Inter, Acerbi: "Scudetto possibile se battiamo il Napoli"

Il difensore nerazzurro fissa le regole per la corsa al titolo e punge la Lazio: "Mi aspettavo che ii mio vecchio club mi difendesse. Sarri? Solo le sue idee"
Inter, Acerbi: "Scudetto possibile se battiamo il Napoli"© Inter via Getty Images
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Pietro Guadagno 
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Francesco Acerbi, l’Inter può ancora vincere il campionato?

«Certo, se vinciamo contro il Napoli» Significa che, alla ripresa, avrete subito la gara della verità. «E’ una partita da dentro o fuori. Ci giochiamo tutto a gennaio, perché, a differenza della prima parte di campionato, non ci sarà più tempo per recuperare e non potremo più sbagliare. Il Napoli, finora, ha fatto cose impensabili. Dopo la sosta, però, le cose possono cambiare. E lo dico per esperienza personale, basti pensare alla Lazio pre e post Covid. Fino allo stop eravamo ingiocabili. Poi sappiamo come è andata a finire...».

Occorre mettere qualcosa di più rispetto alla prima parte della stagione, però.

«La situazione non è mai stata così complicata. Andando avanti, peraltro, siamo arrivati agli ottavi di Champions e abbiamo fatto ottime cose pure in campionato. Certo sono stati persi punti che, negli anni scorsi, l’Inter non avrebbe lasciato per strada. E forse abbiamo perso qualche scontro diretto di troppo. Non è pensabile deprimersi dopo aver subìto un gol, semmai il pensiero deve essere quello di farne 2 o 3. Da questo punto di vista, però, siamo migliorati».

Certo le reti subìte in trasferta continuano ad essere troppe: perché?

«A mio avviso è una questione mentale. A San Siro, forse, ci sentiamo più forti, mentre in trasferta avvertiamo una maggiore vulnerabilità. Non dovrebbe accadere, come non deve mai esserci superficialità. Contro una Juventus che non stava bene, ad esempio, ci siamo sentiti più forti e siamo stati puniti. Anche aver paura degli avversari serve, perché aiuta ad alzare la soglia dell’attenzione».

La svolta è nata da un confronto nello spogliatoio?

«Io non credo ci fossero problemi così grossi. Anche se ci sono stati atteggiamenti sbagliati. Mandarsi a quel paese, però, ogni tanto può anche essere utile e non bisogna necessariamente prendersela. Ovviamente dipende dallo spirito con cui si compiono certi gesti. E si nota sempre quando è quello giusto».

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Tra gli aspetti che hanno funzionato, c’è proprio il suo inserimento. Nonostante le perplessità iniziali.

«Confesso di aver pensato di non venire più. Lo avevo detto anche ad Inzaghi. Non mi è piaciuto avere il dito puntato, con l’idea che avessi aiutato il Milan a vincere lo scudetto. L’effetto è che ora mi sono creato uno scudo e non provo più interesse per l’opinione della gente. Ho trovato profondamente ingiusto che venissero messe in discussione la mia serietà e la mia professionalità. Non me lo sarei mai aspettato per come ho lavorato negli ultimi 10 anni. Prima della malattia, il calcio per me era soltanto un hobby. Ma dopo sono stato impeccabile. E allora perché dovrei stare male per qualcosa che non ho commesso? Ho un carattere in forte, potrei andare in partita anche da solo. Sono arrivato al punto di non dover più dimostrare nulla. Sarei molto contento se l’Inter mi riscattasse, ma non avrei rimpianti in caso contrario».

Pur di restare in nerazzurro sarebbe disposto a rinunciare a qualcosa, come accaduto la scorsa estate?

«Anche l’Inter mi è venuta incontro, altrimenti non sarei venuto. Ma la realtà è che se ho ancora due anni di contratto con la Lazio è perché ho un certo valore, anche se ho 35 anni».

Qual è il suo segreto?

«La differenza la fa la testa, attraverso le motivazioni che riesci a crearti. Non ho problemi a giocare ogni 3 giorni. Poi è chiaro che, ogni tanto, occorre gestirsi negli allenamenti».

Perché è finita male con la Lazio?

«Cominciamo dalla fine. Sarei rimasto a vita, altrimenti non avrei firmato per 5 anni. Ma sono stato comunque io a voler andare via. E a giugno l’ho comunicato a Sarri, che avrebbe voluto tenermi. Ero stato contentissimo per il suo arrivo. E non ho nulla da dire sul suo valore come allenatore: al contrario, è bravissimo, è forte e pensa calcio 24 ore su 24. Ma non mi sentivo adatto per quello che lui vuole da un difensore centrale. Io volevo divertirmi, fare quello che mi piace in campo: ho bisogno di anticipare l’avversario, di leggere il gioco. Sarri, invece, ha il suo sistema e o fai così o fai così. Attenzione, però, ho sempre dato tutto, senza mai risparmiarmi».

Non è stata solo una questione tecnica, però, è accaduto anche altro…

«Come io davo il massimo, facevano lo stesso anche i miei compagni. Facevamo fatica, però. E ci fischiavano. Dopo il gol con il Genoa ho messo l’indice davanti alla bocca, facendo il gesto di stare zitti. Non era il caso, così ho chiesto scusa. Non è bastato: in quel momento si è rotto qualcosa. Ho un carattere focoso e tengo a quello che faccio. Sarebbe più semplice essere un paraculo, ma io non sono così. Nell’ultimo anno ho dovuto magiare tanta m…a. Ho fatto un errore, ma che vale 5 rispetto al 95 che ho dovuto ingoiare. Sono comunque andato avanti per la mia strada, mettendoci la faccia e fregandomene di tutto. E di questo sono molto orgoglioso. Altri, al posto mio, si sarebbero chiamati fuori molto prima».

Si aspettava una difesa da parte della società?

«Assolutamente. Puoi sbagliare, ma il club deve proteggerti in pubblico. Anche se poi ti massacra in privato». 

Cosa lascerebbe soddisfatto Acerbi al termine della stagione, a livello personale e di squadra?

«Personalmente, mi farebbe piacere sentire chi mi ha puntato il dito contro ammettere di aver sbagliato. Sento ancora fastidio per ciò che è accaduto. Come squadra, invece, vorrei vincere: subito la Supercoppa e poi anche il campionato, riuscendo pure a fare strada in Champions. Sono convinto che da gennaio faremo una grande rincorsa».

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