Conte, è quasi fatta. Champions, che lotta

Ciro Immobile: 34 presenze, 2678’© Bartoletti
Alberto Dalla Palma
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La seconda notizia del giorno (la prima, ovviamente, è quella del calcio in guerra per la Superlega dei ribelli) è che l’Inter non ha vinto, come faceva dal 29 gennaio scorso, poker al Benevento: quasi tre mesi di successi, che adesso le garantiscono ancora 9 punti di vantaggio sul Milan, sotto anche negli scontri diretti. L’ha fermata Gattuso, con un’impresa anche tattica: il Napoli è stata forse l’unica squadra che nel girone di ritorno non ha concesso a Conte di giocare con la palla lunga su Lukaku e il contropiede in campo aperto. Rino è andato in vantaggio grazie a un pasticcio di Handanovic e De Vrij, si è difeso con pali e traverse e non ha mai rinunciato alle ripartenze, nemmeno dopo il pareggio di Eriksen. Già, il danese, l’uomo che avrebbe potuto fare la differenza, con Romelu, molto prima che Conte gli affidasse un ruolo da playmaker: suo, comunque, il gol che può avere il sapore dello scudetto, quello che tiene a distanza di sicurezza la concorrenza, sebbene il vantaggio sia sceso da +11 a +9.

L’Inter, adesso, ha un campionato in discesa, le ultime tappe da affrontare a testa bassa verso un traguardo storico, che interromperà la lunga dinastia della Juve: da qui alla sfida contro la Roma, alla trentaseiesima giornata, affronterà lo Spezia, il Verona, il Crotone e la Samp. Possibile che a quel punto il discorso sia già chiuso.

La lotta per lo “scudettino” (che poi sarebbe un posto in Champions), invece, è entrata nel vivo con il primo scontro diretto (Atalanta-Juve) e si preannuncia sempre più appassionante perché non concede alcuna certezza. Anzi, forse una, per stessa ammissione di Fonseca: la Roma, dopo la sconfitta di Torino, è praticamente fuori anche se la matematica non la condanna. Se sabato le pretendenti erano sei per i tre posti alle spalle dell’Inter, oggi sono rimaste in cinque. Le vittorie di Milan e Atalanta sono state pesantissime: Pioli ha allontanato i fantasmi e, paradossalmente, si è avvicinato anche a Conte e a uno scudetto non più conteso nel girone di ritorno. Ma senza Ibra è un’altra squadra: riuscirà, lo svedese, a giocare due partite di fila e a dare una mano decisiva per il vero obiettivo del club? Da lui, dipenderà il destino del Milan. Gasp, invece, ha dato una bella botta alla Signora e alla permanenza di Pirlo sulla panchina bianconera: mentre l’Atalanta ha messo nel mirino addirittura il secondo posto, la Juve è scesa al quarto, rincorsa dal Napoli e dalla Lazio, che ha conquistato la sua quinta vittoria consecutiva, la nona in casa (altro record attribuibile alla gestione di Simone Inzaghi), contro il Benevento in un pomeriggio di assoluta follia. Dal possibile rigore del 5-1 fallito da Immobile, ha rischiato più volte il 4-4 prima di chiudere con Ciro sul 5-3. E se Ibra deciderà il cammino del Milan, l’attaccante di Torre Annunziata piloterà quello della Lazio, che deve recuperare la partita contro il Torino: ieri ha segnato due gol, ha fallito un rigore, ne ha regalato un altro a Correa e ha provocato l’annullamento di una rete giallorossa andando a difendere nella sua area. Insomma, la Lazio è più che mai Immobile, nel bene e nel male: 151 i gol in serie A in 8 anni e 235 giorni, nonostante la lunga assenza per i trasferimenti a Dortmund e a Siviglia. Solo Meazza, Nordhal, Nyers e Signori avevano fatto meglio di lui.

Da qui a lunedì, per lo “scudettino” ci saranno tre tappe forse decisive: Roma-Atalanta e Napoli-Lazio giovedì sera, Lazio-Milan il 26 aprile. Dalla sfida del Maradona, dovrebbe uscire la principale e forse unica pretendente al quarto posto che oggi appartiene alla Juve. Gattuso contro Inzaghi, il primo certo di cambiare aria a fine stagione e il secondo, ancora in quarantena Covid, in attesa di firmare un rinnovo sospirato, a prescindere dalla qualificazione Champions, che avrebbe davvero il sapore di un altro miracolo.

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