Chivu, debuttante a chi? Lo scudetto con l’Inter in porto grazie a due motivi

Gli sono bastate le 13 panchine fatte con il Parma per costruirsi una strada da vincente: ecco tutti i segreti
Daniele Vitiello
6 min

Per lo scudetto dell’Inter c’è da attendere ancora la matematica, mentre per gli elogi a Cristian Chivu i tempi sono già maturi. Perché se i nerazzurri sono arrivati a dominare il campionato, nonostante le premesse stagionali ampiamente avverse, il merito è in ottima parte anche del tecnico rumeno. Ha conquistato la scena e si è rivelato all’altezza della missione, confermando la lungimiranza della dirigenza la scorsa estate, quando in viale della Liberazione si decise di puntare su di lui in barba allo scetticismo generale. Si è fatto bastare le tredici panchine di Parma come trampolino di lancio verso il grande palcoscenico del Meazza, già vissuto da calciatore.

Chivu, come ha ridato credibilità a uno spogliatoio devastato

Dal primo giorno ad Appiano Gentile, Chivu ha avuto l’obiettivo di ridare credibilità a uno spogliatoio devastato dal finale della scorsa stagione. Era l’unico modo per farsi strada tra i vecchi lupi di mare che l’attendevano al varco e speravano in un suo flop. Sapeva che per puntare al bersaglio grosso, avrebbe dovuto ricomporre l’alchimia all’interno dello spogliatoio. Si è dimostrato abile psicologo e comunicatore, prima ancora che confermasse la sua abilità anche sul campo. Ha scoperto da subito, travolto da dinamiche di ogni tipo, che il lavoro sul terreno di gioco è in realtà solo una parte dell’esperienza di un allenatore, soprattutto a certi livelli. Non si è tirato indietro quando è stato chiamato a gestire le tensioni tra i senatori, così come l’inserimento dei nuovi e contingenze come quelle legate all’episodio Bastoni-Kalulu di certo non facili da affrontare. Il dialogo è sempre stato schietto, anche grazie al ricorso a un ottimo inglese, che parla oltre l’italiano, l’olandese e il rumeno.

La strategia comunicativa di Chivu

Il registro utilizzato nei primi mesi davanti ai microfoni era tutt’altro che casuale. Rientrava in una strategia che è servita a porre basi solide per la sua prima stagione intera su una panchina di Serie A. Ha percorso tutta la scala di grigi, spaziando dal tono più conciliante di inizio stagione a quello decisamente più incisivo delle ultime settimane, in cui ha capito che la squadra aveva bisogno di una guida solida e di scariche di adrenalina per percorrere l’ultimo tratto di stagione con la giusta determinazione.

Chivu, la conferma del 3-5-2 e l'introduzione dei suoi concetti

Fa parte della capacità di leggere i momenti che ha chiesto a gran voce e trasmesso anche ai suoi giocatori. Lasciandogli il recinto del 3-5-2 per non stravolgere, anche in virtù dell’andamento del mercato estivo, ma comunque modificando lo spartito attraverso i suoi concetti. Su tutti, maggiore verticalità e un baricentro più alto con una feroce fase di riaggressione. Ha poi coinvolto tutti nelle rotazioni, facendoli sentire parte integrante del progetto, a prescindere da età e status, e garantendosi una continuità di rendimento sbalorditiva.

Il percorso netto con le squadre dal quarto posto in giù gli ha permesso di volare via e fare il vuoto dietro di sé. Non aver battuto Milan e Napoli sarà una macchiolina su cui lavorare l’anno prossimo, ma non impedirà ai tifosi di invadere il Duomo tra pochissimo. Per quello è solo questione di tempo.


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