Conte, urlo Champions: per la certezza aritmetica servono solo tre punti
Il calcio non è una scienza esatta, l’aritmetica sì. Dicotomia in essere al Maradona in un lunedì di fine stagione che il Napoli vuole trasformare nella presentazione di future notti di Champions: per conquistare la certezza della qualificazione servono ancora tre punti e ciò vuol dire che basterà battere il Bologna. Come se fosse facile: Conte e la sua squadra dovranno domare l’inesattezza del pallone e l’imprevedibilità di un avversario mai facile da gestire e già incontrato due volte da novembre. Bilancio in parità: sconfitta al Dall’Ara all’andata e vittoria in finale di Supercoppa a Riyadh.
Napoli, c'è la Champions League da blindare
A fare la differenza potrebbero e anzi dovrebbero essere le motivazioni: il Bologna è decimo, non vince da un mese, non è in corsa per l’Europa e tantomeno per la salvezza, mentre il Napoli ha fretta di assicurarsi la coppa-cornucopia con due giornate di anticipo, per poi dedicarsi a difendere il secondo posto e soprattutto a disegnare il futuro. Sulla carta, insomma, sembrerebbe una partita quantomeno indirizzata. Ma il calcio è empirico e tutto va conquistato curando anche il minimo particolare. Soprattutto se l’avversario è Italiano: al Maradona ha vinto tre volte in Serie A, con ognuna delle squadre che ha allenato. E tra l’altro, quando Napoli e Bologna si affrontano a Fuorigrotta è diventato assai difficile assistere a un pareggio: l’ultimo risale al 2012, poi dodici partite di fila con un vincitore (9-3 per il Napoli).
Futuro incerto per Conte e per Italiano
I numeri e le statistiche fanno sempre parte del comparto scientifico, ma la partita a cui oggi le due squadre daranno vita dalle 20.45 avrà tante implicazioni umane. E soprattutto una connessione strettissima tinta d’azzurro: l’aritmetica Champions fa inevitabilmente rima con il futuro. Con De Laurentiis, Conte e la possibilità di continuare insieme o di separarsi in assenza di sintonia: la linea ufficiale è che affronteranno ciò che sarà con il pass in tasca, anche se è davvero difficile pensare che non si siano già detti o sussurrati qualcosa (o forse molto). Una volta crollato anche l’ultimo schermo, però, sarà tutto più chiaro. Dovrà esserlo. La stessa storia, anche se con contorni e scenari diversi, sta andando in scena anche a Bologna: Italiano sì, no, chissà. Al Maradona si giocherà una specie di derby dell’incertezza, in perfetta coerenza con la natura amletica del calcio.
Hojlund per il riscatto, si rivede Di Lorenzo
Tornando alle certezze, invece, per il Napoli è inequivocabile il significato di un’altra qualificazione in Champions: sono introiti, milioni preziosi, una cinquantina tanto per gradire se ci limitiamo a contare i guadagni dell’ultima fase campionato (dipende da tanti fattori, dal ranking ai risultati, e gradualmente il tetto può salire con i playoff e gli ottavi). Ossigeno dorato per un club senza ricchi fondi e petrolio alle spalle e neanche uno stadio di proprietà, e che nelle ultime due stagioni ha investito tanto e anzi tantissimo sul mercato. Ma tornare immediatamente a giocare la coppa d’élite avrà anche il valore dell’autofinanziamento di un acquisto: l’aritmetica porterà con sé l’obbligo del riscatto di Hojlund dallo United, 44 milioni di euro da spedire a Manchester. Causa, effetto. E sarà proprio Rasmus a guidare l’attacco con De Bruyne, Alisson e McTominay a sostegno. Niente Fab Four, Anguissa andrà ancora in panchina, ma dopo cento giorni si rivedrà Di Lorenzo. In tempo per una notte decisiva.
