Conte non lascia: ridare un'anima al Napoli è la sua missione© Getty Images

Conte non lascia: ridare un'anima al Napoli è la sua missione

Il tecnico, duro con la squadra dopo il ko di Verona al debutto in campionato, vuole restituirle cuore e mentalità: tutti i dettagli
Fabio Mandarini
5 min

Dopo la sconfitta contro l’Hellas, Antonio Conte ha detto che il suo cuore ha sanguinato. Già. Ma sembra proprio che abbia sanguinato anche lo spogliatoio del Bentegodi: il tecnico ha parlato alla squadra nudo e molto crudo, ampliando e amplificando i concetti già elencati pubblicamente con la sua straordinaria, estrema chiarezza. Il Napoli è in difficoltà, vera, e i tre schiaffi di Verona hanno messo il punto esclamativo a una delle affermazioni della vigilia del signor Antonio: è un momento molto critico. Ma è pure il momento di stringersi e stringere pugni e denti. E, tanto per citarlo ancora, urge una faccia più incavolata del solito: Conte non ha alcuna intenzione di arrendersi e tantomeno di scendere in corsa; figuriamoci, assurdo. Porterà avanti la sua missione fino all’ultimo istante e soprattutto fino a quando non sarà entrato nella testa e nell’anima dei giocatori. Fino a quando non sarà la sua squadra: immagine, somiglianza e sangue caldissimo.

Il fanta sbarca sul Corriere dello Sport: iscriviti subito al nuovo gioco

Napoli, a Verona gli stessi fantasmi del post-scudetto

Il secondo tempo di Verona lo ha deluso come ha deluso chiunque, però aveva subodorato tutto: di certo immaginava di dover affrontare un importante lavoro tecnico, tattico e psicologico, ma non credeva mica che le difficoltà fossero così tante e tali. Un suo concetto è simbolico: possono arrivare uno, due o quattro giocatori nuovi, ma se la squadra continua a palesare la stessa fragilità caratteriale della stagione post scudetto, beh, allora è un guaio vero. «Ci siamo sciolti come neve al sole», ha detto al Bentegodi. Ed è la verità: il Napoli schierato a Verona, per dieci/undicesimi fatto degli uomini di un campionato fa, è ancora inevitabilmente vittima di se stesso. Kvara è uscito, l’Hellas ha segnato e il gruppo s’è sbriciolato sotto il peso di chissà quali macigni. Sempre i soliti, questi fantasmi: quelli del decimo posto con il tricolore sulle maglie.

La sfida di Conte a Napoli: c'è una missione da compiere

Oggi, nel frattempo, si ricomincia: squadra e allenatore di nuovo insieme, faccia a faccia, cuori sanguinanti nella tormenta. La terapia d’urto magari avrà già mosso le coscienze e risvegliato qualche orgoglio, ma il processo è lungo. Il Napoli che sembrava riprendere le sembianze di una squadra vera nonostante le carenze strutturali, a Verona è ricaduto nel dramma esistenziale di qualche mese fa. Preda della confusione: l’impresa titanica di Conte sarà quella di spezzare il filo con il passato recente e ingombrante e poi restituire ordine, cuore e un’anima. Una sola, grande e grossa: come una squadra vera. Coraggiosa. Consapevole di poter e dover affrontare compatta ogni difficoltà e anche di sbagliare senza assilli. Il fatal secondo tempo ha confermato che il Napoli è ancora pallido, decostruito e incapace di reagire sotto pressione: è una questione di testa, di mentalità smarrita che al mercato non si compra. O comunque non i n queste quantità. Una certezza tra tanti dubbi, però, c’è: è Antonio Conte. Lui non ha perso l’entusiasmo e la voglia di aiutare club e squadra a uscire dal buio. Per niente: bella sfida per amor proprio e per amore di Napoli, città che l’ha sommerso d’un affetto che smania di ricambiare. Forse la più grande della sua straordinaria carriera.


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di