Inter, Inzaghi a un passo dall'Olimpo. Ma il futuro resta un rebus© AS Roma via Getty Images

Inter, Inzaghi a un passo dall'Olimpo. Ma il futuro resta un rebus

Il tecnico può entrare nel ristretto club degli allenatori nerazzurri capaci di arrivare in vetta all’Europa. Poi se lascia, il club va su Fabregas
Pietro Guadagno
5 min

A un passo dall’Olimpo. Conquistare la Champions, infatti, spalancherebbe a Inzaghi l’ideale cancello dell’empireo dei tecnici interisti. A oggi, hanno potuto entrarvi solo Herrera e Mourinho, ovvero gli unici allenatori della storia nerazzurra capaci di vincere la più importante competizione europea. E ora, appunto, potrebbe toccare al “Demone” di Piacenza. Il “Mago” addirittura ha trionfato due volte di fila. Ma da quella doppietta sono passati ormai 60 anni. Il successo dello “Special One”, invece, è decisamente più fresco, visto che risale a una quindicina di anni fa. La Champions, allora, completò un clamoroso Triplete. Ma dopo quella straordinaria impresa, il club nerazzurro precipitò in un lungo tunnel. Fu Conte, con lo scudetto del 2021, a riaccendere la luce. Ma solo con Inzaghi l’Inter è tornata definitivamente a brillare. Sembrava impossibile, invece, nel giro di appena 4 stagioni, Lautaro e compagni sono tornati nell’élite europea.

Il percorso

Due anni fa, la finale di Istanbul fu un exploit inatteso. Ma aver retto la scena contro la Manchester City, perdendo di misura, ha permesso all’Inter di conquistare un nuovo status e soprattutto la piena consapevolezza dei propri mezzi e possibilità. Il bis, così ravvicinato, dunque, non è più una sorpresa, ma la conferma di un processo di crescita. Che ha avuto tappe importanti e decisive come l’eliminazione di Bayern e Barcellona. Tutto questo fa sì che, a Monaco, la squadra nerazzurra, non si presenti più da outsider o da underdog, ma con lo stesso livello di ambizioni e di aspettative del Psg. Forse i francesi, sul piano della qualità e della ricchezza della rosa, sono da considerare superiori e, quindi, (leggermente) favoriti. Ma la truppa di Inzaghi ha tutto per sollevare il trofeo. Senza, peraltro, stupire più nessuno.

L'unicità

L’impronta del tecnico piacentino in questo percorso è netta. L’Inter di oggi è una sua creatura: l’ha creata, plasmata e resa unica. Nessuno, infatti, ha quello stile di gioco e quel modo di occupare il campo. E questo ha permesso a Lautaro e soci di superare ostacoli all’apparenza insormontabili. La verità è che l’Inter, sin qui, ha vinto con il suo collettivo, superando in questo modo le individualità magari più spiccate degli avversari. Merito anche di uno spogliatoio granitico, fatto di uomini prima che calciatori, che ha trovato la sua guida in Inzaghi. La sua creatura ha suscitato l’ammirazione della critica, per la verità più all’estero che in Italia. Conquistare la Champions, non solo sarebbe il picco più alto di una carriera ancora giovane, ma farebbe rimangiare tante critiche. Comprese quelle più recenti, accese dal fatto di aver lasciato per strada lo scudetto.

Il futuro

Sono tanti i pensieri che circolano nella testa di Simone, a poche ore ormai dal fischio d’inizio della sfida con il Psg. Ha cercato di mettere tutto il resto da parte, ma l’incertezza sul suo futuro accompagnerà comunque la vigilia della finale. Le riserve verranno sciolte una volta tornati a Milano, in occasione di un incontro con la dirigenza che andrà in scena all’inizio della prossima settimana, probabilmente già martedì. Anche l’esito del match con i francesi sarà una variabile di cui tenere conto, oltre, chiaramente, dalla ricchissima offerta dell’Al Hillal: cinquanta milioni per due stagioni. L’Inter ha fiducia di avere in mano gli argomenti giusti per cancellare ogni incertezza di Inzaghi, tra cui un mercato fatto finalmente di investimenti, come dimostrato dai due colpi già messi a segno: Sucic e Luis Henrique. Tuttavia, esiste comunque la possibilità che quella con il Psg sia l’ultima gara sulla panchina nerazzurra per Inzaghi. Obbligando l’Inter a cominciare un nuovo ciclo. Con chi al suo posto, però? Tramontato Allegri, occhio a Fabregas...


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