Prima alla Lazio, ora all’Inter: Inzaghi è letale negli ultimi minuti

I nerazzurri hanno siglato 10 gol dopo l’85’ che valgono 5 punti in più in campionato: è una questione di carattere e idee
Prima alla Lazio, ora all’Inter: Inzaghi è letale negli ultimi minuti© LAPRESSE
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Andrea Ramazzotti

MILANO - È tornata la zona Inzaghi e l’Inter può sorridere. Come era successo nello scorso campionato contro il Venezia (2-1, gol di Dzeko) e contro il Torino (1-1, rete di Sanchez), ma anche in Coppa Italia contro l’Empoli (2-2, a segno Ranocchia) o in Supercoppa Italiana (2-1, gol di Sanchez allo scadere dei supplementari), l’Inter è di nuovo letale negli ultimi minuti. Stavolta il tecnico di Piacenza può ringraziare Dumfries, che gli ha consentito con il suo tocco ravvicinato di far saltare in aria il fortino di Falcone e di conquistare i tre punti. Il successo dei nerazzurri, pur maturato al 95’, non è frutto del caso ma è un risultato fortemente cercato anche attraverso le mosse tattiche dell’ex allenatore della Lazio. Simone, infatti, ha concluso la sfida del Via del Mare con quattro attaccanti contemporaneamente sul terreno di gioco. Una mossa che agli interisti ha ricordato gli assalti all’arma bianca di José Mourinho.

Inzaghi, gioia last minute

L’affermazione di sabato ha confermato che l’Inter, proprio come lo scorso anno, ha carattere e non molla mai. Nel campionato 2021-22 le reti segnate dopo 85’ erano state 9: troppe per definirle frutto del caso. Anche nelle stagioni alla Lazio, però, i biancocelesti di Inzaghi erano soliti battere il portiere avversario negli ultimi 5 minuti più recupero: é successo ben 45 volte. A dimostrazione che il tecnico piacentino in allenamento lavora sull’intensità e spinge i suoi a crederci fino alla fine, a costo di adottare moduli spregiudicati come il 4-2-4 grazie al quale ha espugnato Lecce. Non è casuale neppure che la rete di Dumfries sia arrivata sugli sviluppi di un calcio d’angolo, con la "spizzata" di testa di Martinez e l’irruzione dell’olandese sul secondo palo: schema più volte provato alla Pinetina e diventato letale perché messo in pratica nel modo giusto quando gli avversari erano ormai stremati.

Dzeko ed errori

Il guizzo finale, grazie il quale l’Inter ha tenuto il passo del Milan, ha scatenato un’esultanza in stile vittoria della Champions da parte di Inzaghi e della panchina ma non deve far dimenticare le difficoltà riscontrate nello stadio di una neopromossa, per di più priva di alcuni difensori. Se la voglia di vincere a tutti i costi é da scudetto, molte altre cose sono da migliorare per puntare al tricolore. Esempi? La mira degli attaccanti, da Lukaku (autore dell'1-0 ma 2 volte incapace di firmare la doppietta personale) a Lautaro, che di testa si è divorato il 2-1 da due passi. Ad Appiano non è passato in secondo piano il fischio di Prontera che ha fermato Big Rom lanciato a rete per un fallo inesistente del Toro, ma in questo momento, più che sulle recriminazioni, Inzaghi è concentrato soprattutto sulla cattiveria sotto rete che manca ai suoi. Un problema da risolvere in fretta sperando che anche Dzeko e Correa, entrambi lontani dalla migliore condizione, diano una mano. E poi c’è la questione gioco: a Lecce Brozovic ha recuperato a tempo di record, ma non aveva il giusto ritmo in cabina di regia. Avrebbe potuto essere sostituto con Asllani? Sì, ma l'albanese a Pescara non aveva fatto bene e probabilmente quella giornata no ha pesato. Male a livello di intensità anche Calhanoglu e Mkhitaryan, mentre a sinistra Gosens è durato troppo poco. Colpa di una condizione atletica che non può essere ottimale, ma che soprattutto i centrocampisti devono trovare in fretta. Non sempre sarà possibile conquistare i 3 punti in zona Inzaghi.


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