Acerbi e il dito medio ai tifosi della Roma: ecco cosa rischia

È stato insultato, ma quel gesto è una violazione. Indagine aperta, l’interista incontrerà il procuratore Chiné
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Giorgio Marota
ROMA - Esultare con un dito medio, oltre a violare il bon ton, non è consentito dalle regole federali. E così il gesto di Francesco Acerbi, pur figlio di cori vergognosi, ha indignato anche la procura federale che ha aperto un’inchiesta per violazione del codice di giustizia sportiva. Al centrale dell’Inter verrà probabilmente contestata la violazione dell’articolo 4, che abbiamo imparato a conoscere nella vicenda plusvalenze della Juve, cioè quel grande “contenitore etico” che impone ai tesserati la lealtà, la probità e la correttezza nei comportamenti.  

Caso Acerbi, tutti i fatti dopo Roma-Inter 

Dopo il gol di Acerbi e durante il controllo al Var, dagli spalti sarebbero partiti diversi insulti, come «Devi morire!» e altri riferimenti alla malattia (il cancro) che l’atleta ha affrontato nel 2014 e superato. Cori deprecabili, eppure agli atleti è richiesto di non scendere mai sul piano degli insulti. Convalidata la rete, Acerbi si è invece rivolto con il dito medio verso la Tribuna Montemario. L’arbitro, le telecamere e neppure i quattro ispettori della procura Figc a bordo campo hanno notato nulla, complice un diluvio copioso e la concitazione del momento. Diverse foto però sono finite sulla scrivania del procuratore federale Chiné. Ecco dunque l’indagine, che terrà conto anche dell’azione che ha scatenato la reazione di Acerbi, cioè delle dovute attenuanti. L’interista si recherà presto in procura e l’audizione potrebbe diventare anche un passo verso il patteggiamento. Senza un accordo, viceversa, il centrale potrebbe rischiare una o due giornate di squalifica. I calciatori che in passato hanno rivolto gesti provocatori, quasi sempre, hanno optato per l’ammissione di responsabilità che porta a una multa. Successe ad esempio con l’ex Roma Zaniolo, che durante i festeggiamenti post Conference si scagliò contro i rivali della Lazio. 

Inzaghi e la telefonata: nessun provvedimento

Non dovrebbe esserci, infine, nessun provvedimento nei confronti di Inzaghi. Dopo la partita, Bastoni ha parlato di una videochiamata tra l’allenatore (squalificato) e la squadra durante l’intervallo. «In realtà il mister ha fatto delle comunicazioni allo staff - la precisazione del vice Farris - ma il tramite siamo stati noi che abbiamo detto ai ragazzi cosa fare». Secondo l’articolo 21 del codice «i tecnici nei cui confronti è stata inflitta la squalifica non possono svolgere alcuna attività inerente alla disputa delle gare; in particolare sono loro preclusi la direzione con ogni mezzo della squadra, l’assistenza alla stessa in campo e negli spogliatoi». Appurato dagli ispettori che Inzaghi non si è recato negli spogliatoi, resterebbe solo da accertare l’esistenza e la natura di questa comunicazione. Una fattispecie parecchio complicata da dimostrare, anche alla luce della correzione di Farris. Chi potrebbe mai dare ora, in un eventuale interrogatorio, una versione differente? 


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