Dumbo torna a volare. Tim Burton: «Non è un semplice remake»
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Dumbo torna a volare. Tim Burton: «Non è un semplice remake»

Il grandissimo regista è venuto a Roma per presentare il nuovo film dedicato all'elefante dalle grandi orecchie: «Sono riuscito ad approfondire tematiche molto belle»

ROMA - Era il 1941 quando Walt Disney lanciava 'Dumbo' nei cinema americani per tentare di porre rimedio al terribile fiasco di 'Fantasia'. È il quarto lungometraggio del papà di Topolino e in breve tempo diventa un fenomeno mondiale: 'Dumbo' non conquista solo incassi da capogiro (per l'epoca) ma ha anche un impatto culturale che arriva fino a oggi. Settantotto anni dopo, il contesto è molto cambiato ma l'elefantino nato con le orecchie troppo grandi e preso in giro dai suoi simili e dagli esseri umani è ancora un personaggio che appassiona il pubblico e la stessa Disney. È proprio la casa di Mickey Mouse a proporre una versione moderna, in live-action, della storia, che ha affidato alle mani sapienti e allo sguardo creativo di Tim Burton.

"Dumbo era sicuramente il classico che mi aveva colpito di più e che mi permetteva di non fare solo un remake ma di approfondire delle tematiche molto belle", ha spiegato Tim Burton a Roma, dove si è recato per partecipare all'anteprima italiana del suo film e alla cerimonia dei David di Donatello 2019, dove riceverà il premio alla carriera. Non è difficile immaginare il suo amore per una storia che racchiude molti dei temi ricorrenti nei suoi lavori: il protagonista diverso ed emarginato dalla società ma anche l'ambientazione stravagante e spassosa del circo.

Il regista statunitense si inserisce nella nuova moda dei remake dei classici Disney con voglia di innovazione e allo stesso tempo rispetto per il passato. Non si dissocia completamente dalla versione animata come aveva fatto nel 2010 quando aveva diretto 'Alice in Wonderland', ma non segue nemmeno l'esempio di Bill Condon che aveva realizzato una 'copia carbone' de 'La Bella e la Bestia' con gli attori in carne e ossa. Burton decide di omaggiare il cartoon originale riproducendo le sequenze più note e amate (ad esempio il dolcissimo brano 'Bimbo Mio', cantato da Elisa in italiano, e la visione dei 'rosa elefanti') all'interno di una storia molto diversa, che non ha più al centro gli animali, ma personaggi umani tutti nuovi. "Ci sono dei parallelismi tra la storia di Dumbo e quella delle persone che lo accudiscono - ha dichiarato Tim Burton in conferenza stampa - . Entrambe le storie approfondiscono il tema della perdita da più punti di vista. É tutto parte della stessa storia, si esplora la famiglia nelle sue forme più tradizionali".

E proprio perché si parla di famiglia, ha voluto riunire sul set la sua, quella che si è creato in oltre 30 anni di carriera. Il proprietario del circo, Max Medici, è Danny DeVito, che aveva già interpretato un personaggio simile in 'Big Fish' di Tim Burton; la trapezista francese che proverà a cavalcare Dumbo è Eva Green, che aveva già lavorato con il regista in 'Dark Shadows' e 'Miss Peregrine'; l'imprenditore che proverà ad approfittarsi del talento di Dumbo (quelle grandi orecchie gli permettono di volare) è Michael Keaton, mitico protagonista di 'Beetlejuice' e 'Batman' per Burton. Ma la lista è ancora lunga: dalla costumista Colleen Atwood al compositore Danny Elfman, passando per il montatore Chris Lebenzon. "Questo film è molto speciale per me - ha dichiarato il regista - perché ho lavorato con professionisti che conoscevo bene e che avevo frequentato in passato. In fondo il circo è un po' come un film: un gruppo di persone un po' strane che insieme creano qualcosa".

Nonostante gli attori siano in carne e ossa, il film si è ancora servito di molta animazione: non a mano, come in passato, ma digitale. L'elefantino è realizzato in CGI e Tim Burton ne ha studiato ogni minimo dettaglio. "Mi mancano molto le tecniche tradizionali: adoro l'animazione a mano e la stop-motion. Però esplorare la tecnologia e scoprire tutti i nuovi strumenti che abbiamo a disposizione è molto divertente", ha detto il regista. "Dal momento che Dumbo non parla ho dovuto lavorare molto sui suoi occhi: lo sguardo è una risposta emotiva semplice e pura in un mondo così caotico". E sono proprio gli occhi dell'elefantino a raccontare il dolore e il coraggio di chi è diverso, ma anche un nuovo messaggio ambientalista che, con la nuova sensibilità del nostro tempo, non poteva mancare.

D'altronde a Tim Burton il circo non è mai piaciuto, nonostante continui a raccontarlo: "Ho sempre avuto paura dei clown e non ho mai provato piacere nel vedere gli animali esibirsi: un essere selvatico non dovrebbe essere costretto a fare cose strane per il nostro divertimento".

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