Bamford, che tripletta in 19 minuti: scartato dal Chelsea e terzo con il Leeds di Bielsa

Venerdì sera ha firmato la vittoria per 3-0 in casa dell’Aston Villa: storia di un centravanti ripescato, a 27 anni, dall’intuito fenomenale del tecnico argentino. Ha segnato sei gol in sei partite di Premier. Parla quattro lingue e aveva vinto una borsa di studio per l’università di Harvard.

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Stefano Chioffi

ROMA - Si è portato a casa il pallone della Premier League, uscendo ieri sera dallo stadio di Birmingham, dopo la tripletta in diciannove minuti contro l’Aston Villa, primo in classifica con l’Everton di Ancelotti. Scartato dal Chelsea e ripescato dall’intuito fenomenale di Bielsa, che vive il suo calcio in tuta, lontano dalle mode, pensando ancora che una buona idea valga più di tanti soldi in tasca. Sei partite, sei gol e due assist: Patrick Bamford ha segnato quanto Salah, blindato dal Liverpool con una clausola da 228 milioni. Mancino, un metro e 85, 27 anni, è nato a Grantham, quaranta minuti di bus da Nottingham, ma ha origini irlandesi. E’ il vice-capocannoniere del campionato, insegue Son (Tottenham) e Calvert-Lwin (Everton) che hanno segnato sette reti. E’ uscito dal recinto di una carriera incolore, modesta, che stava consumando in Championship, nella serie B inglese.

IL NUMERO 9 - Bielsa lo ha scoperto nel Middlesbrough, lo ha scelto per il Leeds nell’estate del 2018. E continua a considerarlo il centravanti perfetto dei “Peacocks”, neopromossi in Premier e terzi in classifica, con dieci punti in sei giornate. Neppure la cascata d’oro garantita dai diritti tv ha spinto, in estate, Bielsa a cercare qualche nome più famoso sul mercato. Bamford gioca con la maglia numero 9, ma non aspetta mai il pallone, si sacrifica, fa la differenza anche con le sue sponde. Era stato decisivo per la scalata in Premier: tre doppiette (al Wigan, al Cardiff e al Millwall), sedici gol, quattro assist, quarantacinque presenze, solo una partita (con il Birmingham, nel girone di ritorno) saltata per un po’ di influenza.

STAMFORD BRIDGE - Il Chelsea lo aveva preso a diciannove anni dal Nottingham Forest, pagandolo un milione e mezzo di sterline, per girarlo alla squadra B. Nel club di Abramovich, abituato agli assi, ai colpi da fuochi d’artificio, era finito in un angolo. A Stamford Bridge lo hanno pesato e girato subito in prestito. Bamford ha cambiato sei maglie prima dell’incrocio fatale con Bielsa: MK Dons, Derby County, Middlesbrough, Crystal Palace, Norwich City, Burnley, ancora Middlesbrough. Il Leeds lo ha acquistato per otto milioni. L’idea è stata di Bielsa, che continua a rilasciare interviste solo in spagnolo, grazie a un interprete di fiducia: le parole hanno un valore e il tecnico di Rosario è attento a ogni sfumatura dei suoi discorsi, non vuole esprimersi in una lingua di cui non si sente padrone. Bamford è la risposta al calcio dei ricchi, ma è anche un altro degli esempi straordinari partoriti dagli schemi di Bielsa, abituato a ragionare controcorrente e a credere che una buona squadra non sia fatta solo e sempre di figurine costosissime.

IL RUGBY E HARVARD - Bamford è l'intruso che spariglia le carte, è l'opposto di un campionato dominato dalle logiche degli investimenti. L’Inghilterra sta scoprendo un personaggio colto, amante delle buone letture, e con un passato da rugbista. Il ct Southgate potrebbe chiamarlo in nazionale. Bamford è nato il 5 settembre del 1993 a Grantham, nel Lincolnshire, ed è cresciuto con la sua famiglia in un piccolo paese, a Norwell. E’ entrato nell’accademia del Nottingham Forest, che vinse due Coppe dei Campioni nel 1979 e nel 1980 con Brian Clough in panchina. Ha frequentato la Nottingham High School, dove ha giocato a rugby. Ha studiato storia e biologia. E gli fu offerta anche una borsa di studio per frequentare la facoltà di Economia all'Università di Harvard. E’ appassionato di musica: suona il piano, il violino, la chitarra. E parla correttamente, a parte l’inglese, altre tre lingue: francese, spagnolo e tedesco.

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