
Lazio, uno stile europeo
Leggi il commento del Corriere dello Sport-Stadio
La Lazio ha uno stile europeo: rischio e bellezza, velocità e pressing, energia e divertimento. Ma un’altra caratteristica di questa squadra, ripensata in estate senza compromessi, riguarda la riscoperta del concetto di altruismo, un valore che si era smarrito nella scorsa stagione, quando in campo non si ragionava al plurale e si percepiva un rapporto complesso tra giocatori e dirigenza. Ieri ha battuto in rimonta l’Empoli, quarta vittoria di fila dopo quelle con Dinamo Kiev, Torino e Nizza. Ha sofferto, ha faticato, ha cambiato direzione a una domenica complicata. Provedel è scivolato durante il cross che ha portato al vantaggio di Sebastiano Esposito. Castellanos ha sbagliato il rigore del 2-1. Nei momenti critici la Lazio ha reagito grazie alla sua mentalità. Una festa costruita da Zaccagni e Pedro, che ha inventato un gol all’incrocio dei pali, trasformando l’Olimpico nel Camp Nou: un altro manifesto di una carriera con venticinque trofei. Lo spagnolo, classe 1987, è il capitano morale di questo gruppo: un riferimento per serietà e applicazione.
Tredici punti in campionato: gli stessi della Juve. L’anno passato ne aveva conquistati sette. Primo posto in Europa League. Ventuno gol in nove partite tra serie A e coppa. Baroni è distante da Sarri e Tudor. Non appartiene alla categoria degli integralisti. Il suo calcio non è legato a un modulo: la flessibilità è il tratto distintivo di un allenatore che ha trasmesso subito alla Lazio il piacere di un percorso da sviluppare insieme. Confronto e condivisione. Era arrivato a Formello con un’idea di base, quella del 4-3-3: l’ha rivisitata dopo il ritiro in Cadore e le dinamiche del mercato, ha virato sul 4-2-3-1, ha brevettato la formula del doppio centravanti, lavorando sull’intesa tra Dia e Castellanos. Il complimento più bello l’ha ricevuto da Guendouzi, che a marzo non aveva accolto in modo favorevole le dimissioni di Sarri e l’ingresso di Tudor, valutando la possibilità di lasciare la Lazio nel caso in cui il croato fosse rimasto a Roma. Il francese, in un’intervista a “FreeFoot”, si è soffermato sull’impatto di Baroni: la nuova Lazio ha trovato nella spensieratezza la sua diversità. Il ricordo di Immobile e Luis Alberto non è un peso. La squadra produce un calcio istintivo, travolgente, dominante. Non aspetta l’attimo giusto, ha l’ambizione di cercare il controllo della partita: di orientarla con i suoi ritmi. Un atteggiamento che ha rafforzato l’autostima. Una svolta totale che richiede equilibrio e altro tempo.
La Lazio è stata rinnovata, non esiste più il nucleo storico, ma le responsabilità non scottano, non sono un’ossessione. Baroni ha portato unione e dialogo. Qualità e contenuti. Ha intuito le potenzialità di Castellanos, ha creato le basi per una convivenza perfetta tra Taty e Dia, che da falso nove toglie riferimenti ai difensori e riesce a cucire la manovra come un trequartista. In tandem hanno già segnato dieci gol. Ha saputo esaltare l’universalità di Guendouzi e il dinamismo di Nuno Tavares, un terzino sinistro che viaggia come un treno: cinque assist, in Europa solo Bukayo Saka dell’Arsenal ne ha firmati di più (sette). Baroni ha dimostrato che Rovella, infinito anche ieri, può rientrare nel giro della Nazionale. A livello tattico ha garantito maggiore libertà a Zaccagni, che ha risposto con due gol alla mancata convocazione del ct Spalletti. Nella gestione di ragazzi come Dele-Bashiru e Tchaouna si sta rivelando preziosa l’esperienza che aveva vissuto da allenatore nella Primavera della Juve e del Siena. Tempo, passione e pazienza: li sta aiutando a comprendere le trappole di un calcio competitivo e selettivo. Istruire, formare e valorizzare: tre regole fondamentali nella cultura di Baroni.
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