Scudetto, Inzaghi può solo perderlo

Scudetto, Inzaghi può solo perderlo© Inter via Getty Images
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Ivan Zazzaroni

No, non finisce qui. Eppure, nonostante sia uscita con un solo punto dalle sfide con Milan e Napoli, l’Inter continua a sembrarmi inavvicinabile. È vero che nel primo tempo ha sofferto la gestione del pallone della squadra di Spalletti, ma lo è altrettanto che nel secondo si è mostrata superiore, aggressiva al punto da esporsi più volte alle ripartenze, e poco importa se ha creato di meno e rischiato di più. L’Inter ha una convinzione e una sicurezza nel proprio gioco che le altre non hanno o non hanno ancora ritrovato: il Napoli e il Milan del primo mese e mezzo le possedevano, ma si sono viste ridotte dalle assenze. In giornata Pioli potrebbe ritrovarsi di nuovo al primo posto, pur se con una partita in più, ma tanto le differenze che ho sottolineato quanto il calendario giocano a favore di Simone Inzaghi che ieri, dal box del Maradona, ha per la prima volta resistito 83 minuti prima di ricorrere alla panchina, ai cambi, un suo must. Sempre oggi Atalanta-Juve potrà fornirci conferme in termini di cali o di eventuali recuperi e di crescite effettive: è fuor di dubbio che l’infortunio di Zapata toglie a Gasperini il fondamentale riferimento centrale; riferimento che ad Allegri è mancato per cinque mesi e che solo con Vlahovic ha trovato: a calcio non è possibile giocare e vincere senza una figura del genere. Senza un ruolo.

L’allenatore dell’Edilnord è tornato

Così Silvio Berlusconi in sala stampa subito dopo Monza-Spal : «Un’osservazione sola ho da fare a questo Monza . Troppo spesso il portiere passava la palla al difensore, il difensore la dava al mediano, il mediano la ritornava al difensore e si perdeva molto tempo, giocando in casa, nella propria metacampo . Mentre nelle partite di calcio bisogna giocare, com’è logica, per fare gol. Quindi bisogna giocare nella metacampo avversaria. L’input che bisogna dare al nostro portiere è che tutte le volte che ha la palla tiri in avanti nella metacampo avversaria e a i nostr i tre attaccanti di spostarsi a destra o al centro o a sinistra dove il portiere cercherà di raggiungerli : tre metri di distanza l’uno dall’altro e nell’80 per cento dei casi la palla rimane giocata nella metacampo avversaria». L’allenatore dell’Edilnord (cit. Nils Ledholm ) è tornato fra noi. E ha subito segnalato al suo “vice”, Giovanni Stroppa, la personale avversione alla costruzione dal basso: un invito semplice come il calcio rivolto a chi non ha i giocatori con le qualità tecniche necessarie per permettersela.

L’aziendalista Sinisa

Soltanto cinque anni fa, trovandosi in una situazione simile, Mihajlovic avrebbe lanciato le sedie contro le pareti della sede. A 53 anni tra una settimana e con non meno di dieci stagioni davanti a sé, non importa dove, ha però deciso di mostrarsi aziendalista, più accondiscendente (ma solo in pubblico) . Per questo indica traguardi improbabili come quello della parte sinistra della classifica. Sinisa conosce i conti della società e sa bene che Saputo ha chiuso da un pezzo i rubinetti (da lì non scende più una goccia, neppure a strizzarli), insomma è consapevole del momento: avanza richieste tecniche che puntualmente non vengono soddisfatte, perfino se - come a gennaio - riguardano tre riserve, una per settore. Il Bologna è condannato all’autogestione e lui sente il dovere di allenare nelle difficoltà un gruppo “ristretto” («il miglior Bologna degli ultimi sei anni» ha recentemente dichiarato il ds Bigon, una valutazione molto discutibile). Il nuovo Sinisa ha messo la società davanti a sé, alle ambizioni personali, all’insoddisfazione. Chapeau.

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