Vanoli è tornato in bilico: le strategie della Fiorentina per il futuro
Fiorentina, prendi (almeno) un punto per mettere un punto. Domenica contro il Genoa a garanzia definitiva della salvezza, meglio se tre con espressione di senso di appartenenza. Insomma, chiudi una volta per tutte questa stagione lunga come un patimento infinito e comincia a programmare la nuova. Allenatore, calciatori, struttura, ambizioni, programmi, strategie: c'è un monte di cose da fare. Subito e bene. Molto bene.
Prima la salvezza, poi le decisioni
«Quando raggiungeremo la matematica salvezza, ci siederemo con Vanoli per programmare e per decidere il futuro, sempre pensando al bene della Fiorentina» (Paratici). «Manca un punto e poi faremo le nostre valutazioni a 360 gradi. Le farò io e le farà giustamente la società. Se non venissi confermato non la prenderei come un'ingiustizia, ma io sarei molto felice di continuare il percorso» (Vanoli). A cominciare - il monte di cose - chiaramente dall'assegnazione della panchina della Fiorentina. Che è di Vanoli, che potrebbe essere ancora di Vanoli secondo una linea di pensiero sotto i tetti del Viola Park, oppure di Grosso, oppure di un altro ancora, ma basta che la decisione sia presa in fretta dopo aver messo nero su bianco il da farsi, come e in che modo, per la necessità di azzerare un'annata terribile e di ridare dignità al nome Fiorentina. Ecco, perché serve più che mai un punto per mettere il punto: Paratici incontrerà Vanoli, tutto sarà più chiaro dopo un sì o un no e finalmente definito. Mai dimenticando che la società vale sempre di più dell'allenatore più bravo.
La rifondazione della squadra
Poi, a stretto giro di posta, i calciatori. C’è una questione di fondo alla base della stagione pessima della Fiorentina che non è virata verso il fallimento solo per un insieme di fattori interni ed esterni, tutti compresi e nessuno escluso: il gruppo dei calciatori ha evidenziato lacune tecniche e caratteriali che vanno oltre l’aspetto dei risultati, e davvero nella pianificazione della nuova Fiorentina non si può non ripartire da quello che i nove mesi da agosto ad oggi hanno detto. Una cosa su tutte: questa è una squadra da rifondare, iniziando dalla valutazione del mercato prima in estate e poi a gennaio, quindi strettamente legata all’eliminazione dei problemi che esso ha prodotto. Un problema è Gudmundsson, ad esempio: un anno passi, due è più difficile da farli passare.
Harrison e Solomon non saranno riscattati
Un problema sono stati Fabbian e Brescianini, in questo caso anche economico nello sviluppo dei programmi: i rispettivi riscatti, obbligati al raggiungimento della salvezza, incideranno per quasi venticinque milioni (tredici il primo con il Bologna, dieci il secondo con l’Atalanta) sulle casse del club della famiglia Commisso. Un problema non devono essere Solomon e Harrison, con un punto d’arrivo univoco per motivi altrettanto chiari che affondano le radici sempre nel rendimento dei due (presunti) rinforzi aggiunti a gennaio: non sarà esercitata l’opzione per il riscatto dell’israeliano con il Tottenham e né quella dell’inglese con il Leeds che andrebbero a pesare insieme per altri diciassette milioni (dieci più sette) in un rapporto qualità-prezzo di scarso beneficio e da evitare. Infine, Piccoli e Fazzini. Costati trentacinque milioni in due la scorsa estate, pesa il solito dilemma tecnico-economico: puntarci ancora o metterli sul mercato provando a limitare i danni?
