Inzaghi e il calcio relazionale dell’Inter: così ha vinto lo scudetto

Tre stagioni di lavoro ad Appiano Gentile e un modello tattico perfezionato nel tempo: vi spieghiamo la filosofia del tecnico e del suo staff  

Fabrizio Patania
Fabrizio Patania

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Pubblicato il 23.04.2024, 10:25 (Aggiornato il 29.04.2024, 14:31)

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Connessioni e calcio relazionale 

Si parla di “calcio posizionale” (modello Manchester City) quando si ricerca la superiorità attraverso il controllo del pallone, preso come riferimento principale in fase di non possesso: le posizioni non sono fisse ma flessibili, variano in base all’assetto avversario e alla posizione della palla. Si parla di “calcio relazionale” quando si arriva allo stesso risultato con un percorso opposto. Le relazioni, è bene precisarlo, sono insite nel gioco. Per i seguaci di Guardiola il sistema tattico crea le connessioni. Per Diniz (tecnico del Fluminense in finale al Mondiale per Club) e per gli allenatori iscritti a questa scuola di pensiero, sono le “connessioni” tra i calciatori a creare un sistema tattico variabile, interpretan do il gioco secondo istinto e intesa. Se Bastoni avanza, nel caso dell’Inter, Mkhitaryan e Dimarco sanno come innescarlo e coprirlo. Si trovano a occhi chiusi. Se Darmian si accentra, Pavard scende sulla corsia laterale e attacca come un esterno. Quando Barella taglia il campo, Calhanoglu verticalizza con un tocco, usando le sponde di Lautaro, finto trequartista. Sono i giocatori a disegnare il modulo. Movimento costante, ruoli intercambiabili, questione di intesa spontanea, di “relazioni” nate sul campo. L’Inter della seconda stella ha dato quasi sem pre la sensazione di essere irresistibile e sorprendente.