
La Ferrari ricomincia a 40 anni
L a battuta è da sedicenne dopo il primo bacio: «Ci sono giorni che ricorderai per sempre. Non potrei essere più felice». Hamilton però ha quarant’anni, ben oltre la stagione degli stupori e delle meraviglie, per cui inevitabilmente solleva qualche riflessione. Di solito una squadra che vuole ripartire dopo una sconfitta punta sui giovani: cambia, ristruttura, resetta, diciamola come ci pare, ma il senso è quello di un ricominciare da capo. La Ferrari riparte da un quarantenne, che nello sport è tradizionalmente età da badante. È scandaloso, questo fatto? Davvero deve scatenare sarcasmi e battutoni? Un momento di pausa, prima di affogare nelle ironie facili e facilone del web. Bisogna chiarirci bene sul concetto di età ideale per un atleta. Ne sono cambiate di cose, ne sono saltati di dogmi: se una nuova certezza abbiamo, è che non ci sono certezze. L’età giusta per un atleta non esiste più. Guardiamoci attorno: i nuovi idoli del tennis e del ciclismo, Sinner e Pogacar, sono esplosi a vent’anni. È l’epoca dei precocioni, s’è subito detto.
Nel frattempo però, senza tirare sempre fuori il solito Ronaldo che verosimilmente guadagnerà più di tutti anche a 104 anni, abbiamo un campionario di babbioni che subito zittiscono il nuovo credo: prendi la stessa Brignone, prendi LeBron che si avvia ai 41 e ancora volteggia superbamente lassù ad altezza canestro, e sì, prendiamo dunque anche Hamilton. Esempi. Ma la dimostrazione che non si può parlare di epoca per atleti sbarbati o atleti rugosi: questa è semmai l’epoca di una vita agonistica lunga, lunghissima, interminabile. Per cui: è decisamente il caso di cambiare l’ottica e il frasario di questa faccenda. La Ferrari non ha ingaggiato un vecchio, la Ferrari ha ingaggiato un numero 1. Dipende da quello che si guarda: se la carta d’identità, oppure il livello e la statura del pilota. Solo di striscio ricordo che in tutte le aziende, dopo il ciclone del giovanilismo a qualunque costo, stanno tornando terribilmented’attualità e di moda l’esperienza, la personalità, l’equilibrio del dipendente maturo. In Formula 1 si parla di atleti particolari, più stressabili nella mente che nel fisico, ma non per questo non si deve parlare di limiti estremi.
Hamilton è ancora un pilota di quelli che non sai mai se siano loro a dover tenere dietro alla macchina o se invece non sia la macchina a dover tenere dietro a loro. La Ferrari farà bene a farsi trovare pronta, perché il tizio ha 40 anni ma li porta benissimo. È un prototipo dei tempi d’oggi, in cui non bisogna prendere un giovane o un anziano, ma semplicemente il più bravo.
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