Bologna, Palacio infinito: il futuro è tutto da scrivere

L'argentino, con il contratto in scadenza, viaggia verso i 40 anni. Mihajlovic non ci rinuncia e se Rodrigo vorrà proseguire...
Bologna, Palacio infinito: il futuro è tutto da scrivere© FOTO SCHICCHI

BOLOGNA - Né Rodrigo Palacio né il Bologna sanno ancora se continueranno a convivere sotto lo stesso tetto di Casteldebole, come è accaduto dall’estate del 2017 a fine campionato l’intramontabile campione argentino farà sapere qual è la sua intenzione per quanto riguarda il domani e ancora una volta i capi rossoblù ne prenderanno atto. Due cose sono già sicure a oggi. La prima: se Palacio evidenzierà la sua voglia di restare a Bologna, quelli del Bologna lo accontenteranno, convinti come sono che possa ancora dare tanto sia dentro il campo che negli spogliatoi, essendo da sempre un esempio di professionalità. La seconda: se Rodrigo deciderà di voler attraversare proprio a Bologna i suoi 40 anni, che farà il 5 febbraio, finirà come sempre per ritagliarsi i suoi spazi, perché quando hai uno che ha il calcio nella testa come Palacio arrivano anche i momenti in cui l’allenatore ritiene che gli possa fare comodo. Anche se è chiaro con una continuità differente rispetto a come è stato fin qua. E forse ciò che è successo dal giorno del suo sbarco a Casteldebole a oggi mai se lo sarebbe aspettato nemmeno lo stesso Palacio. Che arrivato a Bologna come alternativa ed eventualmente come compagno di banco di Mattia Destro, è diventato con il tempo il padrone assoluto dell’attacco del Bologna con tre allenatori diversi, prima Roberto Donadoni, successivamente Filippo Inzaghi e infine Sinisa Mihajlovic.

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Palacio corre, non si gestisce

No, non puoi credere che abbia numeri tanto alti nella sua carta di identità se lo guardi giocare, da una parte è vero che Palacio fa più fatica rispetto a prima a chiudere la partita da protagonista, ma da un’altra è altrettanto vero che mai si risparmierà, fino a quando ha energia e forza nelle gambe non negherà mai al Bologna né una corsa né una rincorsa, perché tirarsi indietro e magari anche gestirsi non è da lui. Certo, uno può anche dire che non ha il gol addosso, o meglio, che lo ha ancora meno rispetto a qualche anno addietro, e probabilmente è un’idea corretta, ma i movimenti che ancora ti garantisce porta sempre l’allenatore a non privarsene. E non solo perché Sinisa non ha mai avuto a disposizione una vera e propria prima punta, ma anche perché si è reso conto che Palacio in quel ruolo con Musa Barrow come esterno sinistro che entra dentro il campo danno più al Bologna di quanto possa dare il giovane attaccante del Gambia quando è impiegato al posto di Rodrigo.

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