A Firenze torna Italiano, il figliol vincente

Prima al Franchi da avversario per il tecnico che con la Fiorentina ha perso tre finali e alla guida del Bologna ha alzato invece la Coppa Italia
Alberto Polverosi

Domani sera Vincenzo Italiano torna a Firenze per la prima volta da avversario. Ci torna quando l’indice della sua popolarità ha raggiunto il punto più alto con la conquista della Coppa Italia e incrocia il suo successore che, al contrario, quell’indice lo ha rivolto verso il punto più basso dopo l’eliminazione dalla Conference League e la umiliante sconfitta di Venezia. A Firenze rabbrividiscono al pensiero di rivedere la stessa Fiorentina contestata lunedì in Laguna e lo stesso Bologna vittorioso mercoledì all’Olimpico.

Tre finali perse alla guida della Fiorentina per Italiano

Il ritorno di Italiano è accompagnato da una storia che solo il calcio, con la sua fantasia, può creare. È la storia di un allenatore che in tre anni ha giocato e perso tre finali, una di Coppa Italia e due di Conference League, con la Fiorentina, poi è andato a Bologna e al primo anno ha giocato e vinto la finale di Coppa Italia. Tre colpi a vuoto in viola, un bersaglio pieno in rossoblù. I fiorentini si mangiano le mani, i bolognesi se le spellano. Firenze, che ama spaccarsi forse più di quanto ama tifare per la propria squadra, si era divisa anche su Italiano, come càpita ora con Palladino e come è capitato con quasi tutti i predecessori se togliamo De Sisti negli anni Ottanta e il primo Prandelli nel nuovo Millennio. Bravo Italiano che ha raggiunto tre finali, incapace Italiano che ha perso tre finali. E da qui non se ne esce. Ma domani sera Vincenzo torna a Firenze da vincitore e sotto molti aspetti la Fiorentina dovrebbe sentirsi quasi orgogliosa di quella vittoria perché un po’ gli appartiene. È al Franchi e al Viola Park che l’allenatore è cresciuto, ha sbagliato, si è corretto, è migliorato e alla fine ha fatto il salto in Champions League. Il triennio in viola è stato fondamentale per la sua crescita e a Bologna ne ha solo raccolto i frutti.

 

 


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Bologna

Il botta e risposta con Pradè dopo il match di andata

All’andata, la sua nuova squadra mise fine alla striscia-record di otto vittorie di fila di Palladino e Italiano, euforico dopo la vittoria, esultò come faceva a Firenze nei giorni dei successi più belli. Non è Ranieri, non è Ancelotti e non è Prandelli, non ha quello stesso stile british. È ruspante e cede volentieri alle emozioni. È Malesani, ecco, per restare a un ex viola. Se vince, non si tiene. Quella esultanza però non era andata a genio a Pradé che lo aveva attaccato anche sul piano personale. «Non ci è piaciuto il suo atteggiamento. Ce lo ricorderemo. Quello che ho visto mi ha fatto capire tanto dell’uomo...». Sono passati cinque mesi, quelle parole ora hanno poco senso. Sarebbe un bel gesto se Pradé e Italiano, prima della partita, si dessero la mano. Del resto, era stato proprio il diesse a portarlo a Firenze dopo la brusca e traumatica separazione con Gattuso. Non è buonismo (mai stati buoni in carriera, possono testimoniarlo in tanti...), è solo un modo, un tentativo, per rimettere le cose al loro posto. Può darsi che Italiano abbia esagerato con l’esultanza, di sicuro ha esagerato Pradé con le parole.

Il ritorno di Italiano a Firenze con il suo Bologna

Da parte sua, l’allenatore ha inviato un messaggio di affetto verso Firenze subito dopo la conquista della Coppa Italia, quando ha ricordato Joe Barone dedicando la vittoria alla famiglia. Domani sera, nel suo vecchio stadio, immaginare un applauso per Vincenzo Italiano forse è troppo, può essere ignorato o anche fischiato come tecnico della squadra avversaria, però non si possono dimenticare i suoi tre anni fiorentini. Belli come percorso, meno come successi. Le altre storie vanno dimenticate anche perché Fiorentina-Bologna vale ancora tanto, tantissimo. Tutt’e due devono pensare alla classifica, alla possibilità di arrivare in Europa (i viola) e in Champions League (i rossoblù). Tutto il resto è noia.

 

 

 

 


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Domani sera Vincenzo Italiano torna a Firenze per la prima volta da avversario. Ci torna quando l’indice della sua popolarità ha raggiunto il punto più alto con la conquista della Coppa Italia e incrocia il suo successore che, al contrario, quell’indice lo ha rivolto verso il punto più basso dopo l’eliminazione dalla Conference League e la umiliante sconfitta di Venezia. A Firenze rabbrividiscono al pensiero di rivedere la stessa Fiorentina contestata lunedì in Laguna e lo stesso Bologna vittorioso mercoledì all’Olimpico.

Tre finali perse alla guida della Fiorentina per Italiano

Il ritorno di Italiano è accompagnato da una storia che solo il calcio, con la sua fantasia, può creare. È la storia di un allenatore che in tre anni ha giocato e perso tre finali, una di Coppa Italia e due di Conference League, con la Fiorentina, poi è andato a Bologna e al primo anno ha giocato e vinto la finale di Coppa Italia. Tre colpi a vuoto in viola, un bersaglio pieno in rossoblù. I fiorentini si mangiano le mani, i bolognesi se le spellano. Firenze, che ama spaccarsi forse più di quanto ama tifare per la propria squadra, si era divisa anche su Italiano, come càpita ora con Palladino e come è capitato con quasi tutti i predecessori se togliamo De Sisti negli anni Ottanta e il primo Prandelli nel nuovo Millennio. Bravo Italiano che ha raggiunto tre finali, incapace Italiano che ha perso tre finali. E da qui non se ne esce. Ma domani sera Vincenzo torna a Firenze da vincitore e sotto molti aspetti la Fiorentina dovrebbe sentirsi quasi orgogliosa di quella vittoria perché un po’ gli appartiene. È al Franchi e al Viola Park che l’allenatore è cresciuto, ha sbagliato, si è corretto, è migliorato e alla fine ha fatto il salto in Champions League. Il triennio in viola è stato fondamentale per la sua crescita e a Bologna ne ha solo raccolto i frutti.

 

 


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