Totti: "Mi sono tenuto stretto la Roma, anche quando Ilary mi spingeva al Real"

L'ex capitano della Roma racconta il suo rapporto con la città e i tifosi

© Getty Images

ROMA - "La Roma è stato un sono che mi sono tenuto stretto". Francesco Totti ricorda con grande orgoglio la sua storia d'amore con la Roma, partita da quando era ancora un ragazzo e terminata due anni fa. L'ex capitano giallorosso ha rilasciato un'intervista alla rivista spagnola "Libero" raccontando il suo rapporto con la città e i tifosi, e della trattativa saltata per sua volontà con il Real Madrid

"Nella vita quotidiana poche volte mi sono goduto Roma. Tanti monumenti, tante strade, tante cose fino a oggi non le ho ancora viste. Per esempio il Colosseo l’ho visto tre o quattro anni fa. Una cosa surreale. Io a via del Corso sono trent’anni che non ci vado, l’ultima volta avevo 18 o 19 anni". Fino a ieri: perché Totti con cappello e mascherina protettiva è riuscito a girare in incognito per le vie della capitale insieme a sua moglie Ilary.  

Totti in incognito: giro al centro di Roma con la mascherina

"Non posso fare una passeggiata, non posso andare al cinema, devo entrare quando il film è iniziato. Sono cose surreali. Però mi piace, mi ci sono abituato, mi fa piacere. Certo, poi ci sono momenti in cui vorresti stare per conto tuo, respirare un po’ di più: sono un essere umano anche io. Questo 'problema' però inorgoglisce perché il rapporto con i romani va oltre il calciatore. Essere cresciuto con una squadra sola mi ha aiutato a capire tante cose reali di Roma. È speciale per me perché sono sempre stato tifoso della Roma, è sempre stato il mio sogno giocare con il numero dieci e la fascia di capitano. Una volta ottenuto questo sogno me lo sono tenuto stretto. Roma per me è la città più bella del mondo. Mare, montagna, sole, amici, parenti. Per me è una città che non cambierei con nessun'altra al mondo”.

Totti in incognito: giro nel centro di Roma con la mascherina!
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Totti in incognito: giro nel centro di Roma con la mascherina!

Il Real Madrid.
“Il mio passaggio al Real era ormai cosa fatta all'80%. Con la Roma in quel momentoc’erano un po’ di attriti, anche se poi Franco Sensi mi voleva bene realmente. Il Real mi avrebbe dato qualsiasi cosa per trasferirmi. Qualsiasi. Tranne la fascia di capitano che era di Raul, il giocatore che doveva guadagnare più di tutti. Era il simbolo. Qualunque giocatore andasse al Real Madrid, doveva guadagnare meno di lui. Nel 2004 mi scadeva il contratto con la Roma e ci sono stati alcuni problemi con il presidente per altri motivi, non miei personali. E il Real Madrid era disposto a offrirmi qualsiasi cifra per andare lì. Ci ho pensato a lungo. Ilary mi spingeva verso Madrid, mi diceva che avrebbe lasciato tutto e mi avrebbe seguito. Alla fine è stata una scelta di cuore, verso i tifosi, gli amici e la famiglia. Volevo fare qualcosa di diverso rispetto a tutti gli altri giocatori che si trasferivano nei grandi club: volevo rimanere per sempre nella stessa squadra”.

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