato da Brahim Diaz in finale. Credo che ci penserà a lungo. Neil è considerato un combattente da tutti, compresi i suoi allenatori. Direi che è persino peggio di me. Lo si vede in campo: se sbaglia, diventa subito aggressivo perché è deluso di aver commesso un errore. Ed è proprio questo che lo rende così forte. Sa cosa vuole, è testardo. Ed è vero che è competitivo in tutto ciò che fa. Anche quando gioca a tennis con i fratelli o alla PlayStation, vuole vincere. E se le cose non vanno come vorrebbe, si imbroncia". Forse anche per questo, nonostante le inevitabili difficoltà del primo anno in Italia, non ha mai tirato indietro la gamba. Gasperini lo aspetta, ma prima c'è il Mondiale.
