Boniek: "Dybala ha fatto la scelta migliore, adesso alla Roma serve tenere Zaniolo"

Zibì aveva previsto l’arrivo dell’argentino: "Soltanto qui potrà tornare se stesso"
Boniek: "Dybala ha fatto la scelta migliore, adesso alla Roma serve tenere Zaniolo"
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Marco Evangelisti
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Zibì Boniek, a giudicare dai suoi messaggi social dei giorni scorsi, questa di Dybala alla Roma sembrava che lei se la sentisse. 

«Giuro, ho sempre pensato che per Dybala andare alla Roma fosse la migliore scelta possibile».

Supponiamo che nel frattempo non abbia cambiato idea.

«È la soluzione migliore per la sua carriera. Ammesso, e non vedo perché non dovrebbe essere così, che lui si senta ancora compiutamente un giocatore, e un giocatore di grandissimo livello. È ancora giovane e alla Roma andrà sempre in campo, più che in qualsiasi altra squadra. Abraham è il partner ideale per lui. In nessun luogo al mondo si sarebbe sentito come si sentirà a Roma. Il resto sta a lui». 

Tanti immaginavano che la squadra del destino, una volta lasciata la Juve, sarebbe stata l’Inter.

«All’Inter avrebbe dovuto giocarsi il posto e secondo me non sarebbe mai diventato un punto di riferimento. Tra Lautaro, Lukaku, Calhanoglu, Mkhitaryan e tanti altri, Dybala sarebbe stato importante, non determinante. Alla Roma trova Mourinho, che lo voleva ferocemente ed è il motivatore che sappiamo. Per Paulo, non esisteva sistemazione migliore». 

In che senso Abraham e Dybala sono la coppia perfetta? 

«Dybala è una mezza punta, un tiratore che s’inserisce in seconda battuta, uno che se ha davanti un centravanti gli gira intorno e riesce a trovare lo spazio per liberarsi e calciare. Inoltre ha una buonissima capacità di servire assist. Con Pellegrini e Zaniolo la Roma avrebbe un potenziale fantastico nell’area avversaria». 

 Perché dice “avrebbe”? 

«Perché adesso bisogna tenere Zaniolo. Questo sarebbe un altro bel colpo».   

Lui e Dybala sono compatibili?

«Zaniolo per me è un centravanti. Ha potenza, forza, vince i duelli, colpisce bene di piede e di testa, ha progressione. Io lo accosto a Vlahovic, vedo poche differenze tra i due». 

 Il problema di Zaniolo sono gli infortuni frequenti. 

«Ma direi che la sua quota l’ha già pagata. Al ritorno in campo ha dimostrato la sua classe e la sua disponibilità a soffrire. Potrà sbagliare qualche partita, però è un giocatore recuperato al cento per cento. Non penso che le squadre che lo vogliono abbiano tutto questo desiderio di correre rischi. Se è concentrato e si dedica a fare il calciatore ha un potenziale enorme».

È sostenibile dal punto di vista tattico un quartetto offensivo del genere? 

«Non vedo perché no. Magari non in tutte le partite. Poi oggi si gioca con sedici uomini e si va in campo ogni quattro giorni». 

Non c’è il rischio che Dybala viva questa esperienza come una parentesi o una seconda scelta?

 «Non credo proprio. Ha deciso di andare alla Roma, di prendere quattro o cinque milioni mentre altrove avrebbe potuto magari guadagnare un milione in più. Un giocatore va dove gli dice il cuore e gli suggerisce la testa. Per me, ripeto, la Roma è la soluzione ideale per lui. Non avrebbe potuto trovarne una migliore».

I tifosi romanisti la pensano allo stesso modo.

«Paulo non conosce ancora il calore della gente di Roma. Tutti lo aspettavano e anche questo entusiasmo che la notizia ha suscitato è diverso da qualsiasi cosa lui abbia mai provato, diverso da qualsiasi cosa avebbe incontrato in altre piazze». 

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Con Dybala la Roma fa il salto di qualità decisivo? 

«Era già una delle squadre migliori in Italia. Secondo me è nel club delle cinque, con Milan, Inter, Juventus e Napoli. In teoria manca ancora un centrocampista, ma una squadra si costruisce, non si raccatta in giro a forza di acquisti. Io penso che nella rosa ci siano già gli elementi per fare bene. Altro esempio: tutti parlano di un centrale difensivo, ma con Smalling, Ibañez, Mancini, alti, forti e dotati di senso dell’anticipo che cosa vuoi di più? Devono migliorare nella gestione della palla e per quello ci sono gli allenamenti». 

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Dybala ha evitato di prendere la maglia numero dieci.

«Ha fatto bene, avrei evitato anch’io. Nessun giocatore può sostenere il paragone continuo con Totti. Ma se avesse deciso di metterla, il primo a congratularsi sarebbe stato proprio Francesco». 


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