Serie A noiosa: c'è un dato che spiega perché il campionato non diverte più© ANSA

Serie A noiosa: c'è un dato che spiega perché il campionato non diverte più

Il tatticismo sta battendo lo spettacolo: fraseggio sterile e possesso palla anestetizzano le emozioni dei tifosi
Giorgio Marota
7 min

ROMA - Siamo maniaci del controllo, maestri della riflessione e campioni di pazienza. Tra tentativi di fraseggio e manovre di aggiramento di linee difensive serrate, le squadre della Serie A si ritrovano nella poco invidiabile posizione di primatiste del calcio “lento e intricato”. Che poi è il contrario della spettacolarità che ogni domenica - ma anche ogni lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì e sabato, visto che ormai si gioca sempre - dovrebbe tenere incollati alla tv gli spettatori o coinvolgere emotivamente chi va allo stadio. Chi intercetta ogni giorno il sentimento popolare non può non rendersi conto di quanto la gente chieda più divertimento a questo calcio iper-tattico. I giovani, dopotutto, non reggono più partite da 100 minuti con ritmi soporiferi.
Prendiamo come spunto uno studio di Opta per analizzare la tendenza di un campionato dove gli 1-0 spiccano - Napoli, Inter, Juve e Milan hanno vinto così nell’ultimo turno - e spesso trionfa il tatticismo. A Sky Calcio Club, domenica sera, gli opinionisti di Caressa hanno definito «il grafico della noia» quello che riproponiamo in queste pagine e che riguarda la media di “attacchi diretti” per partita, cioè la sequenza di passaggi che comincia dalla metà campo di chi offende e finisce con un tiro o, più semplicemente, con un tocco in area. Ecco, in questa statistica che predilige la verticalità anziché l’orizzontalità, l’azione ficcante anziché la manovra, siamo i peggiori in Europa: sono appena 4,5 gli attacchi diretti in Serie A, erano quasi 6 cinque stagioni fa. La differenza di 1,5 è enorme se moltiplicata per le 380 gare del campionato: significa che perdiamo almeno 570 azioni pericolose nell’arco di una stagione. Si dirà che la tendenza è europea: anche la Bundesliga, infatti, ha visto calare i propri numeri (dicono sia stata colpa del “tiki-taken” di Xabi, Marco Rose, Hoeness e Tuchel), anche se resta posizionata su un dato abbastanza alto di 5,8.

Serie A, il gioco è sterile

Tutto questo scambiarsi la sfera, a volte in modo un po’ sterile, non aiuta la godibilità del gioco, penalizzato ovviamente anche dal tanto tempo perso. In ogni turno di Serie A ci sono dai 400 ai 480 minuti di “non calcio” nei quali non succede praticamente nulla di rilevante tra pallone fuori, sostituzioni, simulazioni, proteste e secondi spesi per riprendere il gioco dopo un fallo. E se è vero che tutto il mondo è Paese, le differenze tra un torneo e l’altro fanno comunque statistica: i 54’ di media di “gioco reale” in Italia e in Spagna sono comunque meno dei 55’ della Bundesliga e dei 56’ di Ligue1 e Premier.

La globalizzazione del calcio

Nel villaggio globale che ormai è diventato il calcio si può trovare una squadra che fa catenaccio in Spagna e una che predilige il tiki-taka in Italia, una estremamente tecnica nei Paesi anglosassoni e un’altra viceversa fatta di muscoli e intensità in quelli mediterranei. E il “Gegenpressing” o, tradotto, “contropressing”? Non è più una prerogativa dei figli di Jurgen Klopp, ammaliati dal calcio ragionato di Bayern, Borussia e del Bayer Leverkusen; restano comunque i più bravi a puntare la porta con decisione. Oggi sono altre le differenze stilistiche che creano categorie: in Premier League, ad esempio, abitano i maestri dei calci piazzati - 247 gol così nel 2023-24, due terzi delle reti segnate - e in Italia i portieri che escono meno di tutti dalla propria area. Secondo la lettura che ne dà Opta, ripresa dal portale The Athletic, la Serie A è il campionato che negli ultimi 5 anni ha registrato il numero minore di azioni difensive fuori dall’area: difesa schiacciata verso la propria porta significa meno spazio alle spalle dell’ultimo centrale, dunque più campo da coprire quando si ribalta il fronte e di conseguenza... meno azioni di contropiede, meno gioco diretto, e portiere più bloccato. Al contrario, in Germania seguono ormai lo stile Neuer: il portiere “attivo” come primo difensore permette infatti alla squadra di avere un baricentro più alto e di andare dall’altra parte in un batter d’occhio quando viene riconquistato il pallone. «Le squadre italiane provano a pressare in avanti, ma ti aspettano e vogliono controllare lo spazio» ha detto, non a caso, Xabi Alonso prima di Leverkusen-Milan di Champions.

Calcio, stereotipi e tendenze

A proposito di stereotipi ribaltati: in Spagna emerge la tendenza di un gioco sempre più duro (Cadice, Athletic Bilbao, Maiorca e Osasuna lo praticano), in particolare da quando il Getafe, nel 2019, arrivò quinto in Liga con una media del 40,7% di possesso e completando 15 mila passaggi in meno del Barcellona. Un po’ come è avvenuto in Italia con l’Atalanta e la marcatura uomo su uomo a tutto campo di Gasperini, una singola esperienza ha creato una moda. Dove l’intensità è la regola, come in Germania (200 scambi di possesso a partita), ci si fa male più spesso: i club della Bundes hanno superato i 1.000 infortuni nel 2023-24, mentre la Premier è l’unico altro campionato a superare quota 900. Gli esperti la chiamano “convergenza stilistica” e si riflette anche sul mercato: le squadre inglesi, non a caso, hanno acquistato negli ultimi tempi 59 calciatori dalla Germania, mentre sono 52 le spese in Italia e 49 quelle in Spagna. I britannici vogliono gente già pronta alla loro idea di football. Anche se Pep fa proseliti e quelli che noi consideriamo gli eredi cominciano a lasciare una traccia ben evidente di un’altra filosofia. Sapete qual è la squadra che dal 2020 ha fatto fare al suo portiere più passaggi corti da rinvio? Il Brighton di De Zerbi, nel 95% dei casi.


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