Napoli e Arsenal insieme alla ricerca di un calcio diverso

Storie parallele da quasi vent'anni tra questi due club
Napoli e Arsenal insieme alla ricerca di un calcio diverso
3 min
Antonio Giordano
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NAPOLI - All’inizio fu Napoli Soccer, sapeva d’Inghilterra o forse no, sapeva (quasi) di niente, perché in quel momento s’azzeravano settantotto anni di vita, gli scudetti finivano nel sottoscala, il resto tra le scartoffie di un Tribunale, sezione Fallimentare, che sanciva la fine di un’epoca e un viaggio nel mistero. Quando Aurelio De Laurentiis si insediò, 6 settembre 2004, l’Arsenal se ne andava a spasso con la fierezza di quel tempo, l’eleganza d’un calcio invidiabile e invidiato, le visioni favolistiche di Arsène Wenger e tutto ciò che rappresentava quell’era meravigliosamente bella, tra la poderosa autorevolezza di Vieira e l’eleganza trascinante di Bergkamp, con la personalità sgargiante di Sol Campbell e di Gilberto Silva e quella signorilità calcistica di Thierry Henry. Chi l’avrebbe detto, in quelle sere perfide, tra il Cittadella e le ferite aperte, che “appena” diciannove anni dopo sarebbero state lassù, virtualmente assieme, adagiate nei rispettivi macrouniversi come esempi d’un modernismo virtuoso, tutto business e fascino. Cinquanta punti rappresentano un dominio (quasi) assoluto, sanno di rivoluzione, spaccano due Mondi, con le differenze e dentro qualche analogia che fa da corredo. Il Napoli s’è ribaltato andando controcorrente, rinunciando ai suoi mostri sacri, lasciando che Insigne, il capitano, e Mertens, il capocannoniere di tutti i tempi, partissero con contratti in scadenza, dunque una reciproca scelta; e poi Koulibaly, Ospina, Fabian Ruiz, la teorica demolizione d’un Progetto che invece stava germogliando, per ribaltare le gerarchie e lasciarsi alle spalle il potere (economico) costituito. L’Arsenal ha osato alla stessa maniera, giocando d’anticipo nel dicembre del 2019, via Emery e investimento coraggioso su Mikel Arteta, strappato al City, per ricostruire.

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I collegamenti tra Napoli e Arsenal

Non è un caso che nell’estate del 2019 Napoli e Arsenal entrino in conflitto per Nicolas Pépé, che sceglie l’Emirates e costa 72 milioni di euro; forse non è fortuito manco il duello - sempre assai ravvicinato - di dodici mesi dopo, luglio del 2020, quando De Laurentiis sfida i Gunners per provare a prendere, sempre dal Lilla, Gabriel dos Santos Magalhães, pure lui attratto da Londra, però proprio mentre Victor Osimhen preferisce Napoli. C’è in entrambe, nelle due capoliste, l’attrazione per certe forme di talento da sviluppare, un richiamo per la natura travolgente di giovani nei quali credere - Odegaard, un norvegese, per Arteta; Kvaratskhelia, un georgiano per Spalletti - sui quali fondare tracce d’un calcio che diventa un modello da seguire, possibilmente da imitare. Il Napoli alle proprie spalle ha scavato un solco tra sé e Milano, l’Arsenal tiene il City a cinque punti, ma ha una partita in meno. Sembra quasi il Napoli, anche se per Transfermarkt vale 789 milioni di euro, 250 milioni più del Napoli. Come si dice bazzecole, quisquilie, pinzellacchere in inglese?

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