Lazio, Felipe Anderson contro il Milan cerca il quarto gol di fila

Il brasiliano, ancora al centro del tridente, sfida Pioli: è l’allenatore che lo ha aiutato a mettersi in mostra. Nel 2014-2015, con l’attuale tecnico del Milan, arrivò a 10 reti in serie A. C’è anche un tabù da sfatare: contro i rossoneri non ha mai vinto
Lazio, Felipe Anderson contro il Milan cerca il quarto gol di fila© ANSA
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Carlo Roscito
TagsFelipe AndersonLazioMilan

ROMA - Tutte le carte per puntare su se stesso. Cerca il poker, Felipe Anderson: ha colpito nelle ultime tre partite consecutive, nella lista delle vittime ha scritto i nomi di Empoli, Sassuolo e Bologna. Due sfide di campionato a cui ha aggiunto la firma in Coppa Italia, decisiva giovedì scorso per passare il turno all'Olimpico. Ora davanti c'è il Milan e un'occasione quasi unica, quella di timbrare il cartellino per la quarta volta ravvicinata. Gli incroci del destino lo mettono di fronte a Pioli, l'allenatore che ha consentito la sua esplosione nella stagione 2014-2015. Bastò una scintilla contro il Varese in Coppa Italia, il fuoco divampò poco dopo: in un attimo si trasformò da giovane impacciato ad astro nascente del campionato italiano. Esterno imprendibile del 4-2-3-1 dell'attuale tecnico rossonero.

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Striscia

Un periodo di forma straordinaria in cui si concretizzò il solo precedente paragonabile al presente: 3 match di fila nel tabellino dei marcatori, all'epoca furono addirittura 4 le reti siglate. Doppietta all'Inter il 21 dicembre 2014, giocò un primo tempo da fenomeno: il sinistro all'angolino, poi la fuga da metà campo imitando Ronaldinho (ricordò il connazionale durante l'indimenticabile Real Madrid-Barcellona del 19 novembre 2005). Uno slalom ripetuto il 5 gennaio 2015 contro la Sampdoria per servire un assist d'oro a Djordjevic: la gara l'aveva spianata prima dell'intervallo con un destro da fuori aerea. Ormai si era innescato, il tris d'autore arrivò l'11 gennaio nel derby con la Roma: stop e conclusione mancina all'angolino per bucare De Sanctis (2-2 finale).  

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Forma

A Felipe, 8 anni dopo, è riuscita un'altra striscia del genere in biancoceleste. Il colpo di testa su corner di Luis Alberto contro l'Empoli, lo scippo a Tressoldi nei minuti di recupero della trasferta a Reggio Emilia, infine la palla depositata in porta su gentile servizio di Pedro (il replay del gol all'ultimo derby). Sulla fascia destra o da falso nueve, sta dimostrando di essere maturato e aver accantonato ogni discorso relativo alla discontinuità, il suo difetto da sempre. È cresciuto, Sarri l'ha responsabilizzato a prescindere dalla posizione occupata nel tridente offensivo. L'ex maestro Pioli è avvisato, sarà lui il pericolo maggiore per il Milan che si presenta a Roma senza neanche una vittoria nelle ultime 4 gare ufficiali (2 di Serie A, 1 di Coppa Italia, più la Supercoppa). 

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Stimoli

Al Diavolo il passato nel tentativo di migliorare ancora. Prestazioni e score, Anderson non si accontenta più: con Pioli in panchina toccò il record di 10 gol in un singolo campionato (2014-2015), adesso è a quota 5 quando manca una giornata al termine del girone d'andata. Il passo è quello giusto, così come la testa e la convinzione. «È forte, a differenza degli anni scorsi mi sembra che stia trovando anche continuità di rendimento», ha commentato Sarri in sala stampa alla vigilia, interpellato sul suo conto. L'ha coccolato e spronato nella scorsa stagione, ora non ne ha più la necessità. Le risposte arrivano in modo automatico, senza il bisogno di sollecitazioni esterne.  

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Tabù

Mille significati per Felipe Anderson, la partita di stasera. Può allungare le soddisfazioni personali e allo stesso tempo sfatare un tabù negativo: non ha mai battuto il Milan, lo ha affrontato in 11 occasioni (3 pareggi e 8 sconfitte tra campionato e Coppa Italia) non riuscendo a segnargli nemmeno una volta. Nella sua carriera nessuna traccia di gol o assist contro i rossoneri. Un motivo in più per cercare il poker oggi: le carte in regola ci sono tutte, la posta in palio vale oltre i 3 punti in classifica. 

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