Gerry Da Vinci

Leggi il commento del direttore del Corriere dello Sport-Stadio
Ivan Zazzaroni
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Pensa se dovesse funzionare: altro che Steve Jobs, Jennifer Doudna, Emmanuelle Charpentier, Elon Musk o Shinya Yamanaka. Se il primo Milan by Zlatan riuscisse a vincere lo scudetto o, alla peggio, a risultare super competitivo, Gerry Cardinale passerebbe alla storia come il più grande inventore del Terzo Millennio, «l’uomo che, azzerando in un’ora un’intera struttura tecnica, non infilandone una per mesi e subendo rifiuti a gogo (Rangnick, Glasner), fu capace di realizzare un capolavoro».

 

 

E pensa come la prenderebbero gli altri, gli avversari: il Marotta che punta tutto su stabilità, rapporti istituzionali e comunicazione, oppure De Laurentiis, i cui cambiamenti sono sempre pochi e di livello: quando ha tentato l’azzardo ha fallito di brutto. O Percassi, Saputo... O basta così: gli altri sono tutti - chi più, chi meno - nei guai, e da un pezzo.

A Cardinale non hanno ancora spiegato cos’è il Milan. Non ha potuto farlo il leggendario Furlani, che a un certo punto ha pensato di essere diventato Luciano Moggi; non può riuscirci Scaroni per il quale il calcio è un minerale essenziale per l’organismo umano, fondamentale per la salute di ossa e denti; potrebbe provarci Ibrahimovic, ma in questo periodo sta salutando il pubblico americano, girando spot, dispensando commenti anche in bosniaco e cambiandosi d’abito come e più di Mina a Studio Uno.

Nelle ultime ore qualcuno ha convinto il Nostro a prendere Ruben Amorim che, dopo il fallimento di Manchester, era stato avvicinato al Benfica, società che non avrebbe potuto assumerlo per i trascorsi allo Sporting dove invece fece assai bene, oltretutto attaccando il club di Rui Costa.

Il bello di Amorim, che gode di buona stampa e sa fare gruppo, è il principio tattico: il suo specifico sono la difesa a tre e il contropiede, proprio gli elementi contestati ad Allegri. Ma chissenefrega: Amorim sarà seguito con affetto da tutti gli anti-allegriani. Fino ai primi capitomboli. Vedi Motta alla Juve.

E Markus Krösche? Ex calciatore del Paderborn e allenatore scarso, s’è reinventato dirigente approdando all’Eintracht Francoforte. In Germania lo definiscono rigido, scontroso, “flessibile come l’alabastro”.

La presentazione che è stata fatta del possibile dt da alcuni media l’ha immediatamente reso antipatico al pubblico milanista: Krösche “il re delle plusvalenze”. Immagina la gioia di chi rimpiange ancora Berlusconi e Galliani per i quali la p di plusvalenze arrivava dopo Ancelotti, Baresi, Costacurta, Donadoni, Evani, Finali, Gullit, Hateley, Inzaghi, Leonardo, Maldini, Nesta, Oddo...

 


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