Carnevali al New York Times, l'intervista che piace negli Usa: "Il Sassuolo è una realtà del calcio italiano. Caso Reggiani al Borussia? Una vera sconfitta"

L'amministratore delegato del club neroverde: "Berardi rappresenta la bellezza del nostro calcio che sta scomparendo. Tutto è iniziato con Giorgio Squinzi e Adriana Spazzoli"
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"Siamo ormai parte della realtà quotidiana del calcio italiano. Non siamo più una sorpresa. Essere rimasti in Serie A per dodici anni consecutivi, ottenendo risultati dentro e fuori dal campo, conta molto". Così l'amministratore delegato del Sassuolo, Giovanni Carnevali, nel corso di un'intervista rilasciata al New York Times, ha elogiato il modello del club neroverde. "Tutto è iniziato con queste due persone straordinarie"  ha dichiarato Carnevali indicando una foto raffigurante Giorgio Squinzi e la moglie Adriana Spazzoli.

Carnevali: "Non abbiamo mai cambiato il nostro modo di lavorare. De Zerbi ti incanta"

Carnevali ha raccontato la filosofia del Sassuolo: "Non abbiamo mai cambiato troppo il nostro modo di lavorare. È importante avere idee chiare e seguire quella strada. Si possono fare aggiustamenti, ma non rivoluzionare tutto".  Un modello che lo ha portato a tornare in Serie A immediatamente dopo la retrocessione in B nel 2024 e, da neopromossa, con Grosso alla guida, di svolgere la miglior stagione dai tempi di De Zerbi, che si è seduto sulla panchina neroverde dal 2018 al 2021, e ora impegnato nella sfida di scongiurare la retrocessione con il Tottenham. "Per me De Zerbi è un allenatore che, quando lo vedi lavorare sul campo, ti incanta. Guardare una sua squadra allenarsi è qualcosa di bellissimo, perché si percepisce chiaramente l’influenza dell’allenatore. E questo emerge ancora di più in partita: la capacità di dare identità alla squadra. De Zerbi lo ha sempre fatto con noi, sposando la filosofia del Sassuolo di giocare un calcio offensivo e spettacolare".

"Tre giocatori del Sassuolo campioni d'Europa: soddisfazione enorme"

Il Sassuolo è riuscito anche a fornire vari giocatori alla Nazionale. "Stefano Sensi fu uno dei primi a debuttare in Nazionale, e molti altri lo seguirono (come Caputo e Ferrari, ndr) Era difficile immaginare che un club come il Sassuolo potesse fornire giocatori all’Italia. E invece ci siamo riusciti". In totale, ben quattordici giocatori hanno esordito in Azzurro mentre giocavano nel Sassuolo. Tre di loro, Locatelli, Raspadori e Berardi, hanno fatto parte della vincente spedizione agli Europei del 2021. "Vincere l’Europeo con giocatori del Sassuolo. Sono soddisfazioni enormi".

"Berardi? Il fatto che sia rimasto è la bellezza del nostro calcio che sta scomparendo"

Proprio su Berardi, oggi trentunenne e con 156 gol segnati in 423 partite (anche 114 assist) si è quindi concentrato l'amministratore delegato del Sassuolo: "È la bellezza del nostro calcio che sta scomparendo. Non esistono più le bandiere. Oggi i giocatori sono attratti dal denaro e cambiano continuamente squadra. Domenico è cresciuto con noi. Ha iniziato qui e ha avuto tante opportunità per andarsene, ma ha preferito restare al Sassuolo. Stavamo giocando per la prima volta in Europa League e, per lui, disputare le coppe europee con il club che lo aveva cresciuto era qualcosa di straordinario. Credo che avere Berardi nella nostra squadra sia sempre stato una nostra forza".
 

 

 

Carnevali: "Il caso Reggiani è una vera sconfitta"

Carnevali si è quindi concentrato sul momento del calcio italiano: "Non è semplice, ma forse il fatto di non andare al Mondiale può essere persino utile, perché ci obbliga ad affrontare i problemi veri invece di nasconderli sotto il tappeto". Secondo l'ad neroverde andrebbe modificato il sistema di distribuzione dei diritti TV, oggi ancora troppo legato alla storia e alla tradizione dei grandi club: "Bisognerebbe premiare chi investe in strutture, centri sportivi, stadi e giovani calciatori". Non solo. Sempre per Carnevali, servirebbero maggiori tutele per evitare casi come quello di Luca Reggiani, giovane cresciuto nel Sassuolo e poi “soffiato” dal Borussia Dortmund prima di firmare il primo contratto professionistico: "Gli abbiamo dato tutto dai 7 ai 16 anni: strutture, allenatori, fisioterapisti, nutrizionisti, psicologi. Poi arriva un altro club e se lo prende offrendogli un grande contratto. Queste sì che sono sconfitte. Non quelle della domenica".


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