Andrea Carnevale: “Io, la Roma e Richarlison. Lo abbiamo scoperto così…”

Il dirigente dell’Udinese si confessa a 360 gradi su passato, presente e futuro e fa un pronostico sul Mondiale in Qatar
Andrea Carnevale: “Io, la Roma e Richarlison. Lo abbiamo scoperto così…”
9 min
Guido D’Ubaldo
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La Roma gli è rimasta nel cuore. Il Mondiale è una pagina amara della sua carriera, fatta di illusioni e certezze, di trionfi e cadute. Oggi Andrea Carnevale è il responsabile scouting dell’Udinese ed è un uomo felice, questo è quello che conta. Racconta il suo passato partendo dal presente, da questo Mondiale che non lo appassiona. Possiamo parlare ora per l’intervista? «Sto vedendo le partite, ma posso abbassare l’audio, conosco abbastanza il calcio...».

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Strano questo Mondiale. Si gioca d’inverno e non c’è l’Italia.
«Non è un vero Mondiale, senza gli azzurri non è la stessa cosa. L’Italia per la seconda volta è fuori, è una sconfitta. Si gioca dalle 11 in poi. Il Mondiale in Qatar è una questione di business, vince sempre il denaro».

Che idea ti sei fatto dopo le prime partite?
«Mi piace il Marocco, mi ha impressionato, è la più bella sorpresa vista fi nora. I giocatori li seguo un po’ tutti, sono giovani, molti giocano in Europa. La vittoria sul Belgio è stata meritata. Il Belgio una delusione. In alcune squadre ci sono giocatori troppo avanti con gli anni: Belgio, Argentina tra queste. Ci sono grandissimi campioni, ma le partite le vinci se corri. Ronaldo, Messi e Lukaku sono grandi campioni, ma non bastano i loro colpi».

Quali sono le tue favorite?
«Mi ha impressionato innanzitutto la Francia, in seconda battuta il Brasile, sono due squadre complete. Possono cambiare i giocatori ed esprimere la stessa qualità. Sono le migliori. Neymar si è infortunato, è un fuoriclasse, il simbolo del Brasile, ma hanno tante soluzioni. Questi giovani li conosco tutti. Richarlison è stato con noi al Watford, lo avevamo scoperto al Fluminense. Anche a livello fisico, Mbappè è straordinario, è lui la stella del Mondiale».

In Qatar ci sono giovani che avete scoperto voi?
«Ziyech lo avevamo seguito prima che andasse al Chelsea. Stiamo seguendo gli americani, mi hanno sorpreso, giocano tutti in Europa, sono già arrivati, quindi inavvicinabili. Noi raccogliamo informazioni, vediamo video. In questo periodo vedo tutte le partite del Mondiale. Alcuni marocchini giocano ancora a Casablanca, a Rabat, sono ancora appetibili. Anni fa scoprii Benatia. Masina si è infortunato, ha dovuto saltare il Mondiale. Con noi al Watford c’è anche Louza, infortunato anche lui. Lo avevamo preso in Francia due anni fa, si è fatto male al tendine. Poi avevamo portato in Italia Zielinski. C’è Ebosse nel Camerun, che è con noi oggi».

Come fa l’Udinese a scoprire talenti?
«C’è una grande organizzazione di scouting, è molto più difficile lavorare con l’Udinese piuttosto che con la Roma o l’Inter. Facciamo un ottimo lavoro, andiamo a prendere sconosciuti che in due o tre anni diventano giocatori di prima fascia. Molina, De Paul, Udogie sono gli ultimi esempi. Udogie tra sei mesi ci lascerà, andrà al Tottenham. Ha 19 anni, un ragazzo precoce, nel Verona fece solo 7 spezzoni di partita, ci bastarono per capire che aveva qualità. Grande fisico, ricorda Briegel. A me piacciono giocatori strutturati, se sono piccoli vanno bene solo... come Maradona».

Si vedono giovani interessanti al Mondiale.
«Spagna e Portogallo stanno valorizzando i ragazzi, ma anche gli Stati Uniti. Luis Enrique ha talenti straordinari, anche la Spagna arriverà fino in fondo».

