Brivido Kalidou

Brivido Kalidou© Getty Images
Ivan Zazzaroni

Kappakappa è giustamente considerato il più forte difensore del mondo. Pochi lo ritengono inferiore a Van Dijk e De Ligt, le altre eccellenze del ruolo. Kappakappa piace ai top club, alla stampa, alla gente: è un personaggio positivo, ricco di sostanza, uno da corpo a corpo in campo e che, fuori, si batte esponendosi con generosità per i propri diritti e per quelli del prossimo. A Napoli gli sono devoti, l’hanno eletto a simbolo anche per la sua immediata adesione alla napoletanità: dopo l’autogol di Torino, superato lo shock iniziale, quasi tutti i tifosi si sono mostrati dispiaciuti per lui prim’ancora che per l’amarissima sconfitta.

Koulibaly non è ancora un caso, ci mancherebbe: ma le sue prestazioni negative - che, sia chiaro, non ribaltano il senso di quanto avevamo visto fino allo scorso maggio - fanno rumore. Ancelotti è chiamato a evitare che lo diventi.

Rientrato in Italia più tardi dei compagni per via della coppa d’Africa e quindi con una condizione generale approssimativa, nelle prime due uscite di campionato Kalidou si è infatti reso responsabile di cinque dei sette gol subiti dalla squadra.

Durante il mercato si è scritto molto su Kappakappa: si è parlato di richieste dalla Premier, in particolare dal Manchester United: cento, centocinquanta milioni a vai col liscio e busso. Offerte che non sono mai effettivamente giunte al Napoli; Napoli che a più riprese aveva peraltro dichiarato l’incedibilità del giocatore, almeno per quest’anno.

Qualcuno è convinto che le voci di fuori non abbiano fatto bene a Kalidou: necessario che recuperi in fretta la serenità e la forma dimenticate – naturalmente non è il solo a essersi presentato non al massimo: lo stesso De Ligt, dalla parte opposta, ha esordito come peggio non avrebbe potuto.

La verità del calcio e della vita è che quando ti eleggono a fenomeno il carico di responsabilità aumenta in modo considerevole, non puoi tradire la tua classe e hai diritto a un numero ridottissimo di errori. Cinque, tutti puniti, in due sole partite non sono la ricerca acrobatica di un peggioramento ma una serie di indizi da non trascurare e richiedono un’attenzione supplementare.

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