Inter, l'incubo zero titoli: Triplete sfumato, scudetto in bilico e il Barcellona spaventa

Troppi infortuni nei momenti chiave della stagione. E l’età media elevata della rosa nerazzurra di certo oggi non aiuta. Inzaghi paga anche le scelte del club
Pietro Guadagno

In una settimana è cambiato tutto. L’Inter è passata dall’entusiasmo per aver eliminato il Bayern, conquistando la semifinale Champions e conservando il sogno Triplete più vivo che mai, alla batosta con il Milan, che ha cancellato la Coppa Italia dagli obiettivi, passando per la sconfitta di Bologna che ha rimesso tutto in discussione in campionato. Così adesso l’incubo è di chiudere la stagione senza nulla in mano. Intendiamoci, il rischio c’era anche prima. E sin dall’inizio tutti, senza esitazioni, hanno scelto di correrlo. Tanto che ora, in ogni caso, non ci sono ripensamenti. La realtà però racconta che quella doppia caduta nello spazio di appena 4 giorni (non accadeva da oltre 2 anni) sembra aver tolto qualche certezza o sicurezza. Attenzione, sarebbe scorretto non riconoscere il valore al percorso compiuto finora da Lautaro e soci. D’altra parte, chiudere con “zero titoli” inevitabilmente sarebbe un boccone difficile da digerire. 

Inter, l'età media della squadra non aiuta

La truppa di Inzaghi continua, comunque, ad avere tutti i mezzi per andarsi a prendere lo scudetto e per arrivare fino in fondo in Champions. Tuttavia, l’evoluzione delle ultime settimane e, in particolare, gli ultimi risultati hanno sollevato il dubbio che, forse, l’asticella era stata posta troppo in alto rispetto alle effettive potenzialità della squadra. Nessuno può mettere in discussione la qualità del materiale a disposizione di Inzaghi. Ma l’età non è certo un dettaglio. E quando un rosa, pur di alto livello, ma forse un po’ troppo matura, viene spremuta da un calendario senza respiro, come accaduto in questi mesi, arriva il momento in cui occorre pagare il conto. È difficile, insomma, chiedere ad ultratrentenni di esprimersi sempre o quasi al massimo, a distanza di 3-4 giorni tra un impegno o l’altro. La benzina ad un certo punto si esaurisce, il livello della prestazione cala, anche nell’arco dei 90’, e poi aumenta il pericolo di infortuni


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Inter

Inter, troppi infortuni nei momenti chiave

Ecco, anche da quel punto di vista non è stata un’annata facile per la squadra nerazzurra. I guai fisici sono stati molti di più rispetto allo scorso anno e spesso si sono concentrati in un reparto in particolare, costringendo i “sani” agli straordinari. Di fatto, Inzaghi non ha mai avuto l’intero organico a disposizione. E, nelle ultime settimane, gli stop di Dumfries (era tra i più in forma) e Zielinski (ha ridotto le fondamentali rotazioni in mezzo al campo) si sono rivelati assai pesanti. A questi si è aggiunto pure il guaio più leggero di Thuram, il cui gioco in profondità è tra le armi più preziose dell’Inzaghi-ball. 

Inter, Inzaghi paga le scelte della società

Eppure, come sostengono in tanti, il tecnico piacentino dovrebbe vere una tale quantità di uomini a disposizione per poter ovviare ad ogni assenza. Nei fatti, non è così. Perché, come è ormai evidente, diversi rincalzi sono lontanissimi dal livello dei titolari. E, quando tocca a loro, l’Inter non può più essere considerata una corazzata. L’attacco, ad esempio, ad eccezione di qualche fiammata di Arnautovic, non esiste senza il tandem Lautaro-Thuram. Asllani non può essere il vice Calhanoglu. E Frattesi ha caratteristiche che mal si sposano con lo stile di gioco nerazzurro. Scontato che si provvederà in estate. Ma, magari, si poteva intervenire già a gennaio, dando ad Inzaghi almeno un rinforzo in attacco. C’era già un prescelto: Marcos Asensio, poi finito in prestito dal Psg all’Aston Villa. Ma Oaktree non ha dato il via libera ad un’aggiunta, senza una contemporanea uscita. E là davanti nessuno ha voluto fare le valigie… 


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In una settimana è cambiato tutto. L’Inter è passata dall’entusiasmo per aver eliminato il Bayern, conquistando la semifinale Champions e conservando il sogno Triplete più vivo che mai, alla batosta con il Milan, che ha cancellato la Coppa Italia dagli obiettivi, passando per la sconfitta di Bologna che ha rimesso tutto in discussione in campionato. Così adesso l’incubo è di chiudere la stagione senza nulla in mano. Intendiamoci, il rischio c’era anche prima. E sin dall’inizio tutti, senza esitazioni, hanno scelto di correrlo. Tanto che ora, in ogni caso, non ci sono ripensamenti. La realtà però racconta che quella doppia caduta nello spazio di appena 4 giorni (non accadeva da oltre 2 anni) sembra aver tolto qualche certezza o sicurezza. Attenzione, sarebbe scorretto non riconoscere il valore al percorso compiuto finora da Lautaro e soci. D’altra parte, chiudere con “zero titoli” inevitabilmente sarebbe un boccone difficile da digerire. 

Inter, l'età media della squadra non aiuta

La truppa di Inzaghi continua, comunque, ad avere tutti i mezzi per andarsi a prendere lo scudetto e per arrivare fino in fondo in Champions. Tuttavia, l’evoluzione delle ultime settimane e, in particolare, gli ultimi risultati hanno sollevato il dubbio che, forse, l’asticella era stata posta troppo in alto rispetto alle effettive potenzialità della squadra. Nessuno può mettere in discussione la qualità del materiale a disposizione di Inzaghi. Ma l’età non è certo un dettaglio. E quando un rosa, pur di alto livello, ma forse un po’ troppo matura, viene spremuta da un calendario senza respiro, come accaduto in questi mesi, arriva il momento in cui occorre pagare il conto. È difficile, insomma, chiedere ad ultratrentenni di esprimersi sempre o quasi al massimo, a distanza di 3-4 giorni tra un impegno o l’altro. La benzina ad un certo punto si esaurisce, il livello della prestazione cala, anche nell’arco dei 90’, e poi aumenta il pericolo di infortuni


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