© LAPRESSE Napoli, c'è un segreto per lo scudetto: ecco su cosa deve lavorare Conte
NAPOLI - L’attacco del Napoli, il sesto della Serie A con 45 gol, 20 meno dell’Inter e 18 meno dell’Atalanta, è finito molto spesso sotto osservazione soprattutto da quando è arrivata la frenata: un solo giocatore in doppia cifra, troppi errori in fase di conclusione, numeri individuali e collettivi meno brillanti delle concorrenti per lo scudetto. In un solo concetto: vivisezionato e certamente criticato per la tendenza a concretizzare molto meno di quanto produca. Tutto vero. Ma non del tutto sufficiente a spiegare i motivi della flessione di risultati iniziata a febbraio e proseguita fino alla sosta: statistiche alla mano, e prendendo come riferimento i periodi dalla prima alla quindicesima giornata e poi il successivo, pare chiaro che a fare la differenza sia stata la tenuta difensiva.
L'andamento del Napoli
Per intenderci: nelle prime quindici, il Napoli ha collezionato 32 punti con 10 vittorie, 2 pareggi e 3 sconfitte realizzando 21 gol (1,4 di media a partita) e incassandone 10 (0,66 di media), di cui 6 nelle due sfide perse per 3-0 con l’Hellas a Verona e l’Atalanta al Maradona. Totale cleen sheet: 9. Nelle successive quattordici, e dunque dalla sedicesima alla ventinovesima giornata, la squadra di Conte ha messo insieme 29 punti con 8 vittorie, 5 pareggi e una sola sconfitta (con il Como), segnando 24 gol (1,7 di media) e subendone 13 (0,93 di media). Totale: 4 clean sheet.
Meglio l'attacco, peggio la difesa
Paradossalmente? È migliorato l’attacco ed è peggiorata la difesa. La fase difensiva: nelle prime quindici, il Napoli ha viaggiato alla media di 0,66 gol subiti a partita, mentre nelle successive quattordici è salito a 0,93. Cioè quasi una rete a partita. Tra l’altro, è nettamente peggiorato il trend delle giornate concluse con la porta blindata: a Venezia, prima della sosta, lo 0-0 ha riproposto un clean sheet dopo un’attesa lunga otto gare. E ciò significa che nel girone di ritorno il Napoli è riuscito a non subire soltanto due volte in dieci giornate: all’andata, prendendo come riferimento le prime dieci, i clean sheet erano stati sette. Più della metà dei tredici complessivi. L’analisi, insomma, certifica innanzitutto il principio di fondo che è sempre l’equilibrio a fare la differenza. E poi che il vero punto di forza del Napoli di Conte è stato la difesa. La tenuta difensiva a fronte di un attacco meno esplosivo di altre per caratteristiche innate, e dunque per propensione realizzativa dei singoli elementi della rosa: Kvara è ancora il terzo marcatore della rosa con 5 gol e il solo Osimhen, in Süper League, con i suoi 20 gol ha segnato più di Lukaku (10), Raspadori (4), Politano (2), Neres (2), Simeone (1), Ngonge (0) e Okafor (0; 1 con il Milan) messi insieme. A nove giornate dalla fine della stagione, e in piena lotta scudetto, la conclusione è una conseguenza: a prescindere dalla variabile di un’esplosione offensiva, il Napoli deve tornare blindato per poter rincorrere fino in fondo l’obiettivo.
