Finalmente Osimhen: il Napoli rilancia il suo gioiello

L’attaccante nigeriano pronto a giocare dal primo minuto nella semifinale di ritorno di Coppa Italia con l’Atalanta
Finalmente Osimhen: il Napoli rilancia il suo gioiello© LAPRESSE
Antonio Giordano
Tagsnapolicoppa italiaatalanta

Osimhen si riprende il Napoli. Gattuso è pronto a rilanciare l’attaccante dal primo minuto nella semifinale di ritorno di Coppa Italia con l’Atalanta: una luce dopo il tunnel inaugurato il 13 novembre scorso in Nazionale, con l’infortunio alla spalla destra, e proseguito con l’isolamento da Covid. Ottantacinque giorni, nei quali, oltre ai 36 minuti più quattro di recupero giocati sabato con il Genoa, è riuscito a sistemare appena altri 46 minuti (25 a Verona e poi altri 21 con lo Spezia): ora a Gattuso è venuta una idea neanche tanto pazza, di presentarsi a Bergamo con il calciatore più costoso della storia del Napoli. «Sappiamo le caratteristiche che ha Victor: ci garantisce profondità, ci dà più soluzioni». Ci dà, insomma, anche se poi va ancora in giro con un bendaggio rigido alla spalla destra: ma il dolore è sparito e comunque conviene proteggersi. 

Titolare? Gattuso ci pensa

Victor Osimhen s’è preso un po’ di tempo in più, adesso si può, ed è passato dagli 8' (più 6') con l’Atalanta ai 36' (più 4) di Marassi: dentro ci ha infilato una girata mandata nell’oscurità, una mezza lite con un difensore genoano, una presenza più attiva e la sua fisicità che Gattuso ha memorizzato. «Sta facendo di tutto per recuperare. È stato fermo tre mesi ed è normale che non stia al cento per cento, ma gli serviva minutaggio e glielo abbiamo dato. E un po’ di luce l’abbiamo vista, stavolta». Atalanta-Napoli vale un pezzo di stagione, può trascinare in finale di Coppa Italia, quindi spazzare via per un bel po’ tutti quei fantasmi che ancora si intravedono intorno alla panchina, o anche introdurre sulla soglia dell’inferno. È il calcio di ieri, di oggi e di sempre e dunque domani, andando a infilare uno sguardo nel proprio libro bianco, Gattuso si lascerà tentare da questa possibilità che è emersa dopo una serie di valutazioni che si sono accavallate nella mente mai sgombera di preoccupazioni, perché è inutile fingere che non stia accadendo niente. Osimhen ha una sessantina di minuti (più o meno buoni) nelle gambe; e ha soprattutto una faccia diversa, «sente» la partita, la vive, la vuole, ha smesso di immalinconirsi, ha il desiderio di correre, di segnare, di andare ad abbracciarsi Gattuso come il 17 ottobre, il giorno del suo primo gol napoletano, dall’altra parte c’era una «Dea», l’Atalanta, e certi segnali bisogna pure coglierli in qualche modo. Un'ora sola lo vorrebbe.  

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