Italiano, una Fiorentina da svegliare

Squadra spenta, gioco involuto e appena 23 punti: ora ha l’obbligo di scuotersi, a partire dal tecnico
Italiano, una Fiorentina da svegliare© Getty Images
7 min
Alberto Polverosi
TagscalcioFiorentinaSerie A

FIRENZE - I numeri danno un senso concreto a quanto si vede in campo. I numeri della Fiorentina indicano uno stato di difficoltà evidente, sia sul piano del gioco (ammirato nella scorsa stagione), sia sul piano dei risultati (eccellenti un anno fa). La Fiorentina di oggi è una Fiorentinaccia, senza capo né coda, grigia, anonima, spenta, in certi momenti inguardabile. Il raffronto che stabilisce l’entità del problema (dei problemi) non è tanto con la scorsa stagione, ma con quella di Iachini-Prandelli, precedente all’arrivo di Italiano. Alla fine del girone d’andata di un campionato pessimo, uno dei peggiori dell’ultimo ventennio, la Fiorentina aveva 21 punti, aveva segnato 20 gol e subiti 30. Era 12ª in classifica. La Fiorentina di oggi ha fatto appena 2 punti in più, segnato un gol in più, subìto 5 gol in meno ed è a metà classifica, con Bologna ed Empoli (staccate di un punto) che giocheranno oggi. In panchina c’era Prandelli ed è a lui che Commisso deve il lancio definitivo di Vlahovic, il centravanti che segnò i gol della salvezza (21) e poi, nella stagione seguente, quelli che hanno spinto la Fiorentina nella corsa verso l’Europa (17 nel solo girone d’andata, prima di passare alla Juve). I fischi e la contestazione di sabato sera devono dare la sveglia.

Il mercato

Nel gennaio del ‘22 e nell’estate successiva sono stati commessi errori evidenti, su cui è inutile insistere. Che Cabral, Jovic e Kouame, i tre centravanti schierati da Italiano, tutti insieme non siano riusciti a segnare nemmeno la metà dei gol di Vlahovic nella stagione di Prandelli è un dato di fatto. Le delusioni sono evidenti. Confessiamo di aver pensato che Dodo (pagato 18 milioni) potesse riempire il vuoto lasciato da Odriozola e che Barak (11 gol nel campionato scorso a Verona, uno solo per ora a Firenze) potesse alzare il livello tecnico della squadra. Niente di tutto questo è accaduto. Tanto ché, considerata pure la squalifica di Dodo, sabato sera Italiano ha schierato una formazione priva dei giocatori acquistati in estate. Era una necessità tecnica o un messaggio alla società?

Un obbligo europeo

E cosa può fare la società in quest’ultima settimana di mercato? La penalizzazione della Juventus impone al club una scelta di investimento. Si è riaperta la corsa per il 7° posto, anche se la vittoria dell’Udinese a Marassi ha spinto i viola a -5. È obbligatorio puntare alla Conference. Se consideriamo pure che la Fiorentina è in corsa in Coppa Italia (quarti in casa col Torino il 1° febbraio) e in Conference League (spareggio col Braga il 16 e il 23 febbraio), rinforzare la rosa, ma rinforzarla davvero, diventa una necessità. Dovrebbe arrivare Brekalo, un altro esterno, che non gioca una partita da titolare nel Wolfsburg dal 18 settembre e che da allora è stato in campo solo 9 minuti. Quando sarà nelle condizioni di aiutare la squadra? E se la Fiorentina si ferma a Brekalo, il mercato non torna sul piano aritmetico. Italiano avrebbe a disposizione 6 esterni (Gonzalez, Ikone, Saponara, Sottil, Kouame e Brekalo) per 2 posti, allargando il concetto possiamo aggiungere Jovic e Cabral e portare a un totale di 8 il numero di attaccanti per 3 posti; a centrocampo, con le cessioni di Maleh, Zurkowski (davvero strano il mancato impiego di una mezz’ala che nella stagione scorsa a Empoli aveva segnato 6 gol) e Benassi, restano in 6, Bonaventura, Castrovilli, Duncan, Amrabat, Barak e Mandragora, per 3 posti. In più, il giovane Bianco.

Spirito smarrito

Ma il problema principale, per quanto si è visto in questo inizio di anno, è il gioco evaporato. Anzi, di più, è stato smarrito lo spirito che teneva insieme la Fiorentina della scorsa stagione. Due momenti di Fiorentina-Torino (rivedeteli se potete). Al minuto 24 occasione per il Toro: tiro di Singo, respinta centrale di Terracciano, la palla resta in mezzo all’area dove piomba Vlasic che non riesce a colpirla bene e l’occasione sfuma. Fermando l’immagine si vede Ikone, fermo, impalato al limite dell’area che segue l’azione con le braccia aperte, come se quanto sta accadendo non fosse di suo interesse, ma era lui il viola più vicino a Vlasic, toccava a lui provarci. Niente. Ikone (pagato 15 milioni per segnare 2 gol e piazzare 2 assist in questo campionato), è stato titolare fisso nelle ultime 9 partite. Altro momento topico: il gol sbagliato da Jovic per lentezza pachidermica. Se un centravanti si fa soffiare il pallone in quel modo, all’altezza del dischetto del rigore, da un difensore (Zima) di 190 centimetri per 79 chili, quindi non proprio uno scoiattolo, ha tutte le ragioni del mondo per disperarsi, mettersi le mani nei capelli, maledire una zolla o lo stesso avversario. Guardate Jovic, non fa una piega, si rialza e corricchia. Come fosse tutto normale.

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Il gioco sconosciuto

Italiano ha fatto capire che un altro centravanti non gli serve. «Abbiamo Cabral e Jovic che hanno grande qualità ma adesso non stanno incidendo». Adesso? Dall’inizio della stagione, semmai. E tuttavia il problema non sta solo nella loro inadeguatezza, ma anche nella mancanza di rifornimenti. Prima la Fiorentina faticava solo a segnare, ora fatica a creare. Dall’inizio del 2023, non ha mai convinto come gioco, anche quando ha conquistato i 3 punti contro il Sassuolo e contro la derelitta Samp in Coppa Italia. Ecco, quella è stata forse la partita più brutta dell’anno. È un tema che chiama in causa Italiano. Deve farsi qualche domanda e spiegare l’involuzione della sua squadra. Anche in questo caso inutile tornare indietro e pensare all’assenza di Torreira, ma l’uomo-cardine del centrocampo, Sofyan Amrabat, è tornato dal Mondiale pensando forse di essere quel giocatore. Errore. Il Mondiale dopa le valutazioni, talvolta trasforma buoni giocatori (come Amrabat) in fenomeni (come non è Amrabat). Il marocchino non è un regista puro, bastava guardare il giovane Ricci per capire come si interpreta quel ruolo, un tocco, massimo due, invece Amrabat prende palla e comincia a circolare su se stesso. È un buon giocatore, un buon centrocampista centrale, non un organizzatore. Devono dare di più Barak (in questa Fiorentina così grigia tenerlo fuori è un errore), Duncan, i terzini, le ali, ora anche i difensori centrali. Deve dare di più l’allenatore.


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