Cannavaro c'è: serve un altro Benevento

Il nuovo tecnico batte sulla mentalità della squadra. Ma anche tatticamente c’è molto da migliorare
Cannavaro c'è: serve un altro Benevento© LaPresse
3 min
Franco Santo
TagsBeneventoCannavaroSerie B

BENEVENTO - Quando non si riesce a vincere, bisogna almeno non perdere. L’aforisma più abusato del calcio ha trovato la sua giusta collocazione nei commenti a fine gara di Fabio Cannavaro. L’ex campione del mondo ha regalato un’analisi lucida della sfida con l’Ascoli senza nascondere nulla dei difetti che ha riscontrato nella sua nuova squadra. La formazione giallorossa si è trovata a combattere con le sue incertezze, ma soprattutto con uno stato mentale precario da gestire ancor prima della condizione fisica. Il Benevento dovrà scacciare le sue paure avvertite, è la prima missione del nuovo tecnico della Strega.

Benevento, via all'era Cannavaro: la presentazione dell'ex azzurro
Guarda la gallery
Benevento, via all'era Cannavaro: la presentazione dell'ex azzurro

Mentalità Benevento

Scorie del recente passato, l’incognita del nuovo, le paure inconsce. Cannavaro aveva chiesto di cambiare atteggiamento: pressare alto, riempire l’area avversaria di giocatori, rischiare la giocata senza timori. L’esatto contrario di ciò che chiedeva il suo predecessore. Il risultato è stato un primo tempo surreale in cui anche i più esperti sono parsi smarriti e poco lucidi. «Non mi piace che la squadra giochi con la paura addosso. Devono sempre pensare che la colpa di quello che fanno sia mia».

Benevento, tattica

Difesa a tre, ma con qualche variante in attacco, con due mezze punte a supporto dell’attaccante d’area. Cannavaro non aveva nascosto di preferire il 4-3-3, ha provato una via di mezzo, senza tuttavia ottenere grossi risultati. Il destino avverso, ovvero gli infortuni di due difensori, sembra accelerare i tempi di un ritorno della linea a quattro in difesa. Un sistema di gioco che, a dire il vero, i giallorossi conoscono molto bene.

Benevento, le scelte

La forma fisica ha condizionato tutte le scelte. Il tecnico napoletano aveva chiesto ai suoi, in debito di ossigeno, di fare almeno una cinquantina di minuti a tutta. Si era conservato un po’ di mosse efficaci per il secondo tempo, ma la squadra è andata sotto troppo presto (6’) e tutto è diventato più difficile. Sembra evidente che l’ingresso di Schiattarella, Simy e Farias a cavallo tra prima e seconda frazione abbia letteralmente cambiato i connotati alla Strega, capace di raggiungere il pari e di sfiorare la vittoria nel finale con Improta. La gente ha accolto con entusiasmo l’arrivo di un personaggio del calibro di Fabio Cannavaro: 8.600 spettatori all’esordio sono un consuntivo brillante. Ma lo stesso ex campione del mondo ha sottolineato che l’entusiasmo non deve lasciare spazio all’euforia e che la sua presenza in panchina non può equivalere ad essere promossi in A a fine stagione. «L’entusiasmo non deve diventare pressione, ma solo lo stimolo a fare meglio».


Commenti