Serie A, Rizzoli: «L'anno prossimo parleremo anche noi»

L'arbitro bolognese: «Sì a tecnologia, no a moviola in campo»
© Getty Images

ROMA - "Il termine moviola lo amo poco, se invece parliamo di tecnologia è già meglio": così l'arbitro Nicola Rizzoli ospite di Radio Anch'Io Sport su Radio Uno. "Oggi - ha detto il fischietto bolognese, per due anni di seguito miglior arbitro del mondo - siamo negli anni in cui un giudice di gara ha a che fare con 20-30 telecamere e quindi direi che è una competizione impari per non essere screditati in qualche decisione e quindi qualche passo è necessario".

Fiorentina-Juventus, i disastri di Tagliavento
Guarda la gallery
Fiorentina-Juventus, i disastri di Tagliavento
Con qualche distinguo, aggiunge Rizzoli: "Se questo verrà fatto con intelligenza, senza snaturare la filosofia del gioco del calcio, allora mi trova d'accordo. Fermare il gioco per qualche secondo per avere l'avallo della tecnologia va bene, ma se si arrivasse nel corso di una gara qualche minuto di sospensione allora non sarei d'accordo perchè si snaturerebbe il gioco. Nel calcio conta l'oggettività più che la soggettività. Per quello spero e mi auguro che le partite non durino più a lungo".

KEITA COME BONUCCI - Con Keita ieri, come Bonucci allora, l'arbitro Nicola Rizzoli ritiene di aver avuto il miglior comportamento possibile, col distinguo che il giocatore bianconero "è stato ammonito perchè ha protestato, mentre ieri il calciatore biancoceleste no, perché è stato assolutamente tranquillo". Ospite di Radio Anch'Io Sport su Radio Uno, il fischietto bolognese ha lamentato che "si è parlato pure troppo di quell'episodio", aggiungendo che a suo parere bisognerebbe tornare alle origini, quando solo al capitano della squadra era permesso avvicinare l'arbitro: "Un po' di nostalgia di quei tempi ce l'ho - ammette - Il capitano deve riprendersi quell' autorità che gli spetta. Sarebbe bello reinstaurare il rapporto tra capitano, che è il rappresentante della squadra, e l'arbitro, mentre vanno assolutamente tenuti lontano i calciatori. Poi, ovvio, conta sempre il modo. Ecco perchè Bonucci, che si era avvicinato in modo più vibrante, è stato ammonito, e Keita invece no". L'episodio del derby di Torino comunque "non mi ha assolutamente demoralizzato. Però sono d'accordo che l'arbitro non deve farsi avvicinare troppo ma ci nono situazioni e situazioni. Se uno guarda i filmati si rende conto che non c'è stato alcun tipo di contatto. Ieri ad esempio Keita (durante Sampdoria-Lazio, ndr) era assolutamente e immobile e si è avvicinato solo per chiedere spiegazioni, senza dimenticare che ci troviamo sempre in uno stadio dove per il clamore del tifo a volte fa sentire davvero poco. Comunque - chiude Rizzoli - anzichè utilizzare una fotografia è sempre meglio guardare un filmato per vedere come è andata".

PRONTI A PARLARE - "Dall'anno prossimo penso che ci sarà una prima sperimentazione, con gli arbitri che potranno parlare nel dopo gara": a dirlo è Nicola Rizzoli, 'principe'' dei fischietti italiani, ospite di Radio Anch'Io Sport su Radio Uno. "Penso che quel giorno arriverà presto - ha ammesso Rizzoli, confermando quanto già anticipato dal presidente dell'Aia, Marcello Nicchi - È nelle mire del nostro presidente e forse l'anno venturo ci sarà una prima prova, magari solo per qualche partite, non tutte, per cercare di avviare un dialogo post partita. Vediamo se ci sarà predisposizione ad ascoltarci, se questo avverrà con intelligenza magari si potrà davvero dare una svolta e far si che gli arbitri possano cominciare a parlare dopo una partite, anche se parlare dopo alcuni match delicati e dove la risonanza del tifo e mediatica è più forte diventa difficile".

BRACCIO GABI - Il braccio di Gabi era chiaramente dentro l'area e col senno del poi anche Nicola Rizzoli, l'arbitro della semifinale di ritorno di Atletico Madrid-Barcellona che ha suscitato mille polemiche per il mancato rigore ai blaugrana al 93' (Rizzoli ha fischiato solo un fallo dal limite mandando su tutte le furie i catalani), lo riconosce. "Probabilmente con l'ausilio della tecnologia in pochi secondi si sarebbe arrivati ad una più esatta valutazione - spiega il fischietto bolognese, ospite di Radio Anch'Io Sport - A volte non si possono cogliere tutti gli elementi in modo oggettivo".
Sampdoria-Lazio 2-1, l'ex Diakité condanna i biancocelesti
Guarda la gallery
Sampdoria-Lazio 2-1, l'ex Diakité condanna i biancocelesti
 "Al raduno dell'Uefa - aggiunge - ho parlato col mio collega spagnolo e lui mi ha detto che la polemica è andata avanti un giorno e poi stop, anche se il giornale catalano ha esasperato la cosa in modo ancora più eclatante. Si parla del 93', noi abbiamo fatto partita positiva fino al 93' e per quell'episodio la conduzione del match è stata giudicata negativa. Ma in quella situazione gli elementi di valutazione erano diversi, a cominciare dai piedi fuori dell'area. Probabilmente con la tecnologia in pochi secondi si sarebbe arrivati ad una più esatta valutazione".

Commenti