Julio Sergio esclusivo: "Io vinco con Enzo, la Roma con Mourinho"

Così l'ex portiere, che sfiorò lo scudetto nel 2010: "I giallorossi hanno il tecnico per rialzare un trofeo, iniziando dalla Conference"
Julio Sergio esclusivo: "Io vinco con Enzo, la Roma con Mourinho"
6 min
Guido D'Ubaldo
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ROMA - Ha sfiorato uno scudetto alla Roma, sono passati dodici anni da quando Julio Sergio difendeva la porta giallorossa in quella partita contro la Sampdoria, persa in casa con una doppietta di Pazzini e titolo consegnato all’Inter di Mourinho. Oggi l’ex portiere brasiliano ha cambiato vita, ha smesso con il calcio giocato nel 2014 e fa il procuratore. In questi giorni è in Italia per allacciare contatti ed è passato anche a Trigoria. «Ho ancora tanti amici che hanno giocato con me a quei tempi, è stata una bella rimpatriata».

Julio Sergio gioca la partita più difficile insieme al figlio Enzo, tredici anni, che dal 2020 combatte con un brutto male, un tumore. In questa intervista esclusiva il brasiliano comincia dall’argomento che gli sta più a cuore: «Abbiamo scoperto questo male nell’agosto 2020, sta facendo tante cure. In Brasile la medicina è avanti, siamo riusciti a vincere il primo tempo, Enzo è stato operato. Adesso ci attende il secondo, forse dovremo andare negli Stati Uniti. La mia vita è cambiata, è difficile parlare di cosa è successo, ma dobbiamo affrontare il male. Enzo è molto bravo, è in gamba, sta facendo cose bellissime. E’ forte, sta affrontando la situazione con coraggio e intelligenza, è un ragazzo d’oro. Il suo sogno è tornare a fare sport. Quando sarà guarito potrà tornare ad allenarsi. A lui piace il calcio e il tennis. Faceva il portiere poi ha voluto provare con il tennis. Ora deve aspettare di riprendersi».

Due figli, entrambi nati in Italia.

«Enzo è nato a Roma, Gaia a Lecce. Volevamo nomi piccoli e italiani».

Anche per questo il ricordo dell’esperienza romana è indelebile.

«Non sono mai stato un fenomeno, ma ho avuto soddisfazioni in Italia. Per me è importante avere il rispetto della città, dei tifosi, della società. A Roma lo ha avuto. Sono stati otto anni importanti, l’ultimo in prestito al Lecce».

Arrivò con Spalletti che la definì “il migliore terzo portiere del mondo”.

«Ranieri è l’allenatore che mi ha fatto giocare di più, ma anche a Spalletti devo tanto. Anche se non mi ha fatto giocare con continuità, mi ha voluto alla Roma».

Origini italiane, un ambientamento che non è stato complicato.

«Taddei mi è stato molto vicino, Lucci, il mio procuratore dell’epoca, parlava portoghese e mi ha fatto arrivare in Italia. Mi sono sentito proprio a casa».

Quello scudetto perso sul filo di lana ancora brucia.

«Facemmo una rincorsa incredibile per arrivare al primo posto, poi in quella gara con la Samp abbiamo perso la concentrazione per 15 minuti e l’abbiamo pagata cara».

Ci fu un litigio tra Perrotta e Vucinic che provocò quella sconfitta.

«Assolutamente, non fu quello il motivo. Ho visto litigi molto più duri in altre gare».

Quella Roma avrebbe meritato lo scudetto?

«Di solito vince chi merita. Quella squadra giocava bene al calcio, con ottime individualità. Eravamo vicini all’impresa, quel quarto d’ora fu fatale e il calcio non perdona».

Lasciaste lo scudetto all’Inter di Mou, che ha incontrato a Trigoria.

«Ho avuto l’opportunità di parlargli a Trigoria, mi ha fatto una grande impressione lui e così il general manager Tiago Pinto. Mourinho lo conoscevo per averlo avuto come avversario, ma come allenatore non ha bisogno di presentazioni. Mi avevano parlato bene di lui anche dal punto di vista umano e devo dire che è una persona spettacolare, si vede che ha carattere, con tanta attenzione e passione per quello che fa».

Ha fatto un video per Enzo...

«Non volevo disturbarlo, ho chiesto a un amico ed è stato disponibile. Qualche mese fa altri grandi del calcio avevano mandato un video di auguri per Enzo. Mio figlio vede con me le partite della Roma. E’ stato felice quando ha visto il saluto di Mourinho. E’ stato molto gentile, stava lavorando perchè abbiamo una partita importante...».

La “sua” Roma è in semifinale. Può vincere la Conference?

«Ce la può fare, è difficile come è stato difficile finora, ma ho visto una squadra che è cresciuta con il lavoro dell’allenatore. La Roma la seguo sempre quando posso. E’ cresciuta tantissimo negli ultimi mesi».

Quali sono i giocatori che possono fare la differenza?

«Zaniolo ha fatto grandi partite, Mkhitaryan è molto importante, Smalling ha esperienza, Rui Patricio è un portiere che dà sicurezza. Ci sono giocatori che si prendono le responsabilità e possono portare a vincere un trofeo importante come la Conference».

La Roma con Mourinho è destinata a tornare a lottare per lo scudetto?

«Sappiamo quello che ha fatto l’allenatore nella sua carriera e quello che può fare. Per vincere contribuiscono tanti fattori, speriamo che la società possa fare un buon mercato per rinforzare la squadra. Mourinho ha portato entusiasmo, ha alimentato la passione che è importante per una squadra come la Roma. Speriamo che il prossimo anno possa tornare a lottare per vincere lo scudetto».

Il trofeo più importante per lei ora è quello da vincere con Enzo.

«Viviamo giorno dopo giorno. Abbiamo vinto già una volta e sono sicuro che vinceremo anche stavolta. Enzo è un ragazzo fantastico, insegna a conoscere la vita anche a noi. Sono sicuro che tutto questo finirà presto e spero che insieme anche a Gaia saremo felici».

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