Bologna, obiettivo Conference League: contro la Juve per il sorpasso all’Atalanta
Se uno guarda a quello che è stato giovedì sera al Villa Park e all’1-7 dei gol segnati tra andata e ritorno per certi versi potrebbe anche pensare che Aston Villa e Bologna giochino a uno sport diverso. Ma per altri non è così, perché è vero che l’Aston Villa è tanto più tutto del Bologna come qualità dei singoli e di conseguenza di squadra, letture di gioco, mestiere, cinismo, ma è altrettanto vero che contro i Villans ha giocato al di sotto delle proprie potenzialità, ritenendo probabilmente di dover costruire una missione all’atto pratico impossibile. E non a caso si è di colpo smarrito appena è andato sotto di un gol. Restano il fatto e la figuraccia, questo sì, di aver lasciato l’Europa League con questo 0-4, che finisce per macchiare un percorso europeo di sicuro importante. Altro punto: sembrava che Vincenzo Italiano se lo sentisse il giorno prima di Aston Villa-Bologna ammonendo il prossimo con parole (su per giu) che assomigliano tanto a un messaggio cifrato, «non vorrei che fosse commesso l’errore di ridurre eventuamente al risultato di questa partita quelli che sono stati i nostri due anni meravigliosi di lavoro insieme». Quasi come se ritenesse finito il suo ciclo a Bologna, nonostante che abbia ancora un anno di contratto. In realtà non è così? Magari si è solo espresso male? Siamo stati noi a dargli un’interpretazione sbagliata?
Obbligo di chiudere bene
Ecco, sarà importante che alla prima occasione Italiano voglia chiarire questi concetti per non dare adito a equivoci o malintesi, anche perché il Bologna ha bisogno di certezze per poter chiudere bene questa annata. Che ha l’obbligo di chiudere bene, non solo il dovere, lo sottolineiamo, primo perché da domani sera a Torino contro la Juventus comincia un campionato di 6 giornate che per quello che è il prestigio delle avversarie (Juventus appunto, Roma, Napoli, Atalanta e Inter, oltre al Cagliari) può essere esaltante, secondo perché lo deve al suo popolo che ha continuato a regalargli applausi, sostegno e affetto nonostante le tante partite che ha perso (meglio regalato) al Dall’Ara. E terzo perché l’Atalanta attualmente settima in classifica ha 5 punti in più del Bologna, con lo scontro diretto (a Bergamo) ancora da giocare nella penultima di campionato. Qual è la morale? Altro che blindare l’ottavo posto come assicurano (sempre a parole) gli abitanti di Casteldebole, almeno fino a quando il Bologna avrà anche una sola piccola speranza di poter agguantare l’Atalanta e di conseguenza un eventuale sbarco in Conference League eccome se dovrà inseguirla, alimentarla, coltivarla come se fosse una piantina da far crescere, per poi ritrovarsela bella fiorita nella prossima annata.
Deve tornare il Bologna di Italiano
Certo, il compito che aspetta il Bologna è complicato, inutile nasconderlo, ma almeno secondo noi inferiore rispetto all’impresa che sarebbe servita al Villa Park di Birmingham per ribaltare l’Aston Villa e conquistare la semifinale. Caso mai, consentiteci di fare un distinguo: può esserlo per questo Bologna, per il Bologna di oggi che infarcisce di errori grossolani, assurdi e inspiegabili anche le prestazioni più belle, ma non lo sarebbe per quello che è stato il Bologna di Italiano.
Che poi è lontano solo di pochi mesi, prima che a metà dicembre volasse in Arabia Saudita per giocarsi la Supercoppa italiana con Napoli, Inter e Milan. Perché una volta tornato a Bologna non è stato più lo stesso. O quanto meno lo è stato a dosi inferiori, e lontano dal Dall’Ara. Dove la continuità è stata rappresentata solo dalle sconfitte.
