Lautaro Martinez, l’uomo derby: da sacrificabile a punto fermo dell’Inter

Nel nuovo anno solare è stato spesso decisivo: e ora non intende muoversi da Milano
Lautaro Martinez, l’uomo derby: da sacrificabile a punto fermo dell’Inter© Inter via Getty Images
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Marco Evangelisti

MILANO - Di tanto in tanto si dimenticano di lui, perché lui si fa dimenticare. Ed è un peccato. Ci sono giocatori che sembrano nati per segnare gol e quando fanno altro scompaiono nella nebbia delle partite. In realtà Lautaro Martinez, schiacciato tra fisicacci come Lukaku e Dzeko e a tempi alterni partner ideale dell’uno o dell’altro, passa sì per periodi in cui realizza poco, ma quasi sempre consente agli altri di consegnare la merce al posto suo. Per esempio, nella sezione 2022 della stagione in corso è andato a rete 8 volte in 21 partite e contemporaneamente ha servito cinque assist. Poi è andato al Mondiale, lo ha vissuto inizialmente in prima persona singolare, quindi è stato gradualmente circoscritto nel minutaggio, anche se ha saltato del tutto solo la semifinale con la Croazia.

L’argentino, un trascinatore

Ma non importa, o almeno Lautaro ha finto che non importasse. Al pari degli altri due argentini d’Italia è tornato convinto che la sua vita sia cambiata e di essere in missione per cambiarla agli altri. A parte il fatto che ultimamente lo designano regolarmente capitano, è dalla Befana che segna quasi un gol a partita, piuttosto spesso determinanti. Tra l’altro ha deciso il derby di campionato e in Coppa Italia non ne parliamo: con una rete al Parma e il passaggio vincente per Darmian con l’Atalanta sta facendo quasi tutto da solo. In Champions con il Porto è stato eclissato dal ritorno possente di Lukaku, e questo fa parte del gioco quando stai in una squadra come l’Inter. Resta il fatto che se Inzaghi, invece di scendere, dopo il Mondiale è salito dal quarto al secondo posto il merito è in gran parte del ritrovato affetto tra Lautaro e la rete. Così come la Juve deve molto a Di Maria nella crescita da tredicesima a settima e la Roma a Dybala per ritrovarsi terza dopo essere arrivata sesta alla pausa. Il Toro è uno di quei giocatori a cui puoi pure concedere un’occasione, ma non ti salti mai in mente di lasciargliene due. In un mondo di argentini dal tiro mancino, il suo destro risplende di luce propria. Robusto e veloce, i difensori migliori non sanno bene come prenderlo. Intanto ha aperto un ristorante a Milano e non perde occasione di segnalare che vuole sposarsi e che sta per avere un altro figlio. Messaggi trasversali per non essere coinvolto nell’eventuale ristrutturazione del club. Al momento è fatica inutile. Lautaro non sembra più in procinto di cessione come poteva essere qualche mese fa. Non che la Liga non gli piacerebbe, però il sentimento in questa fase non appare reciproco. In Inghilterra, dove avrebbero i soldi per prenderlo, non si sentirebbe a suo agio, almeno non crede. E poi ha venticinque anni, tutta la vita agonistica davanti e un contratto lungo. Non c’è da riflettere troppo sui suoi sviluppi futuri, come invece può essere il caso per Lukaku e Dzeko. Insomma, l’Inter oggi è sua. Per moral suasion più che per prepotente conquista alla Di Maria.


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