Lazio, ora Lotito investa sul vivaio

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Lazio, ora Lotito investa sul vivaio© LAPRESSE
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Fabrizio Patania

L’ultimo scudetto della Lazio, categoria Primavera, risale al 2013. In panchina Alberto Bollini, fresco campione d’Europa con l’Under 19 dell’Italia, salita sul gradino più alto del podio a Malta senza un talento laziale in rosa. Il suo capitano era Danilo Cataldi, oggi 28 anni, sbocciato solo nella passata stagione sotto la guida di Sarri e inserendosi nel vuoto lasciato da Leiva. La società, investendo 10 milioni, aveva puntato su Marcos Antonio, entrato in pochi mesi nella lista degli esuberi. Anche nell’Italia Under 20 del ct Nunziata, argento al Mondiale in Argentina, non figurava alcun laziale. Matteo Cancellieri, cresciuto nella Roma e considerato da Sarri in uscita, era l’unico Under 21 convocato da Nicolato per l’Europeo. Lunedì è stato ceduto in prestito lo spagnolo Raul Moro al Valladolid: Tare, nell’estate 2019, spese 7 milioni (6 più 1 di commissione) per strapparlo alla Cantera del Barcellona. Nell’ultimo anno sono stati investiti soldi per Diego Gonzalez (paraguaiano), Sana Fernandes (portoghese) e lo spagnolo-senegalese Balde (fratellino di Keita) che hanno aiutato la Primavera di Sanderra a tornare in Serie A, ma dietro non c’è un progetto e non si vedono basi solide: la Youth League inizierà a settembre e spaventa come il mare in burrasca. L’estate scorsa il monte ingaggi della Primavera della Lazio pesava per 1,3 milioni: nessuno di quei ragazzi promette un futuro in Serie A.

Lazio, serve la svolta radicale

Ecco perché la data simbolica del 19 luglio, a diciannove anni di distanza dal suo ingresso nel mondo del calcio, dovrebbe indurre Lotito verso una svolta radicale: investire di più e nel modo giusto nel vivaio, puntando sul territorio. Mauro Bianchessi si è dimesso all’inizio di maggio e non è ancora stato nominato un responsabile del settore giovanile. L’attività, pro tempore, è stata portata avanti sino a giugno da Fabiani e Bianchi. Stesso discorso per la ristrutturazione societaria, rinviata a settembre. Dopo l’addio di Tare, Lotito si è assunto l’onere e la responsabilità del mercato, spalleggiato da Fabiani e Calveri con l’appoggio di Picchioni, assistente di Sarri. Non si discutono le sue doti di sintesi e l’abilità nelle trattative, semmai il ritardo con cui è partito, sopraffatto dagli impegni politici in Senato e in Lega (diritti tv). La Champions non è uno scherzo. Mau, dopo la cessione di Milinkovic e nelle stesse ore in cui Immobile è entrato in discussione, aspetta quattro o cinque rinforzi sicuri, non scommesse.

Lazio, alla ricerca di un colpo

La società, guardando al futuro, rivendica la necessità di limitare l’acquisto dei trentenni. Conta il risultato finale, sostiene Lotito. Nel 2004, senza un diesse, chiuse il mercato con 9 acquisti in un giorno, non tutti presentabili. L’augurio è che il 31 agosto questa volta alzi il livello, magari con un colpo alla Berardi, presentando una Lazio adeguata per la Champions. Poi non si accontenti e cominci sul serio a programmare. Si pensa al futuro ricostruendo un vivaio che non c’è più. Un uomo solo al comando non basta. Lo dice anche Sarri, appassionato di ciclismo.


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