Lazio, l’ex André Dias: “Rivalità con la Roma? Da paura, ve la racconto”

Il brasiliano, che per 4 anni ha giocato con la maglia biancoceleste, ha ricordato il derby contro i giallorossi: “In certi quartieri potevo essere picchiato”
Lazio, l’ex André Dias: “Rivalità con la Roma? Da paura, ve la racconto”© LaPresse

ROMA - Il derby della Capitale fa il giro del mondo. E in Brasile lo ha raccontato André Dias, ex difensore della Lazio dal 2010 al 2014. Nonostante arrivò in Italia da sconosciuto, con la maglia biancocelesti si impose come uno dei migliori del suo ruolo. E ai microfoni di Espn ha ricordato la stracittadina: “La rivalità con la Roma è qualcosa di incredibile. Non potevo parlare con i brasiliani che giocavano con i giallorossi. C'erano quartieri di fede laziale e altri di fede romanista. Non potevo girarci. Ero "maledetto", e potevo anche essere picchiato. Ho pensato che le rivalità tra le squadre brasiliane fossero importanti, ma Roma-Lazio era dieci volte peggio. Lì vivono per quella partita”.

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Il ricordo particolare

Una sera ero a cena con la mia famiglia prima del derby. Circa quattro tifosi vengono da me con un foglietto con scritta la formazione, chiedendomi se fosse la squadra giusta per il derby. Risposi che non ero l'allenatore della Lazio. Erano talmente esaltati! Non ci pensai due volte ad accettare la Lazio, perché non conoscevo il momento che viveva. L'ho accettata solo perché era l'Italia e per il calcio europeo, che era il mio sogno. La squadra era vicina alla zona retrocessione e non lo sapevo. Feci le visite mediche a Roma, tornai in Brasile per prendere le mie cose e tornare in Italia per giocare nel weekend. Sono arrivato con un fuso orario, non riuscivo a dormire e dovevo andare subito alla partita. Abbiamo perso 1-0 contro il Catania con un gol di Maxi López a causa di un mio errore. La stampa fu critica nei mie confronti, ma nessuno conosceva la situazione. Per fortuna non capivo l'italiano. Dopo la partita, 15 tifosi si sono presentati a Formello lanciando delle bombe carta. Mi chiesi cosa ci facessi a Roma. Avevo lasciato una squadra in Brasile che lottava per vincere, per una che viveva una situazione travagliata”.

L’aiuto di Reja

“Per fortuna arrivò Reja che fu un padre per me e mi insegnò molto. Mi ha lasciato fuori per cinque partite per capire cosa stava succedendo. Il calcio italiano è molto tattico mentre quello brasiliano è molto istintivo. Siamo riusciti a migliorare ogni anno, lottando per le prime quattro posizioni, giocando in Europa League e piazzandoci tra le prime in Italia. Ho anche imparato a parlare la lingua e capire la cultura italiana. Alla fine è stato bello. All'epoca della Coppa Italia del 2013 volevo già tornare in Brasile. Nel 2011 il Santos voleva che giocassi nel Mondiale per Club. Poi è arrivato l'Atlético Mineiro quando c'era Ronaldinho Gaúcho, mi volevano perché Réver era infortunato. Volevo tornare in Brasile e giocare la Libertadores. Ho iniziato a non essere d'accordo con la dirigenza della Lazio che non voleva vendermi”.

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