Lazio, Parolo: "Klose un esempio, Caicedo una bella storia"

Le parole dell'ex calciatore biancoceleste oggi opinionista di Dazn
Lazio, Parolo: "Klose un esempio, Caicedo una bella storia"© BARTOLETTI
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Intervista fiume quella rilasciata dall'ex calciatore della Lazio, e oggi opinionista di Dazn, Marco Parolo che ai microfoni di Radiosei ha ripercorso la sua carriera in biancoceleste, partendo proprio dalla fine, ovvero da quanto è tornato all'Olimpico per la prima volta da opinionista: "Entro all'Olimpico e la gente si alza in piedi per applaudirmi. Io non li avevo mai salutati, perché con Senad avevamo finito con il Covid e quindi gli stadi erano vuoti. Sono uno che fa fatica a commuoversi, ma in quell'occasione mi sono emozionato, la spontaneità dei tifosi mi ha colpito".

L'elogio a Miro Klose

Parolo ha giocato con tanti campioni, nessuno però come Miro Klose: "Miro è stato un altro esempio. Era un giocatore fortissimo a livello mentale, oltre che calcistico. Un anno siamo stati in quattro a segnare dieci gol, lui, io, Felipe Anderson e Candreva, ma solo grazie ai suoi movimenti. Io lo metto in mezzo a Dzeko e Immobile, non era solo un bomber, ma faceva anche segnare".

"Caicedo bella storia, Leiva incredibile"

Menzione speciale anche per l'uomo dei gol all'ultimo minuto Felipe Caicedo e per Lucas Leiva: "Quella di Caiedo è una bella storia. Sbaglia due gol a Crotone, lo volevano mandare via tutti. Ricordo che in ritiro che noi ci esponiamo per tenere Caicedo, preferivamo lui piuttosto che un altro, perché si allenava bene, era gradevole nello spogliatoio e aveva capito che davanti aveva Ciro Immobile, poteva così convivere con questo ruolo. Alzava il livello dell'allenamento e la competizione. Leiva? Ricordo che quando giocavamo insieme io spostavo l'uomo e lui lo sparava via. Era una certezza, portò esperienza internazionale nello spogliatoio, come fece Klose prima. Per noi fu fondamentale, come possono esserlo queste figure nella Lazio. Ha fatto una carriera incredibile".

Parolo, le dichiarazioni sui leader della Lazio

La chiosa è poi sui legami creati negli anni: "Penso a Radu, Senad, Mauri. Quest'ultimo mi ha insegnato come si gestiscono certe dinamiche nello spogliatoio, come far sì che tutti vadano d'accordo. Ognuno aveva i propri ruoli: Lulic lo era in campo, io dovevo gestire altre cose. Nascono dei rapporti, dei legami, anche per mezzo di scherzi e discussioni".


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