Per te invece il Mondiale è un ricordo che ancora fa male.
«A Italia ‘90 sono partito titolare, venivo dal grande Napoli e per giocare all’Olimpico mi ero preparato benissimo. Me lo ricordo il mio Mondiale, poche partite. Rivedendo una partita l’altro giorno mi è rivenuto negli occhi l’errore commesso contro l’Austria. Arrivato a tu per tu con il portiere gli tirai addosso, anziché fare lo scavetto. Feci una cavolata, ma c’era grande pressione, non ero sereno. L’Italia meritava di vincere. Quella sera fui precipitoso, purtroppo da lì è finito il mio Mondiale, è entrato Schillaci ed è stata la sua fortuna. Con Vicini ho avuto un momento di nervovismo, l’ho pagato duramente anche se poi mi sono scusato, ma da allora mi ha mandato in tribuna. Non ero più a disposizione. Non mi diede un’altra chance. All’inizio ero titolare con Vialli, ma intorno alla Nazionale c’erano tanti dirigenti della Juve e il blocco bianconero ha avuto la meglio. Poi Baggio e Schillaci hanno fatto bene, hanno avuto l’occasione e hanno meritato la maglia».

Con la Roma una storia d’amore finita male.
«Il mio sogno frantumato con il doping. Avevo ricevuto tante promesse, una squalifica di solo un mese, invece ho penato per un anno. In quell’anno sono stato lasciato solo. Un anno in Purgatorio per una cazzata, che mi ha rovinato il mio grande entusiasmo nell’indossare quella maglia. Dopo un anno di stop avevo davanti Voeller e Rizzitelli, c’era Muzzi e anche Totti si allenava con noi».

Ti aveva portato a Roma Dino Viola, ma l’anno dopo un brutto male se lo portò via.
«Mi ha voluto a tutti i costi, quando non c’era più lui è crollato tutto. Con Peruzzi ho mantenuto buoni rapporti, dopo quella storia del Lipopill».

Poi a Udine è cominciata la tua seconda vita.
«Sono andato due volte, la seconda vincemmo il campionato di B. Quando ero alla Roma mi voleva l’Inter. Andai a Milano, c’erano Beltrami e Pellegrini. Bagnoli era l’allenatore, aveva Bergkamp, diceva che voleva un centravanti come me con l’olandese che mi girava intorno. Al colloquio a Milano mi regalarono anche la maglia dell’Inter, ma alla fine non raggiunsi l’accordo».

Nella Roma ha vissuto una fase difficile, il cambio di società, il cambio di allenatore da Bianchi a Boskov.
«Nel 1991 si vinse la Coppa Italia quando ero squalificato, due anni dopo provammo a ripeterci, ma ci mancava un gol per completare la rimonta sul Torino. Guadagnammo tre rigori quella sera, ma non bastarono... Purtroppo quella storia del Lipopill ha rovinato tutto. Una vera stupidaggine, non so ancora come sia capitato. I miei valori erano superiori dello 0,001. Prima di fermarmi ero capocannoniere. Sono stato assolto anche a livello giudiziario, eppure vennero a fare la perquisizione a casa, un fatto politico, non so».

Torniamo all’Udinese.
«In Friuli vivo la mia seconda vita. Non finirò mai di ringraziare la famiglia Pozzo e anche Pierpaolo Marino, mi hanno aiutato in un momento difficile della mia vita, quando mi ero un po’ perso. Ho fatto un po’ il bambino quando ero grande e il grande quando ero bambino. Potevo perdermi e invece loro mi hanno voluto. Qui ho trovato la mia seconda moglie, Beatrice, viene da Bibbione, una donna stupenda, ho una figlia fantastica, Arianna, che ha venti anni e studia a Milano. Ma sono anche nonno per i miei primi due figli. Arianna non ha preso dal padre. Studia marketing allo Iulm, è una ragazza in gamba, umile come me, è andata a lavorare a Lignano, faceva l’animatrice nei villaggi perché vuole essere autosufficiente. Mi piace una ragazza così, la apprezzo molto».

Cosa ti manca di Roma?
«La sua bellezza. Oggi ho 61 anni e avrei voluto vivere di più a Roma, avere l’opportunità di lavorarci. Io sono di Monte San Biagio, gli affetti sono un po’ distanti e mi fanno un po’ penare, a una certa età si diventa più sensibili».

A Monte San Biagio un’infanzia non facile.
«Lì è la mia culla, il mio letto, il mia paese, non lo cambierò mai. Ho vissuto lì fino a 14 anni, poi il pallone ha cambiato la mia vita. Tutte le estati torno giù. Se non passo un mese a casa sto male, prendo la macchina la carico, divento contadino. Vado al mercato di Fondi, dove trovo i miei amici che giocavano con me da ragazzini. Mi regalano cocomeri, verdura. Sto sempre a casa mia, con le mie sorelle e i miei fratelli. Se qualcuno mi invita a cena sto male, perché vorrei stare sempre a casa mia. Stiamo tutti insieme, facciamo queste tavolate interminabili. Ogni sera una festa. La casa che ho costruito alla fine degli anni Ottanta è ancora nuova, l’hanno realizzata i muratori del mio paese. Il mio mondo è lì».


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